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Sardegna in bicicletta
Scordatevi l’isola del turismo di massa. Le pedalate portano a paesaggi inediti, in continua crescita nel rispetto di una cultura senza tempo – Marcello Usala – Sardegna in bicicletta. 1700 km. tra mare ed entroterra, attraverso l’anima antica dell’isola - edicicloeditore – Pag. 226 – Euro 18.00.
di Giuliano Orlando
Trenta milioni di anni addietro, nel periodo Oligocene-Miocene, la Corsica e la Sardegna facevano parte della placca europea. Dopo 10 milioni di anni, per il lungo processo tettonico, si formarono due isole, oggi note come Corsica e Sardegna. Raggiungendo l’insularità permanente. Questo, per quanto riguarda l’origine geologica. Per contro, la mitologia racconta la sua storia, anzi due. La prima assicura che quando Dio verso la fine della creazione del mondo, avanzandogli un pezzo di roccia, la gettò in mare, premendovi sopra il piede, dandogli la forma di un’impronta. La seconda riguarda gli angeli che scelsero come dimora l’isola, bella e rigogliosa, scatenando la rabbia di Lucifero. Ognuno è libero di scegliere. La maggioranza degli isolani preferisce la prima leggenda. Questo assicura Marcello Usala, l’autore di “Sardegna in bicicletta” che porta il lettore ad attraversare non solo l’isola, ma principalmente alla scoperta dell’anima di questa terra, dal cuore di pietra, nel senso più positivo della parola. Il sardo ha spesso un carattere chiuso, che non significa introversione, ma consapevolezza di dover difendere un territorio aspro e fantastico nello stesso tempo. Cosa c’entra tutto questo con la Sardegna in bici? C’entra eccome. L’autore non ha solo invitato a pedalare, ma principalmente ha operato un lavoro di conoscenza del territorio, della sua storia, tradizioni e sviluppo, portando al lettore, non obbligatoriamente ciclista amatoriale o meno, un arricchimento culturale indispensabile per capire appieno il territorio che viene percorso. La Sardegna in bicicletta ha origini lontane, grazie al Gruppo Grendi, che dal 1936 opera per promozionare l’isola nella sua bellezza aspra e meravigliosa. Che non è quella delle spiagge alla moda degli anni ’60, quella dell’Aga Khan che coinvolse altri ricchi amici ad investire notevoli risorse sulla Costa Smeralda, creando un paradiso che diede al quel territorio l’aumento vertiginoso delle case, compresi i costi per le strutture che erano nate in conseguenza della nuova situazione. Tutto positivo? Per niente, le conseguenze ambientali risultarono disastrose. La crescita folle degli insediamenti urbanistici, in realtà cattedrali in un contesto fino a pochi anni addietro terra per i pascoli, slegando la realtà generale, in una nicchia riservata a clienti ricchi. Per fortuna la Sardegna è cresciuta oltre la Costa Smeralda e lo ha fatto gradualmente con giudizio e pazienza, salvaguardando una storia antica sempre attuale che fa del passato lo scrigno da conoscere e apprezzare. Usando un mezzo che non inquina e permette di entrare nel cuore dell’intera isola senza la prepotenza dei motori o l’invadenza dei costruttori. Basta leggere il benvenuto degli organizzatori, che confermano il crescente interesse del cicloturismo in Europa, con la Sardegna tra le più invitanti. “…clima mite, strade tranquille, ospitalità sincera e una natura che sembra fatta apposta per la lentezza. Un territorio che cambia volto ad ogni curva. Alle spiagge da sogno si alternano scogliere selvagge, fitti boschi, colline coperte di vigne e uliveti. Montagne dove regna il silenzio, stagni popolati da fenicotteri, siti megalitici e villaggi rurali che custodiscono tradizioni millenarie. Qui si può pedalare in ogni stagione”. Non fosse per l’età ormai avanzata, una pedalata non me la farei sfuggire. Anche se la mia vocazione è stata quella del maratoneta in tutto il mondo, da Tromso a Ushuaia, passo dopo passo, verso il traguardo. Anche nel mio caso, nessun inquinamento. Un libro invitante e intelligente: come si arriva in Sardegna, la mobilità interna e un periplo che partendo da Cagliari arriva a Pula, attraversando l’isola da Sud a Nord, da Ovest a Est, in 20 tappe descritte in ogni dettaglio. Percorrenza media di 50-60 km, giornalieri, con la descrizione e il tracciato di ogni tappa, sia altimetrico che sulla distanza. Oltre alla cartina geografica. L’informativa è di assoluta precisione, tracciando la storia delle oltre trecento località. Un lavoro che potrebbe risultare utile anche a chi fosse intenzionato a percorrere alcune tappe camminando. Vado a caso: la terza tappa da Ulassai a Tortoli, lungo il percorso, da non perdere il vecchio tracciato minerario per Gairo Taquisara, i borghi fantasma di Osini Vecchio e Gairo Vecchio, il bosco di Selene, le spiagge di Cea e lido di Orri. I Culurgiones e le altre prelibatezze dell’Ogliastra. In ogni tappa tante scoperte, da Olbia a Tempio Pausania, da Porto Torres ad Alghero, da Cabras ad Arborea, da Arbus ad Buggerru, da Sant’Antioco a Teulada e verso il traguardo di Pula. Questo il tracciato classico. Ci sono anche varianti (bretelle) per aggiungere altre località. Dodici percorsi di assoluto interesse, che portano il totale di 1662,5 km. in sella. In chiusura i ringraziamenti, che riporto, meritandosi la citazione per l’importante contributo. Il Gruppo Grendi, lo staff di Ediclico per la cura editoriale, Gian Mario Pisano e Raffaella Fiorentino e il giornalista Carlo Alberto Melis. Ho finito. Una guida perfetta, che illustra la Sardegna come poche altre.
Giuliano Orlando