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Gli italiani Qamili e Vela conquistano in Germania l’International Silver WBC.
Oliha-McKenna prossimo mondiale medi IBF.
di Giuliano Orlando
La Germania del dopoguerra, pugilisticamente è stata una nazione arcigna per tutta la concorrenza continentale, compresa l’Inghilterra che si difendeva col promoter Mickey Duff. Superiorità possibile grazie all’organizzazione Universum creata dal tedesco Klaus Peter Kohl, che potè contare per oltre un trentennio sul ricco supporto dell’emittente ZDF (20 milioni di euro all’anno), dalla metà degli anni ’80 al 2010. Tanto fu trionfale il percorso organizzativo, altrettanto risultò drammatico e malinconico il tramonto. Quando, nel 2010 la ZDF non rinnovò il contratto che garantiva alla società il supporto finanziario, l’attività si ridusse drasticamente. Pochi appuntamenti anche dopo l’arrivo del magnate russo Waldemar Kluch, che aveva rilevato il pacchetto di maggioranza, sperando di trovare un’emittente atta alla circostanza. Niente da fare. Nel 2012, il nuovo promoter depone in tribunale i documenti per inoltrare istanza di fallimento. Fu un fuggi, fuggi dei pugili che ancora erano legati alla Universum, molti dei quali creditori di borse non pagate.
Si chiudeva il periodo più fecondo della boxe tedesca. In quel periodo la Universum portò ben trenta pugili al mondiale e quattordici all’europeo. Nella scuderia di Amburgo vinsero per l’Ucraina i fratelli Wladimir e Vitaly Klitshko, Sergey Dzinziruik, Andrej Kotelnik, Vladimir Sidorenko, gli uzbeki: Artur Grigorian e Ruslan Chagaev, il croato Stipe Drews, i magiari Istvan Kovacs, Karolj Balzsay e Szolt Erdei, il cubano Juan Carlos Gomez, il kazako Gennady Golovkin, il turco naturalizzato Firat Arslan; il talento polacco Dariusz Michalceski, mediomassimo che detenne il mondiale WBO dal 1994 al 2003, i russi Dennis Inkin e Ahmet Katejew,, per finire con la decina tedesca che comprendeva Graciano e Ralph Rocchigiani nati in Sardegna, Michael Lowe, Felix Sturm, Jurgen Brahmer, Sebastian Zbik, Dimitri Sartison e Vitaly Tajbert. Per citare i più noti. Eccezione alla continuità vincente dei krukki e compagni, il mancino di Piove di Sacco, allievo di Gino Freo, Cristian Sanavia (49-6-1), campione italiano dilettanti nel 1996 a Roma, professionista dal 1997 e attivo fino al 2014, europeo nel 2001 e 2007, il 5 giugno 2004 a Chemnitz, nella tana del lupo germanico Markus Beyer, compì l’impresa di detronizzarlo dalla cima del mondiale WBC dei supermedi. Unica fiammata italiana in un rosario di inutili tentativi.
In mezzo a tanti maschi, da ricordare Regina Halmich (54-1-1), la prima vera star della boxe femminile, capace di convogliare migliaia di spettatori a vedere i suoi match. Da dilettante inizia con la kick, conquistando tre titoli tedeschi e due europei. Passa pro nel 1994 a 18 anni, affidandosi a Klaus Peter Kohl, fino al ritiro. Vince i mondiali WIBF da minimosca, mosca e supermosca. Conclude la lunga a trionfale carriera il 30 novembre 2007 a 31 anni, vincendo anche l’ultimo match, contro Hagar Finer (24-7-3) israeliana, mantenendo la cintura iridata da mosca. Sul ring era una guerriera indomabile, unendo qualità e consistenza atletica. Al nono match, per il vacante titolo WIBF, sul ring di Las Vegas il 20 aprile 1995, subisce l’unica sconfitta contro la mancina dell’Arizona, Yvonne Trevino per ferita al quarto round. Due mesi dopo a Karlsruhe dove è nata, diventa campionessa del mondo. Quel titolo non lo perderà più, difendendolo 15 volte, aggiungendo la cintura minimosca (10) e supermosca (2). Record assoluti, insuperabili. Divenne famosa in televisione, partecipando nel 2001 al programma “TV Total”, condotto Stefan Raab, conosciuto per i toni provocatori. Regina, alla provocazione reagì sfidandolo sul ring. Il match ebbe luogo e Stefan Raab terminò battuto col naso rotto! Dopo sei anni, chiese la rivincita: salvò il naso ma non evitò la seconda sconfitta. In carriera ha incontrato tre italiane: Maria Rosa Tabbuso, Francesca Lupo e Stefania Bianchini. Dopo il ritiro venne chiamata in TV per il supporto tecnico. Divenne imprenditrice nel settore della cosmetica. Oggi a 49 anni, è una bella signora invitata alle riunioni più importanti.
Sabato scorso sul ring di Oberhausen in Germania, si è svolta una corposa serata di boxe nella quale figuravano due italiani, il superpiuma Muhamet Qamili (18-1-1), n. 33 WBC, guidato da Alessandro Cherchi e il super leggero Luis Vela (7). Organizzava la storica Arena Box Promotion, fondata nel 2004 dal turco Ahmet Oner, dalla breve carriera agonistica tra il 1997 e 2002, attivissimo nel ruolo di promoter, dirigendo i migliori professionisti turchi, alcuni dei quali arrivati alla cima mondiale. Nell’occasione il programma verteva su numerosi incontri targati WBC, dal Silver all’International. Per questa ultima cintura erano appunto impegnati i nostri rappresentanti, autori di una splendida doppietta. Il superpiuma Qamili, ha battuto nettamente il venezuelano Alessangel Mayora (18-2), 24 annj, pro dal 2020, rivale di tutto rispetto, una sola sconfitta nel 2024 ad Algrange, contro Christ Esabe (18) francese di colore, campione EBU Silver. Dopo una partenza spavalda di Mayora, il nostro pugile iniziava ad anticiparlo e con lo scorrere delle riprese a dominarlo. Nella parte conclusiva il venezuelano era costretto ad una serrata difesa per evitare la sconfitta prima del limite. Verdetto unanime, anche se dai punteggi diversi. Il tedesco Mertz segnava un giusto 80-72, mentre i nostri Ramacciotti (78-74) e Cavalleri (79-73) mostravano un occhio di riguardo per Mayora! Il pugile diretto da Alex Cherchi, tornava sul ring dopo la finale del WBC Gran Prix, disputata a Ryad il 20 dicembre, battuto molto discutibilmente dal messicano Brandon Meja Mosquera (13), 21 anni, al quale l’arbitro giapponese Katsuhiko Nakamura, permise ogni scorrettezza, salvo svegliarsi all’ottavo e ultimo round, comminando un richiamo al messicano per aver spinto l’avversario al tappeto. Al termine due giudici premiarono Meja 76-75 il terzo 78-73! Resta comunque il cammino vittorioso nel più importante torneo partito con la presenza di 41 nazioni e 120 pugili nelle quattro categorie presenti. Escluse Russia e Bielorussia.
Qamili fu splendido, partendo dai 32° in aprile, eliminato l’ucraino Seminchuk, nei 16° il ghanese Dorgbetor, dal pugno pesante, nei quarti, la sfida più difficile contro lo statunitense Troy Nash, indicato come il favorito del torneo. Incontro equilibratissimo, con un finale migliore dell’italiano. Il verdetto fu di parità. Il sistema di punteggio migliorato del WBC (5-4, 3-4, 4-2) diede ragione al nostro. In semifinale trova il francese Yoni Valverde (16) che non conosce sconfitte e fa di ogni match una battaglia. Ci prova anche contro l’taliano ma incoccia sul destro preciso del rivale, finendo al tappeto, si rialza ma ormai il destino è segnato. Resa incondizionata sotto la combinazione implacabile di Qamili, costringendo l’arbitro a intervenire, per evitare che la punizione diventasse pericolosa per il transalpino. Della finale ho già parlato. Il pugile arriva a Roma dall’Albania giovanissimo e inizia a praticare la boxe a 15 anni distinguendosi per i buoni fondamentali e l’intelligenza tattica. Da dilettante oltre che in Italia, combatte in Germania, Ungheria, Argentina. L’ultimo match in maglietta lo disputa nel 2019 in Russia a Vladikavkak, nella Repubblica autonoma dell’Ossezia nel Caucaso, sconfitto per split decision da Enzo Grau francese con radici sarde.
L’altra vittoria italiana in Germania, porta la firma del giovane super leggero Luis Vela (7), 19 anni, pure lui di origini albanesi, anche se italiano di nascita. Residente a Rovereto (TN), guidato dal maestro Fabian Tika, ha dominato il tedesco Oussama Kebdani (10-2), come indicano i punteggi (80-71, 80-72, 80-72). Mettendo in mostra abilità e agilità, che hanno annullato l’irruenza dell’avversario, con schivate e rientri precisi. Dal quarto round la sfida è diventata a senso unico. Nonostante la strenua difesa con reiterati abbracci, non ha potuto evitare un conteggio al settimo round. Il percorso di questo campioncino in erba, me l’ha raccontata proprio il suo maestro. “La storia di Luis Vela è una di quelle che meritano di essere raccontate. È stato riportato in palestra dal suo amico e mentore Raffaele Botti, che lo aveva convinto a ricominciare ad allenarsi dopo quasi due anni di stop. In precedenza Luis si allenava in un’altra palestra, ma a soli 13 anni quell’ambiente gli aveva fatto perdere la voglia. Raffaele me ne aveva parlato subito: “Questo ragazzo, se trova le persone giuste, ha la scintilla per fare molto bene”.
Quando Luis arriva da noi, la prima cosa che noto è la sua personalità: un ragazzino con un’indole da leader, che non si fa mettere i piedi in testa, incandescente, ma allo stesso tempo bisognoso di un posto accogliente dove potersi togliere, ogni tanto, la corazza da duro. Da noi trova un ambiente familiare, si sente capito, valorizzato e soprattutto sostenuto. Da subito mostra disciplina, fame e una voglia di imparare fuori dal comune. Luis è un talento naturale: forza, velocità, agilità, intelligenza, temperamento. È una spugna, apprende tutto con una rapidità impressionante. Lotta sempre come un leone, con fame di vittoria e di riscatto. Da dilettante disputa 30 match, vince il torneo Aldo Mura, arriva ai quarti di finale dei Campionati Youth. Nonostante il livello mostrato, non gli viene data nemmeno la possibilità di un test in nazionale, scegliendo il terzo classificato. All’estero partecipa due volte a un torneo internazionale in Portogallo, conquistando un argento il primo anno e un bronzo il secondo. Passa Elite e, appena diciottenne, affronta un avversario di 31 anni, imbattuto. Vince e convince. Chiude la carriera dilettantistica con 22 vittorie, 6 sconfitte e 2 pareggi. Poi arriva l’opportunità: passare professionista a Miami. La cogliamo al volo, perché in Italia non esistono le stesse possibilità e la stessa serietà che si trova all’estero. Debutta in Colombia a giugno 2025, vincendo per KO dopo appena due settimane dal suo arrivo negli USA. In quattro mesi combatte cinque volte: due in Colombia, due a Miami e una a Istanbul. A novembre 2025, a Tirana, conquista il titolo WBC Youth welter, battendo ai punti un avversario uzbeko.
A febbraio 2026 torna a Istanbul e vince per KO al quarto round. Fino ad arrivare a sabato scorso, quando gli viene data la possibilità di combattere per il titolo WBC International Superleggeri contro Oussama Kebdani, marocchino naturalizzato tedesco con un record di 10 vittorie e una sola sconfitta. Luis si dimostra nettamente superiore, mostrando una maturità impressionante rispetto a pochi mesi prima. Oggi Luis fa parte di un team internazionale: è seguito dal suo manager Orial Kolaj e da un promoter turco che gestisce la sua carriera. Quando è in America si allena con Donato De Martis, coach di livello internazionale alla palestra Boxing di Miami. In Italia torna nella palestra dove è cresciuto, la House of Boxing di Trento dal suo coach storico, il sottoscritto Fabjan Thika e Manuela Biondo. Ora Luis punta a qualcosa ancora di più grande, perché ha tutte le carte in regola per riuscirci. La sua vera forza, però, resta la famiglia: lo ha sempre sostenuto, motivato e accompagnato in ogni passo del suo percorso”.
Aggiungo io, che non averlo mai chiamato in nazionale, visti gli attuali tecnici, è stato un gran bene, passando professionista prima della media italiana. Col risultato che a 19 anni, è già una realtà concreta nella sua categoria.
Dobbiamo dare atto all’eccellente medio Etinosa "El Chapo" Oliha, di aver aperto la strada proprio in Germania, arrivando ai traguardi massimi. Allievo del maestro Davide Greguoldo, che lo scoprì giovanissimo nella sua palestra Skull Boxe di Asti, formando un team sempre più vincente, partendo dai dilettanti. Dove, pur pagando l’inesperienza, fece intendere di avere quel tocco in più. Da pro con un record di 22 vittorie (10 KO) è proiettato verso il vertice dei medi. Nel suo percorso da fighter, trovi il tricolore vinto nel febbraio 2020 contro Carlo De Novellis. Campione Internazionale WBO e titolare IBF International. Il primo luglio 2023 a Wuppertal in Germania conquista il mondiale IBO battendo il forte cileno Julio Alamos, titolo difeso con successo contro l’elvetico Faton Vukshinaj. Il 6 aprile 2024 supera il francese Ismael Seck, un test consistente, atto a confermare sul ring il buon rendimento e conquistare l’International IBF medi. Torna il 14 settembre a Charlottenburg, spedendo KO al terzo round il tedesco Alex Pavlov (24-6).
La forzata pausa per un problema visivo, superato bene dopo accurati controlli medici, gli faceva mancare l’eliminatoria IBF prevista in America. Torna un anno dopo, il 12 settembre 2025, a Berlino sconfiggendo per KO tecnico al 3° round il croato Ivan Njegac, risultato molto positivo. Nel frattempo la International Boxing Federation (IBF) rende ufficiale la sfida per il mondiale vacante dei pesi medi. Indicando Etinosa Oliha e l'irlandese Aaron McKenna (20), 29 anni, cosfidanti per la prestigiosa corona. Sicuramente la scuderia tedesca AGON Sports, per la quale combatte dal suo debutto in Germania, farà l’impossibile per ospitare il match in Germania. L’irlandese ha vinto l’europeo schoolboy nel 2013, bissando il risultato l’anno dopo tra gli jr. Passa pro nel 2017 a 20 anni, combattendo fino al 2020 negli USA, avendo preso la residenza a Los Angeles, nei 2021 è tornato a casa, combattendo esclusivamente in Inghilterra.
Giuliano Orlando