Roberto Cammarelle. www.imagephotoagency.it
Ieri in tarda serata è andata in onda su Raisport1 una trasmissione riservata alla boxe. Può sembrare incredibile, ma la noble art da quando i due canali Rai riservati alle discipline sportive sono in funzione non ha mai assegnato al pugilato spazi oltre le serate agonistiche, riducendo progressivamente il tempo della diretta. L’impresa di Mario Mattioli, perché di questo si tratta, è importante sotto il profilo della prospettiva olimpica e di una sia pur lieve lievitazione nel settore professionistico. Qualche sussulto, non certo un’inversione di tendenza. Mattioli, speriamo supportato al meglio, avrà l’opportunità di dare continuità ad una disciplina sia con aggiornamenti che con interviste, che finora è mancata proprio in questo rapporto. Con tempestività, superando qualche cavillo burocratico che sembrava dovesse creare intralci e rinvii ulteriori, la voce ufficiale Rai della boxe, può uscire dalla nicchia e coinvolgere atleti, organizzatori ed esperti. L’ho intervistato a caldo, ponendo quelle domande che il pubblico si pone spesso. Col suo stile essenziale ha risposto a tutte le domande. Merita un grazie e l’augurio di lunga vita a questa “prima volta”.
D. Uno spazio fisso settimanale riservato al pugilato sul Raisport1 sorprende positivamente e crea in precedente che gli appassionati sperano sia un punto fermo. Come è nata l’idea e quale iter hai percorso prima dell’approdo?
“L’’idea parte da lontano, da un paio di anni se non di più ma solo ora siamo riusciti a concretizzarla dopo il definitivo lancio dei canali tematici sportivi – Rai Sport 1 e 2 - e con la gestione di uno studio spazioso e polivalente. C’è stato il gradimento di tutti a cominciare dal Direttore De Paoli e l’iter è stato velocissimo".
La scelta degli ospiti è di tua competenza o dovrà essere vagliata da altri?
“Sarò direttamente io a tenere il filo conduttore della Rubrica e sarà a mia cura la scelta di ospiti e di argomenti”.
Gli ospiti della prima puntata hanno assicurato il giusto mix per interessare il pubblico, visto che l’argomento era di grande attualità con un pizzico di pepe. Potresti anticipare qualcosa sulle prossime, visto che i Giochi non sono così lontani e il professionismo cerca di uscire da secche decennali?
“In effetti la prima puntata è andata oltre le mie aspettative e spero che quando dico che “In Viaggio verso Londra (con i guantoni nella valigia)” vuole porsi al servizio dei pugili, i fatti possano poi assecondarmi. Naturalmente sarà necessaria una buona dose di buona volontà da parte di tutti, addetti ai lavori e non solo. Io comunque sono fiducioso e non potrebbe essere altrimenti”.
Da molti anni, sei la voce televisiva in Rai, una specie di premio fedeltà, ma anche la constatazione che in fatto d’inventiva l’ente non è brillante. Diciamolo francamente, il venerdì agonistico si riduce ad un match, con titoli di vario genere, spesso modesti. E sempre la stessa musica. Questa rubrica cosa rappresenta nel tuo intendimento?
“La Rai nel corso degli anni si è caricata di tutta l’attività pugilistica italiana, in effetti spesso modesta. Una disponibilità che raramente è stata apprezzata in nome del principio per il quale tutto è dovuto. Nell’ultimo biennio ho tentato, riuscendovi, di migliorare la qualità rifiutando parecchie manifestazioni particolarmente prive del ….”minimo sindacale” e siamo andati meglio. La Rubrica vuole anche contribuire ad elevare tutte le componenti pugilistiche dando loro la certezza che in caso di necessità potranno avere un megafono straordinario attraverso il quale porre quesiti o rivendicare ragioni per riceverne risposte certe e senza fronzoli”.
Contrariamente al pensiero comune dei non addetti ai lavori, la boxe non è in crisi. A livello mondiale l’attività è frenetica, circolano molti soldi e nonostante l’inflazione delle sigle, le emittenti tv chiedono lo spettacolo pugilistico. Perché la RAI è quasi sempre rimasta alla finestra?
“La Rai gestisce come è noto denaro pubblico: con la crisi in atto da quasi due anni la contrazione dei fondi destinati al pugilato è stata pesante e lo sarà ancora di più nella stagione in corso. Posso assicurare che la volontà ci sarebbe, il pugilato è una disciplina amata come conferma lo share, ma la crisi economica ci blocca inesorabilmente”.
Cosa ne dici della situazione italiana, scindendo il settore dilettantistico da quello dei professionisti? E gli eventuali rimedi?
“Nei dilettanti continua la solita effervescenza ai livelli massimi ma si cominciano ad avvertire problemi e malumori man mano che si scende: cominciano a scarseggiare i maestri e quelli storici probabilmente avvertono il logorio della lunga carriera e della cronica mancanza di ricambi. Qualche anno fa il Coni favorì corsi per maestri di boxe:’iniziativa in seguito abortita: ripristinarla potrebbe essere il primo gradino per tentare di accompagnare i dilettanti fino al passaggio di categoria senza perderli per strada. Per quanto riguarda i professionisti problema è più grave e secondo me di non facile soluzione. Il motivo è semplicissimo: in Italia un pugile non può fare il professionista per la semplice ragione che non vi è la possibilità di vivere con la professione. Poche riunioni e mal pagate. Credo che il pugilato professionistico sconti la crisi direttamente e pesantemente”.
L’AIBA oltre alla World Series, intende entrare nel mondo del professionismo dopo Londra. Senza entrare nel giudizio di Franco Falcinelli, parte interessata direttamente, il tuo pensiero?
“Il Coni ha stabilito che le sigle internazionali riconosciute dalla FPI debbano essere quattro ed anche per questo la nostra Federazione rifiuta ufficialmente l’IBO. L’AIBA sarebbe comunque una quinta sigla ma accettata. Credo che l’Aiba voglia mettere le mani su tutto il pugilato mondiale. Le W.S. sono state una sorta di prova ufficiale: certo le capacità economiche ci sono, gli appoggi politici pure per cui credo che in futuro si dovranno fare i conti concretamente con il Presidente Wu.
Quando nasce la passione per la boxe?
“Ero piccolissimo – poco più di quattro anni – e mio babbo mi portò a Bologna a vedere un europeo di Cavicchi: rimasi impressionato da questo omone grande e grosso che picchiava come fabbro e che poi abbracciava tutti. Non conoscevo il fair play pugilistico e mi piacque quell’atmosfera….. che mi porto ancora dentro”.
I tuoi idoli del passato e del presente. Dovendo stilare una classifica assoluta dei migliori italiani di tutti i tempi, chi metteresti nei primi dieci?
“Ovviamente non posso prescindere da quelli che ho conosciuto direttamente ma se devo fare una classifica ideale e senza scomodare Carnera, metterei ovviamente Benvenuti al primo posto, poi Arcari, Loi (grazie alle teche Rai), Mazzinghi, Rosi, Oliva, Mattioli, Burruni, Piccirillo, Vidoz. Fammi mettere pure Cammarelle per quello che mi (ci) ha fatto vivere a Pechino”.
Da telecronista, il match che ti ha più coinvolto, quello che più ti ha deluso e la gaffe più clamorosa?
“Oltre all’oro di Cammarelle direi lo sfortunato Mondiale di Malodrottu a Tokyo. In quanto alla gaffe magari fosse una sola! Sono in effetti numerose e tutte legate alle variazioni regolamentari di ferite ed atterramenti nelle varie sigle delle quali non sempre veniamo informati (quasi mai)”.
Nel tuo ruolo di voce nazionale è normale che ci siano ammiratori e detrattori, non potrebbe essere altrimenti. I primi apprezzano la linearità dei commenti, l’essenzialità e l’onore delle armi che concedi sempre allo sconfitto. I secondi ritengono che non leggi bene il match, che non fornisci mai i risultati degli incontri non trasmessi e ti trovi in difficoltà quando segui i dilettanti, salvo i più popolari. Vero o falso?
“La lettura del match è ovviamente personale: ognuno di noi – parlo di conoscitori di pugilato – può godere di una propria ottica personale; io non ho mai avuto la presunzione di saper leggere correttamente ogni incontro ma con l’esperienza acquisita credo – a detta degli addetti ai lavori – che le interpretazioni completamente errate siano rare. Certo non mi sono mai nascosto dietro giri di parole: se da un pugile è lecito attendersi oggettivamente un rendimento migliore di quello mostrato cerco senza peli sulla lingua di individuarne i motivi, sfruttando anche la mia lunga esperienza di atleta professionista. Non tutti lo gradiscono ma la parte del fariseo non mi si addice da sempre!! Sulla mancata informazione dei risultati sui match non trasmessi, ci provo, ma quasi sempre chi dovrebbe fornirli latita”
Nella presentazione della rubrica, inizialmente alle 23.45 fino alle 0,45 per tutto febbraio, da marzo al più umano 22,30 alle 23.30 di ogni gioVedì, si parlerà anche di boxe internazionale, oppure il contesto riguarda solo la nostra attività?
“Principalmente la nostra attività. Se poi riuscirò ad aver anche filmati di incontri a livello mondiale certamente me ne occuperò”.
Nascondere che Sportitalia nel pugilato, sia pure con limiti di vario tipo, sia servita per stimolare ad un salto di qualità anche Raisport, sarebbe dire una bugia. Quali vantaggi ha questa emittente nei vostri confronti, visto che è grado di trasmettere mondiali ed europei a pioggia, oltre alle manifestazioni internazionali dei dilettanti, anche se priva di un Mattioli al microfono?
“La risposta è di una semplicità disarmante: hanno evidentemente possibilità economiche che la Rai neppure si sogna. Per un Titolo Italiano noi siamo più o meno sulla stessa offerta di sempre: negli ultimi mesi Sportitalia offre – mi dicono – più del triplo, ergo…. Ma di una cosa sono grato a Sportitalia: aver offerto a Franco Ligas – un amico ed un ottimo professionista – la possibilità di risentirsi attivo dopo ….la sosta ai box di cui era rimasto vittima”.
Il titolo della rubrica, peraltro molto simpatico “con i guantoni nella valigia”, ricorda il tempo in cui i nostri pugili andavano all’estero a combattere, situazione che purtroppo sta tornando di moda. Nel contempo può anche significare la voglia di aprirsi al mondo, offrendo informazioni a tutto campo. Quali delle due ipotesi?
“Avviandoci alle Olimpiadi il titolo completo è ”In viaggio verso Londra (con i guantoni nella Valigia)”. Vorrebbe significare soprattutto un osservatorio sul nostro pugilato con la possibilità per tutti di aprirla idealmente e di dire la propria idea e dare liberamente una propria interpretazione”.
Giuliano Orlando
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