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Passi urbani. Vademecum per chi cammina in città

Pubblicato il 2 aprile 2026 alle 18:05
Categoria: Libri di Sport
Autore: Wilma Gagliardi

 Passi urbani. Vademecum per chi cammina in città

Può diventare arte percorrere a piedi le metropoli italiane. Laboratorio di letteratura, arte, ambiente e sociologia – Luca Daconto, Filippo Milani e Giada Peterle - Passi urbani. Vademecum per chi cammina in città - edicicloeditore – Pag. 176 – Euro 18.00.

di Giuliano Orlando

Un vademecum completo per conoscere una città percorrendola a piedi, con la piacevole sensazione di scoprire i tesori che contiene e solitamente ignoriamo.  Non solo, camminare diventa arte per cui la puoi disegnare e progettare. Lo hanno fatto gli esperti con grande impegno, rendendo realtà i sogni. Scelte tre città modello: Bologna, Padova e Milano. La prima ha affrontato il camminare dal punto di vista della letteratura. La seconda ne ha studiato la geografia e arti visive. A Milano-Bicocca l’incarico di affrontare gli studi urbani e la sociologia. A Bologna si sono attivati laboratori di scrittura collettiva del paesaggio denominati “Walking-Writing Lab” (osservazione personale: non potevano usare la nostra lingua?). Onde favorire la condivisione di un’immersione lenta e immersiva nel tessuto urbano. Oltre che una riflessione sulle criticità ecologiche. Bologna a differenza di Torino e Roma non ha corsi d’acqua nel suo centro storico. Per questo motivo la città si è trovata impreparata quando i torrenti Savena e Aposa e i canali Reno e Ravone sono esondati, creando disagio e paura. Eppure la città ha percorsi dove l’acqua scorre. Si chiamano  Cavaticcio, usufruendo del letto a rio Vallescura, che prosegue fino al vecchio porto a ridosso delle antiche mura, diventando “il Navile” che diventa una grotta urbana, con le goccioline che dall’alto scendono sulla testa di chi la percorre. Mentre il rumore dei treni combacia con le vibrazioni che ne accompagnano il cammino. Un territorio attiguo alla città dove il degrado tocca il top. L’odore delle acque torbide è così forte da superare il rumore del traffico. Lungo le rive una vegetazione distopica: stracci a volontà, nastri multicolori e reliquie di plastica. Sono gli scarichi che la città vuole celare e la natura restituisce. Gli studiosi offrono al lettore nel dettaglio il Navile, il Ravone e il Savena, aggiungendo per ciascuno un Dizionario sentimentale che sono le risposte a tante domande, ma anche e soprattutto l’avvertimento di un presente che deve far riflettere.                                                                                                                                                                             

Padova è un dipinto infinito dove alle domande del gruppo di ricerca, rispondono con disegni e fotografie, dando un senso concreto alla realtà di una città che non è metropoli, ma ha ricchezze superiori. La galleria dei disegni, racconta meglio di un libro la città nel dettaglio. Tania A. Cardoso ha un tocco lieve e gentile, morbido e fumettistico, capace di entrare nella quotidianità come una luce che mette a fuoco immagini da leggere e ricordare. Gente che cammina, che scrive, legge, va in bici, discute al caffè, ascolta musica, la mamma che culla il piccolo, ci si saluta. Mi ha colpito il disegno dello straniero che tiene pulita volontariamente la strada e scrive “Gentili signori, desidero integrarmi onestamente nella vostra città senza chiedere elemosina. Da oggi terrò pulita la vostra strada. Vi chiedo soltanto un contributo per il lavoro. Grazie”. Come essere insensibile a questa nobile persona? C’è poi molto altro di Padova, pagine che spiegano il progetto, perché disegnare e fotografare la città è una forma di esplorazione che rivela come il movimento nello spazio sia molto di più di un semplice spostamento. Il fumetto è una cronaca urbana, la testimonianza e il messaggio, un gesto collettivo che serve a leggere la complessità delle nostre città.       

                                                                                                                                         

Il quartiere Bicocca a Milano è stato il laboratorio per un’analisi tramite audit e mappature, oltre a quella incentrata sulla costruzione di itinerari non turistici a partire da temi come natura e paesaggio sonoro. La progettazione urbana favorisce la pratica del camminare per scoprire spazi pubblici e rafforzare il senso di comunità.  Anni addietro la Bicocca era territorio agricolo e nel 1450 divenne sede e dimora rurale della nobile famiglia degli Arcimboldi.  Nonostante il progressivo assalto urbano, la zona ha mantenuto un’identità profondamente legata alla vita contadina e al paesaggio fino alla seconda metà del Novecento. La progressiva trasformazione, nel 1923 perse la sua autonomia amministrativa per entrare nella periferia di Milano. Diventando progressivamente area industriale strategica, con numerosi stabilimenti, il più importante era quello della Pirelli. Diventando l’emblema della città-fabbrica e dell’economia manifatturiera lombarda. Sul finire del 1979, si assistette alla progressiva inversione di tendenza, chiuse le fabbriche con l’aumento della popolazione urbana.

Si deve a Vittorio Gregotti, il grande architetto novarese, spentosi nel 2020 a 93 anni, studente presso il Politecnico nel decennio ’40-’50, di stanza a Milano, l’avvio di una nuova fase, la nascita di un distretto terziario della conoscenza e di consumo della cultura. Oggi Bicocca ospita un’importante Università, poli di ricerca, sedi aziendali, un centro commerciale, un teatro e ampi spazi espositivi. Questa trasformazione diventa un laboratorio ideale per condurre le ricerche sulla camminabilità del quartiere. I dati del collettivo che hanno ottemperato al compito hanno rilevato quattro dati fondamentali: Qualità dell’infrastruttura urbana; Comfort; Sicurezza e Accessibilità. Che il lettore potrà conoscere nel dettaglio. In questo contesto urbano c’è una finestra verde nel cuore di Bicocca, tra passato e presente. Che comprende la Collina dei Ciliegi, Parco Sarca, Bicocca degli Arcimboldi, Parco della Torre Breda spingendosi fino nell’immenso Parco Nord, l’area cittadina a parco più ampia d’Europa. Un bel libro, in tutti i sensi per l’argomento e l’eleganza e i colori in ampio formato.

Giuliano Orlando