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Roma

Pubblicato il 6 aprile 2026 alle 09:06
Categoria: Libri di Sport
Autore: Wilma Gagliardi

 Roma

Dall’Aventino al Palatino fino all’Esquilino, per conoscere la capitale attraverso quartieri e rioni, con le sue leggende, le storie e le scoperte - Eleonora Marangoni - Roma - edicicloeditore – Pag. 176 – Euro 15.00.

Di Giuliano Orlando

Bastano le prime righe per capire l’amore infinito che lega l’autrice alla sua città. E qui inizia il percorso di quella Roma che pochi conoscono anche se ci vivono da sempre. Ma com’è la capitale, come sono i romani, e come vivono questi abitanti di una città che per secoli ha dominato il mondo? Non ci crederete ma il romano da 2776 anni vive alla giornata, se piove rinvia ogni appuntamento, che fa della pigrizia la filosofia vincente. Roma è anche il numero 7, come i re di allora che l’hanno governata, le strade che portano in città e i sette colli dove tutto ha avuto inizio.  Quanti sono i suoi volti e le sue storie? Quella dei papi, quella medioevale, rinascimentale, barocca, della Dolce Vita, della speculazione non solo edilizia. Dell’immondizia che non smaltirà mai, dei clan mafiosi. Quella dei Giochi olimpici e degli Internazionali di tennis, quella degli ambasciatori, degli onorevoli, delle suore, dei palazzinari e dei cinematografari. Degli arrotini e delle frattaglie, dei carciofi e dei vini dei Castelli. E come dimenticare la pizza al taglio, i filetti di baccalà. Tutto questo ha vissuto l’apogeo, passando dai momenti di gloria ai segnali del tramonto. Eppure, come Lazzaro, sono morte e risorte. Perché la chiamano la Città eterna? La fine di Roma c’è già stata più volte, ma nessuno l’ha presa sul serio. I romani avevano di meglio da fare, che dar retta queste frignacce.  E qui inizia il percorso di una romana che ha vissuto la sua giovinezza intrufolandosi di notte nei luoghi proibiti, per poi lasciarla a lungo. Quando è tornata ha sentito impellente la voglia di raccontarla in modo disincantato e ricco di ironia. Come ogni romano o romana. Partendo dai quartieri e non solo, che vivono come se il resto del mondo non esistesse. Ignorando il vicino accanto. Superbia?  Per niente, solo per pigrizia. Perché il romano è quello che dice “Che te metti a fa”, ovvero ‘ma lascia perdere’, all’insegna di una pigrizia atavica, secolare e attuale. Risparmia anche sulle parole, non raddoppia mai: “guera” e non guerra, non parliamo del resto: “famo” e non facciamo, “annà” e non andiamo. Eppure da sempre sono al centro del mondo.  L’Aventino, appena oltre il Tevere, a stretto contatto con Trastevere e il rione di Testaccio, dove la vecchia Roma è un presente magico, la bella piazza, il mercato e i vicoli tra le mura delle case popolari. L’Aventino, dove è bello vivere, una parentesi dove trovi il silenzio, dove in tanti ci vorrebbero abitare e i prezzi al metro quadro salgono come uno scoiattolo sugli alberi. E anche un mistero visto che l’attrazione turistica più ambita è un buco della serratura, da dove si scorge la cupola di San Pietro. Tutto il contrario del Palatino, nato col profumo dell’ambizione di essere delegato ad ospitare i patrizi, luogo ricco e ambito. Il poeta Catullo e Cicerone la voce della coscienza, come gli imperatori Tiberio, Domiziano e Augusto risiedevano al Palatino. Dopo di loro il silenzio assoluto. Palazzi e storia finirono nel dimenticatoio e tutto cadde in rovina. Oggi rovine e verde si annodano come un pegno amoroso. Nella seconda metà del cinquecento se ne innamorò il cardinale Alessandro Farnese che fece costruire la sua residenza estiva, dove Tiberio ci visse, progettando e realizzando giardini all’italiana. In precedenza Paolo III, nonno del cardinale Alessandro, fece riprogettare l’area a Michelangelo, in occasione della visita di Carlo V a Roma. Oggi il Palatino, il Foro e l’Anfiteatro Flavio sono diventati il Parco Archeologico del Colosseo. Se al tempo dell’Impero, Roma toccò il tetto di un milione e mezzo di residenti, il Medioevo ne rappresentò il tramonto, riducendola a borgo con 30.000 abitanti. Quando nel settembre 1870, l’esercito dei piemontesi entrò in città dalla breccia di Porta Pia, ponendo fine allo Stato del Vaticano, vi abitavano in 170.000. Solo nel 1950, dopo 2000 anni, Roma torna ai numeri dell’Impero e nel 1971, un secolo dopo l’unità d’Italia, si avvina a quasi tre milioni di abitanti. Il fascino e la scoperta prosegue al Celio, dove l’area verde impera. Il Campidoglio e il Quirinale, il Viminale e l’Esquilino sono le tappe successive, Che lascio al lettore la scoperta. Dico semplicemente che vale la pena di acquistare un libro sia al turista che agli stessi romani, assicurando che la sua stesura va oltre le solite informazioni di maniera. Eleonora Marangoni ha l’abilità di raccontare con piacevole ironia e tanta sostanza la storia della città che tutto il mondo vorrebbe visitare. Il libro ne assicura l’assaggio come un piatto che stuzzica e sollecita l’appetito e proseguire con altre leccornie.

Giuliano Orlando