ore 11:00 - Sabato, 28 Gennaio 2012


Scommesse, Doni: "Chi sa, parli"

L'ex capitano dell'Atalanta: "Sono stato un imbecille, in carcere ho capito"

Cristiano Doni. Foto www.imagephotoagency.it
Cristiano Doni. Foto www.imagephotoagency.it

"Sono stato un imbecille, in carcere ho capito. Non prendetemi come esempio". Cristiano Doni si confessa ai microfoni dei giornalisti: l'ex capitano dell'Atalanta recita il mea culpa dopo l'arresto nell'ambito dell'inchiesta sul calcio-scommesse condotta dalla Procura di Cremona.

"I miei errori sono iniziati nella partita con la Pistoiese di 12 anni fa, anche quella gara fu combinata - confessa Doni -. Sono stato stupido, pensavo di farla franca. Cosa direi a chi si avvicina al calcio? Che deve giocare pulito. Sempre. E non dare retta a chi gli chiede di barare. Anche fosse un compagno. Deve denunciarlo, far finta di nulla è grave quasi come alterare una partita". Doni ammette che l'esperienza in carcere ha fatto scattare qualcosa nella sua testa. "E' stato orribile. Stavo da solo e ripetevo 'Ma come hai fatto? Quanto sei stato stupido'".

I tifosi dell'Atalanta hanno voltato le spalle al loro ex idolo. "Lo so ed è la cosa che più mi ferisce in questa storia dopo il male fatto alla mia famiglia. La Dea per me è tutto, era tutto. Capisco di averli delusi, traditi. Non chiedo perdono, ma solo che non siano cancellate tutte le cose buone che ho fatto in campo". Doni vuole continuare a vivere a Bergamo. "Sì, è la mia città. Non sarà facile, ma voglio restare lì. La benemerenza della città? Sono pronto a restituirla". Difficile, ora, pensare ad un futuro legato al calcio. "Volevo fare il dirigente dell'Atalanta, adesso so che è impossibile. So che ho chiuso con il calcio. Non ho idea di quello che farò. Certo, il sogno di rimanere aggrappato al mio mondo c'è ancora".

Redazione Datasport
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