Buon compleanno Beppe Savoldi, la storia di "Mister due Miliardi"

2021-01-21 16:30:00
Buon compleanno Beppe Savoldi, la storia di
Pubblicato il 21 gennaio 2021 alle 16:30:00
Categoria: Notizie Calcio
Autore: Dario Damiano

Compie oggi 74 anni uno dei più grandi marcatori della storia della Serie A, quindicesimo nella classifica all time grazie alle sue 168 reti.


Beppe Savoldi è stato uno dei più grandi attaccanti del campionato italiano, talmente grande che il suo trasferimento è stato il più costoso in assoluto nel mondo del calcio professionistico a metà degli anni Settanta. Un grande campione che ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato, ma che ha lasciato un segno nella memoria storica dei tifosi e appassionati di tutta Italia. Savoldi nasce nel 1947 a Gorlago, nel bergamasco, in una famiglia in cui la madre, Gloria Guerini, aveva vinto l’anno prima il primo campionato italiano di pallavolo femminile. A testimonianza di come lo sport permei la giovinezza di Savoldi, il futuro centravanti porta avanti anche la sua passione per il basket, continuando a giocare a pallacanestro fino alla maggiore età. Il calcio prende il sopravvento allorché l’Atalanta inizia a farlo giocare con sempre più costanza in prima squadra, con il quale inizia a catturare l’attenzione della Serie A. Nel 1967, al termine di un’annata da 26 presenze e 5 gol, partecipa e vince i Giochi del Mediterraneo con la Nazionale giovanile. Rimane nella sua Bergamo fino all’estate del ’68, quando viene acquistato dal Bologna. Beppe diviene un’icona degli emiliani, anche perché rimane in casacca rossoblu per ben 7 anni. In campionato, se si esclude una qualificazione alla Coppa Uefa, non vi sono grosse soddisfazioni per i bolognesi, i quali compensano grazie alla doppia vittoria della Coppa Italia, nel ’70 e nel ’74, grazie a un Savoldi sugli scudi. L’attaccante vincerà anche la classifica dei cannoniere 1973 con 17 gol, e in genere si affermerà sempre di più come uno dei migliori bomber italiani, firmando cinque stagioni consecutive in doppia cifra. Nonostante questo, forse per il suo giocare sempre in squadre “di provincia” non viene praticamente mai preso in considerazione in chiave Nazionale: alla fine della sua carriera saranno appena 4 le partite giocate con la maglia dell’Italia, tra queste l’unica in cui è andato in gol, in un amichevole contro la Grecia.


Nel 1975 la svolta, il trasferimento più costoso della storia del calcio professionistico fino ad allora, quello che gli è valso il soprannome di “Mister due Miliardi”, ovvero la cifra cumulativa versata dal Napoli al Bologna, comprendendo la parte liquida, la cessione del brasiliano Clerici e la comproprietà del centrocampista Rampanti. Fu un vero e proprio scandalo: in quel periodo Napoli era alle prese con uno sciopero dei netturbini, e il fatto che il Presidente Ferlaino avesse speso una cifra così elevata per gli standard di allora generò una polemica che arrivò fino alle sale del Parlamento. Le associazioni sindacali sottolinearono come sarebbe bastato metà di quella cifra per rendere splendenti le strade della città campana, attaccando una scelta considerata fuori di senno in quel momento storico. Tuttavia, il calcio prevalse, visto che già il giorno stesso si videro code infinite al botteghino per poter ottenere l’abbonamento allo stadio. Tutti volevano vedere il grande campione, e il Napoli concesse 75.000 abbonamenti, cifra che ripagò già da sola l’acquisto di Savoldi. Con gli azzurri il giocatore non riuscì a regalare alla piazza la gioia che avrebbe voluto, nonostante abbia segnato 55 gol in 118 partite di Serie A, una media decisamente alta. Il Napoli non arrivò mai neanche sul podio, e vinse solo una Coppa Italia. Savoldi, pur trovandosi benissimo in terra campana, non riuscì completamente a ripagare l’affetto degli appassionati, che di lì a poco vedranno costruita una squadra con campioni quali Maradona e Careca. Il giocatore, dopo essere tornato al Bologna, all’inizio degli anni Ottanta, fu fermato per lo scandalo del Totonero, che di fatto mise fine alla sua carriera, anche se fece in tempo a disputare un’ultima stagione con l’Atalanta in Serie B. La sua carriera da allenatore, distribuita tra C1 e C2, non rende giustizia a un calciatore che permane tuttora nella top 20 dei più prolifici marcatori della Serie A.

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