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FIGHTERS LIFE. Davide Buccioni dà fiducia al romano Luca D’Ortenzi che conquista l’europeo mediomassimi dopo 25 anni.

Pubblicato il 28 maggio 2026 alle 11:05
Categoria: Boxe
Autore: Redazione datasport.it

di Giuliano Orlando

Ci sono voluti ben 25 anni, per riportare in Italia l’europeo dei mediomassimi. A compiere l’impresa è stato Luca D’Ortenzi (21-4), un giovanotto romano di 39 anni, portati stupendamente, allievo del maestro Simone Autorino del Gym Roma Est, che sul ring di Guidonia ha capovolto il pronostico avverso. Impresa notevole, considerato che il cosfidante polacco Robert Parzeczewski (35-3), 32 anni, attivo dal 2013, si presentava col doppio dei match di Luca, quindi esperienza superiore, oltre che imbattuto dal 2020, quando venne sconfitto dall’uzbeko Sherzod Khusanov. Dopo quello stop ha inanellato dieci vittorie, presentandosi a Guidonia da favorito.  Il romano si era meritato il ruolo di sfidante conquistando il 20 maggio 2025 a Santa Marinella propaggine romana, l’EBU Silver vacante a spese di Carlos Alberto Lemela, 33 anni, spagnolo nato a Cuba, dopo una battaglia tosta. Il romano aveva compiuto il salto nel 2016 a 28 primavere, affidandosi al manager romano Davide Buccioni, attivo da oltre trent’anni, conquistando due mondiali, un europeo e ben 36 titoli italiani.

Il suo capolavoro come ricorda, fu la conquista del mondiale WBA supermedi di Giovanni De Carolis: “Dopo la sconfitta contro Vincent Felgenbutz di strettissima misura, gli organizzatori ci offrirono la rivincita offrendoci una borsa di 20.000 euro. Giovanni era molto titubante e ci volle tutta la mia insistenza per convincerlo al bis col tedesco. Il match si disputò il 9 gennaio 2016 a Offenburg e il nostro pugile divenne campione del mondo WBA supermedi. Con borse ancora più consistenti, tornò in Germania altre due volte affrontando l’altro tedesco Tyson Zeuge, prima pareggiando e poi perdendo per sfortuna in quella successiva, quando il match era ancora in equilibrio. Comunque trasferta positive finanziariamente”.                           

Pure la sfida tra D’Ortenzi e il polacco porta la firma di Buccioni, anche se il gigante romano era passato prima con Loreni e nell’ultimo match si era affidato ad Alessandro Cherchi. A portare la sfida a Guidonia è stato Davide contro il parere di molti. “Conosco troppo bene le potenzialità di Luca, la sua condizione atletica e il suo maestro Simone, sicuro che a dispetto dell’età avrebbe vinto lui. Smentendo i pessimisti, sul ring si è visto chi aveva ragione. Peccato che alla riunione non ci fosse nessun rappresentante federale. Comunque la sfida trasmessa su Rai Sport è stata molto gradita e questo è l’aspetto più positivo”.                                             

Conquista importante, se consideriamo che all’Italia al maschile mancava un titolo continentale dal 20 maggio 2023, per la sconfitta di Alessio Lorusso a Monza contro l’inglese Thomas Essombra, in palio il titolo gallo. Per la precisione Lorusso disputò quel match senza poter utilizzare il destro, infortunato in allenamento. Nei mediomassimi il digiuno è stato lunghissimo. L’ultimo italiano a precederlo fu Yawe Davis, che già nel 1992 aveva conquistato lo scettro continentale e a distanza di nove anni, si concesse il bis sul ring di Grosseto il 6 aprile 2001 a spese del quotato inglese Neil Simpson, fermato al terzo round. Dopo una difesa vincente un anno dopo ad Aulla, località in provincia di La Spezia, contro il francese Kamel Amarane, il 12 ottobre 2002 lo perde sul ring di Schwerin in Germania ad opera di Thomas Ulrich.

Negli anni successivi ci provarono tre volte Antonio Brancalion, due Silvio Branco, quindi Fabio Turchi, Lorenzo Di Giacomo e Stefano Abatangelo sempre inutilmente. Degli italiani che precedettero Yawe e D’Ortenzi, il primo fu Michele Bonaglia, il 10 febbraio 1929 a Milano. A seguire Merlo Preciso, Luigi Musina, Artemio Calzavara, Giulio Rinaldi, Piero Del Papa, Domenico Adinolfi e Aldo Traversaro Il gigante romano è quindi il decimo mediomassimo italiano a salire sul tetto d’Europa. Colpevolmente, pur conoscendone la presenza in ambito nazionale di Luca, non ne sapevo molto. E’ stato Davide Buccioni a informarmi sull’evento euroeo, assicurandomi che avrebbe capovolto il pronostico. “Troppa gente parla a vanvera e ti assicuro che nonostante l’età non più verde, Luca ha il rendimento di un ventenne. Ci sentiamo dopo il match”. Aveva ragione al 100%, e quindi avevo l’obbligo di farlo conoscere al pubblico degli appassionati.                                                                                                                 

Chi è Luca D’Ortenzi?                                                                                                                                                             

“Un romano de Roma, che ha scelto il pugilato dopo una lunga milizia nel calcio dove promettevo molto bene da centrocampista. A tradirmi fu un ginocchio che dovetti operare due volte, senza la guarigione sperata. Il pugilato era una vecchia passione, il confronto mi stimolava, anche per il mio carattere corretto ma battagliero. Così entrai in palestra verso i 15 anni, passando da un paio di maestri, fino ad approdare alla Roma Est e trovare Simone Autorino, che a distanza di quasi trent’anni è ancora la mia guida tecnica. Da dilettante poca continuità, dovendo lavorare, in particolare nella vigilanza privata, per cui anche se arrivai un paio di volte in finale al torneo laziale. Non ebbi modo di partecipare agli assoluti. Ricordo che venni battuto da Faraone che aveva quattro volte il numero di incontri”.                                                                                         

 Chiarito il breve percorso in maglietta, vediamo di conoscere anche quello da pro, iniziato a 28 anni.

“Scelta obbligatoria anche se un po’ tardiva.  Purtroppo in questa categoria i rivali italiani non abbondano, oltre che molti hanno preferito non incontrarmi. Per fare esperienza disputai anche un match nelle World Series, andando a combattere in Francia nel 2018, quando ero già pro. Quasi obbligatorio combattere all’estero dove alla discreta borsa, devi mettere nel conto che il fattore campo è determinante. Delle quattro sconfitte, quella forse più veritiera, fu la prima a Porto Torres in Sardegna nell’estate del 2018. Persi da Salvatore Eritto per il titolo italiano, in un clima molto caldo anche a livello di tifo. Lui aveva disputato 32 incontri, io 8. Le altre tre furono furti autentici. Nell’ottobre 2021 andammo a Magdeburgo contro il kazako Roman Fress che era imbattuto (13+) e dopo dieci round, solo un giudice ebbe il coraggio di segnare 95-94, gli altri si adeguarono al tifo del pubblico.

Il 22 aprile 2023 ancora in Germania a Bielefeld ci capita un armeno. Leon Harth (21-4), più esperto che bravo. In campo neutro avrei stravinto. Da quelle parti forse neppure se lo avessi messo KO. Sei mesi dopo mi chiamano per combattere a Londra, Davide ottiene una buona borsa ed è in gioco l’europeo WBO cruiser, regalato a Eliss Zorro, che era imbattuto (17), qualche kg. Match molto equilibrato, quindi successo d’obbligo all’inglese, che dopo quella battaglia perse cinque dei sei incontri successivi. Dopo l’ultima trasferta, a seguire a ritmi molto tranquilli, quattro vittorie. La penultima a Santa Marinella lo scorso 20 giugno contro il cubano-spagnolo Carlos Alberto Lemela, pugile tignoso che non ti faceva boxare, comunque battuto, conquistando l’EBU Silver, che mi permetteva di potermi battere per l’europeo assoluto”.                                                                                                                                             

In famiglia cosa ne pensano della tua scelta in guantoni?                                                                                                                        

“Mi ritengo una persona fortunata, in particolare per aver incontrato Federica la compagna della mia vinta. Fu lei a spingermi a tornare in palestra, in un periodo che avevo lasciato. Mi disse che capiva il mio malessere, il nervosismo. Così tornai ad allenarmi e aveva ragione. Oggi mi sento sereno, marito felice e papà di Lavinia una splendida bimba di tre anni e mezzo. Ho un lavoro fisso, facendo i turni posso allenarmi meglio. Viaggio verso i 40 anni a non mi sono mai sentito meglio”.                                                                                          

Parliamo della vittoria contro il polacco, che ti ha permesso di  conquistare il vacante europeo mediomassimi.                                                                                         

“Quando l’EBU ci comunicò la qualifica, andammo subito a scoprire il polacco e studiammo le sue caratteristiche. Non aveva mai combattuto fuori dalla Polonia e non era un forte incassatore. In particolare il ko contro Khusanov, ci aveva fatto capire che a gioco lungo, facendolo stancare, l’opportunità della resa non era utopistica. Parzeczwski è partito in quarta e ammetto che quando arriva a segno faceva male. Sicuramente l’avversario col pugno più pesante. Ma noi avevamo un piano preciso e sapevo che per qualche round dovevo soffrire. Verso la sesta il polacco era diventato più lento e meno incisivo. A quel punto ho preso io l’iniziativa round dopo round l’ho cotto a puntino. All’undicesimo round l’ho guardato negli occhi e ho capito che non ne aveva più. Così è stato, l’ho assalito con colpi veloci e precisi e all’ennesimo destro alla faccia è crollato come un sacco vuoto. E’ stato il mio capolavoro, grazie alla fiducia di Davide Buccioni che ha organizzato

E adesso?                                                                                                                                               

 “Adesso aspetto con fiducia le opportunità che mi farà avere Alessandro Cherchi (OPI), il nuovo manager. Dopo tanti sacrifici spero di poter mettere a frutto il titolo più importante del continente”.                           

Dopo questo successo, Buccioni mi ricorda che il 4 luglio per i 110 anni della FPI, al Palasport di Roma, si disputerà la sfida tra il romano Antonio Carlesimo, pro dal 2022, 10 vittorie, 9 per ko e il cubano Angelo Moorejon, pro dal 2023, residente ad Alto Reno nel bolognese: 9 vittorie con sette KO. Due massimi dal pugno pesante, quindi una sfida all’insegna del KO. Statisticamente l’ultimo romano campione italiano della categoria è stato Mario De Persio, guidato dal manager Venturi, che il 15 giugno 1958 battè a Bologna l’emiliano Uber Bacilieri al 9° round. Adesso Carlesimo, tenta dopo 68 anni di riportare il tricolore all’ombra dell’Urbe. Buccioni ha scommesso un caffè che la sera del 4 luglio, un romano sarà campione dei massimi.

Giuliano Orlando