L'intervista a Valentina Alberti: "Voglio combattere nei leggeri ai Mondiali di Russia"

2019-02-26 15:02:38
Pubblicato il 26 febbraio 2019 alle 15:02:38
Categoria: Boxe
Autore: Redazione Datasport

Un caporalmaggiore dell’esercito ha conquistato l’oro al femminile nel prestigioso torneo di boxe Strandja disputato a Sofia in Bulgaria. Si chiama Valentina Alberti, ha 25 anni, bolognese, prima azzurra ha vincere nei 64 kg., uno dei tornei più importanti d’Europa.

Chi è questa campionessa del ring? Lo abbiamo chiesto al consigliere federale Sergio Rosa, maestro di pugilato, scopritore di Valentina. Che non nasconde la felicità per questa vittoria.

“Era nel 2010, quando Valentina si presentò in palestra nella gloriosa Pugilistica Tranvieri di Bologna, una delle più antiche, nata nel 1950. In quel periodo assieme a Sergio Di Tullio, eravamo i responsabili tecnici. Voleva fare ginnastica, essendo chiaramente soprapeso. La bilancia segnava 82 kg. Dimostrava comunque di avere idee chiare e tanta voglia di realizzare i suoi traguardi. Dopo un mese mi chiese di fare pugilato, ma Di Tullio non era troppo d’accordo. ‘Come facciamo, è più larga che alta’. Io, al contrario, pensavo che valeva la pena di tentare. In effetti era molto robusta ma non flaccida e leggevo nei suoi occhi la volontà di provare. Le feci una proposta: se arriviamo a 70 kg. ti faccio salire sul ring. In meno di tre mesi giunge a 71 chili. Mantenni la parola e iniziò così il suo cammino in guantoni. Confesso che presi a cuore il suo percorso perché dimostrava una tenacia notevole. Così la portai ad allenarsi nelle palestre frequentata da ragazze più esperte, come le sorelle Kusiak e Sara Corazza. Nel 2013 a 19 anni, portammo Valentina agli assoluti a Padova per fare esperienza nei 69 kg. Portò a casa il bronzo battuta dalla D’Addario che colse l’oro. Nel 2014, assoluti a Roma, e Valentina si presenta nei 64 kg. vince il suo primo titolo italiano, battendo in finale proprio la Corazza con la quale si era allenata spesso. Il successo le garantiva la nazionale. Una fiducia ben riposta, visto che l’anno dopo conquista l’argento ai Giochi Europei a Baku in Azerbajan. Il nostro compito in palestra era esaurito, quello di seguirla e tutto il resto, prosegue tuttora”.

 

 

La vittoria di questo caporalmaggiore in rosa, ha un valore particolare, perché interrompe una serie infinita di incidenti che per oltre due stagioni l’hanno tormentata. Una vendetta consumata fredda, dal gusto speciale. Per questo, al momento del verdetto ha capito che finalmente era uscita dal tunnel. Questo ci ha detto appena rientrata in Italia.

“Quando l’arbitro mi ha alzato il braccio, decretando la mia vittoria, ho capito che il vento stava finalmente cambiando direzione. Dopo due anni e mezzo di tribolazioni (infortuni) e di sconfitte immeritate, ero tornata in vetta”.

Nonostante questi intoppi, sei rimasta sempre nel giro della nazionale.

“Esatto, ormai mi ritengo una veterana, visto che frequento la nazionale dal 2012, quando ero ancora youth a 18 anni. Ugualmente stare tanto tempo senza vincere nulla a livello europeo un po’ di fastidio lo provi. Dopo l’argento ai Giochi Europei a Baku nel 2015 giugno, mi ero fermata, assorbendo delusioni piuttosto cocenti. Ai mondiali di Jeju in Corea del Sud, nel 2014, stavo vincendo contro la locale Shim, ma l’arbitro mi diede un richiamo inesistente. Il motivo: la Shim era l’unica coreana che poteva salire sul podio. Le altre erano già tutte uscite. Ad Astana ero la prima testa di serie, esordio contro la kazaka Tsoleyeva, che due giudici premiano per il fattore campo. Il terzo non ha il coraggio di farlo e si ferma al pari. Nel frattempo iniziano i guai fisici, problemi ai piedi e ricerca dei giusti plantari, poi la mano destra, in India mi rompo la spalla destra e altri fastidi. Pur con questi acciacchi, prendo parte a tre edizioni degli europei (2014-2016-2018), vinco il titolo italiano nel 2014 e nel 2016, salto quelli del 2017 ferma al palo, torno in nazionale ma la condizione atletica è carente. Infatti, nella selezione per i mondiali di New Dehli dello scorso novembre, riconosco alla Amato una migliore forma e giustamente viene scelta Francesca. Proseguo ad allenarmi e a studiare come poterla superare agli assoluti di Pescara, da dove penso di tornare a vincere. Incontro la Amato in semifinale e ritengo di aver giustamente vinto. Invece tre giudici su cinque la vedono diversamente. Una delusione terribile. Ma non voglio arrendermi e torno in palestra più cattiva di prima. Nel frattempo sto pensando ai Giochi di Tokyo, dove purtroppo non ci sono i 64 kg. ma solo i 60. Col nutrizionista Carmine Orlandi, ho iniziato ad alimentarmi in modo appropriato per arrivare nei leggeri, senza risentirne fisicamente. Vorrei provare, se mi qualifico, a combattere nei leggeri ai mondiali di Ottobre in Russia, mentre a quelli militari combatterò nei superleggeri”.

Quando hai iniziato a praticare la boxe?

“A 15 anni, per puro caso. Dopo dieci anni di basket, da prima delle elementari. Lasciai perdere per la scuola. L’inattività comportava anche l’aumento del peso. A pochi metri da casa c’era la palestra “Pugilistica Tranvieri” dove entrai per fare ginnastica. Insegnavano Sergio Di Tullio e Sergio Rosa, attuale consigliere nazionale e responsabile della boxe femminile. Mi prese in simpatia e senza neppure accorgermi, iniziai a fare pugilato”.

Quale fu la reazione dei tuoi genitori?

"Mamma e papà sono persone splendide. Nessun ostacolo, da figlia unica sono coccolata, seguita e rispettata. Da anni sono i miei primi fans. Spesso mi seguono anche all’estero. Dall’inizio dell’anno, ho preso casa a Roma, per sentirmi indipendente e loro mi hanno aiutato e non poco”.

Tutto bene nella nuova casa?

“Dopo un po’ di ricerche, ne trovo una non lontana dal centro, molto comoda anche se da ristrutturare. Questo a fine anno. Conclusi i lavori dei muratori, inizio a pensare agli allacciamenti vari. E qui ti racconto una storia incredibile. Sono rimasta per venti giorni senza alcun servizio, dalla luce al gas e anche l’acqua. Non ci crederai, sono andata avanti con le candele e il fornellino, il resto lo puoi immaginare. Quando sono rientrata nella normalità abitativa, mi sembrava di essere uscita da un brutto sogno. Ai romani non fare premura, non rientra nei loro canoni. Così per tre settimane sono tornata indietro nel tempo. L’ho presa con filosofia, anche se non è stato facile, essendo per carattere una persona molto ordinata, che mette tutte le cose a posto”.

Un compagno?

“Al momento penso solo al pugilato e al traguardo che voglio raggiungere. Il resto lo rimando al 2021. La sera mi godo la tivù e la musica e la lettura, scrivo e chiamo i genitori e gli amici. Qualche volta fuori a cena, ma senza esagerare anche se da bolognese, amo la buona cucina”.

In televisione cosa segui?

“Attualità e film, esclusi quelli horror. La politica non la seguo troppo, anche se mi documento. Ho appena fatto l’abbonamento a Dazn e così mi godo le riunioni più importanti. Non amo il calcio e neppure gli altri sport mi fanno impazzire, ad eccezione del motociclismo, che seguo da sempre. Tifosa di Valentino Rossi e anche di Simoncelli, fino alla sua immatura scomparsa. Ti racconto un episodio, quando ancora non avevo la corrente a casa e le pareti erano nude, avevo solo un quadro appeso: la gigantografia di Simoncelli”, rischiando di rovinarmi un dito, per una martellata fuori dal chiodo”.

I tuoi idoli del ring?

“A livello femminile la mia amica Simona Galassi, un fenomeno di eleganza e talento. Ammiro l’irlandese Katie Taylor, una guerriera. Tra gli uomini mi piaceva Mickey Tyson, che aveva la dinamite nei pugni, in Italia Giovanni Parisi e Iccio Stecca su tutti”.

Il movimento femminile è cresciuto moltissimo negli ultimi anni. In Italia come procede?

“In salto di qualità lo hanno fatto le asiatiche, in particolare la Cina, che ha numeri pazzeschi. Anche Taipei, pur piccola, sta diventando una potenza. Le motivazioni sono chiare: più contributi e più opportunità, ovvero strutture, più voglia di ottenere spazi sociali attraverso lo sport e la boxe in particolare che ha sempre più attenzione da parte dei media e dalle emittenti. Voglia di sacrificarsi, che spesso manca in Europa. Da noi le palestre sono piene, ma quando devi salire sul ring, iniziano problemi e dubbi. Inoltre c’è ancora l’immagine della boxe come sport violento. Io lo pratico da dieci anni e i lineamenti sono quelli iniziali. Purtroppo molte famiglie pensano che per fare boxe ti rompono il naso. Cancellare certe immagini false non è facile. Anche la stampa non aiuta, cercando sempre il torbido, lo scandalo, salvo poche eccezioni”.

Con quali colleghe leghi di più?

“Ho un carattere molto tranquillo, quindi non ho mai avuto conflitti interni. Con Alessia Mesiano e Assunta Canfora mi trovo molto bene. Alessia poco prima di salire sul ring in finale, mi ha preso a parte, e mi ha detto le parole giuste per stimolarmi a dare il meglio. Fatto da una che ha vinto il titolo mondiale, è stato davvero importante. A Sofia ero in camera con Rebecca Nicoli, milanese di 19 anni, che al momento stenta a trovare la condizione ottimale. Mi sono sentita come una sorella maggiore e per questo le ho dati qualche consiglio e principalmente l’ho incoraggiata a tenere duro anche perché il futuro è suo. L’ho trovata una ragazza acqua e sapone, cristallina. Anche lei viene da infortuni vari, deve solo avere pazienza, lavorare tanto e crederci. Ha talento e potenza, quando torna in condizione sarà un pericolo per tutte”.

Potrebbero promuoverti dopo la vittoria a Sofia?

“E’ l’ultimo dei miei pensieri. Nell’esercito sto bene e tutti: tecnici, colleghi e superiori, hanno dimostrato di avere fiducia anche quando andava tutto storto. Adesso mi godo questa parentesi positiva, ma non mi siedo sull’alloro. Il giorno dopo l’arrivo a Roma, sono andata in palestra ad allenarmi. In fondo è il mio mestiere che ho scelto e che amo profondamente”.

Allora rinviamo a chiamarti marescialla?

“Passiamo alla prossima domanda!”.

Che giro a Sergio Rosa. La Alberti, ha deciso di scendere nei 60 kg. in occasione dei Giochi. Il tuo pensiero?

“Ne abbiamo parlato anche con il c.t. Renzini e con Valentina, oltre al nutrizionista. Sono favorevole, se il calo avverrà con tutte le cautele del caso e che non pregiudichi il suo rendimento. A quel punto può dire la sua”.

I pregi e i difetti di Valentina?

“Possiede un sinistro vecchia maniera, il che è un complimento. Non finirò ma di insistere per farlo diventare il pugno vincente. A Sofia l’ha usato bene e anche il destro non scherza. Deve insistere senza stufarsi. La vittoria di Sofia è una botta di adrenalina fantastica. Il difetto è che in difesa è ancora carente. Subisce senza trovare l’alternativa per uscirne fuori. Ovvero spostarsi lateralmente. Ha le potenzialità per diventare una delle migliori in assoluto”.

Giuliano Orlando