Dopo il poker di Charaabi, Mesiano, Carini e il +92 Lenzi, salgono a otto gli italiani a Parigi

Pubblicato il 14 marzo 2024 alle 15:03
Categoria: Boxe
Autore: Redazione datasport.it

 

Dopo il poker di Charaabi, Mesiano, Carini e il +92 Lenzi, salgono a otto gli italiani a Parigi.

Il percorso degli azzurri al torneo di Busto Arsizio.

di Giuliano Orlando

Alla vigilia del Boxing World Qualifyng a Busto Arsizio, ho intervistato il presidente federale dottor Flavio D’Ambrosi, chiedendogli quanti pass poteva centrare l’Italia. La risposta fu questa: “Nonostante la concorrenza impressionante, sono sicuro che gli azzurri sapranno superarsi. Tra Busto e Bangkok penso si possa arrivare dai tre ai quattro nuovi pass”. Il pronostico del presidente non solo si è avverato prima dell’ultima selezione di maggio, ma a Busto l’Italia in guantoni si è davvero superata: le azzurre Charaabi, Mesiano, Carini e il gigante Lenzi, hanno staccato il biglietto, affiancandosi a Sorrentino, Testa, Cavallaro e Mouhiidine, a formare un ottobello di tutto rispetto. Chiariamo che non è stato per nulla facile l’impresa e aver combattuto in casa, invece di avere il compito facilitato, è successo spesso il contrario. Se vogliamo sottilizzare, qualche sorteggio è stato meno arcigno del solito, in particolare sul versante femminile, ma    questo non sminuisce il merito dell’impresa. Che ha raccolto il massimo, con tre pass rosa e uno maschile con l’emiliano Lenzi, sul quale giurava il d.t. Emanuele Lenzini ad inizio torneo. “Il ragazzo è motivato al massimo, sta crescendo ad ogni incontro e penso possa addirittura ottenere il visto per Parigi a Busto”. Il sogno si è realizzato con un crescendo rossiniano. Dopo aver superato il giovane kyrgyso Toktosun con bella autorità, nei quarti incrociava l’ostacolo più impegnativo, l’ispano di origine magrebina, Drissi Dagfa, argento europeo, esperienza da vendere, boxe furba che gli fruttava il 4-1 nel primo round, in quello successivo, come un fulmine a ciel sereno, l’arbitro portoricano infliggeva un richiamo ufficiale all’azzurro, decisamente ingiustificato, che faceva precipitare la situazione, con l’ispano avanti su quattro cartellini grazie al regalo dell’arbitro. Lenzi, nell’ultima ripresa invece di rassegnarsi, investiva Drissi con serie a due mani, costringendolo a legare per evitare danni. L’arbitro lasciava correre, dimostrando una parzialità imbarazzante, non così tre giudici che premiavano la generosità del pugile emiliano, assegnandogli la vittoria. Era la svolta. Per arrivare in semifinale, l’ostacolo arrivava dalla Russia, Danis Latypov 33 anni, militando anche in nazionale, nelle categorie più leggere, passato al Bahrain. Lenzi lo affrontava senza timori, colpendo preciso. Faceva suoi i primi due round, che lo mettevano al sicuro, e giostrava senza rischiare nulla. Il 5-0 gli assicurava Parigi! Delle nostre quattro moschettiere, solo la viterbese Melissa Gemini, nei 75, classe 2002, la più giovane della squadra, non ha centrato l’obiettivo. Ci è andata vicinissimo, sfiorando l’impresa contro la polacca Wojcik, 28 anni, presente a Tokyo, argento europeo e vicinissima alla promozione per Parigi a Cracovia, finendo alla pari con l’irlandese O’Rourke iridata 2022. Tra l’azzurra e la polacca, al termine della sfida, il kazako aveva l’azzurra avanti, il koreano era all’opposto, gli altri tre la parità, scegliendo alla fine la polacca. Che arrivava in semifinale, battendo la nigeriana Mbata, con un verdetto molto dubbio. Anche se la Gemini, combatte in una categoria non sua, penso che a Bangkok possa arrivare alla promozione. Ed ecco le promosse. Nei 54 Sirine Charaabi, beffata a Cracovia, si è rifatta a Busto. Parte bene contro la tosta polacca Drabik, veterana di 35 anni, battagliera ma prevedibile, che l’azzurra anticipa e poi evita la replica. L’ostacolo successivo è la spagnola Lopez che aveva superato la messicana Sanchez. Il confronto si incanala subito bene per l’azzurra, più rapida e precisa, tre round in fotocopia e 5-0 con altrettanti 30-27. Tra Sirine e il pass per Parigi l’ostacolo si chiama Im, ha quasi 25 anni e arriva dalla Korea, avversaria di tutto rispetto, superando le quotate Mortensen (Danimarca) e Huang (Taipei). Inizia alla grande l’azzurra, che fa anche contare l’asiatica, ma nella seconda la reazione della Im è feroce pur se poco corretta, ma l’arbitro USA, lascia correre. Nella terza la Charaabi consapevole di essere in vantaggio lascia l’iniziativa alla rivale che vince il round, anche se perde il match. Felicità e lacrime per la campana, che arriva per la prima volta ai Giochi. Anche ad Alessia Mesiano a 32 anni, riesce l’impresa, una specie di premio fedeltà alla romana di Latina, dopo una carriera decennale culminata nel 2016 con l’oro iridato, e altri podi mondiali ed europei. Ma sempre fuori dalle olimpiadi. Stavolta è riuscita a farcela anche se non è stato per niente facile.  Dopo lo stop a Cracovia, battuta dalla russa Shadrina sotto bandiera serba, in un primo tempo per Busto era stata indicata Rebecca Nicoli, tricolore in carica, che nei confronti diretti aveva avuto la meglio. Al momento delle scelte a sorpresa, il d.t. ritiene non idonea la Nicoli e porta a Busto la romana. Che ripaga la fiducia alla grande. Dimostra una condizione atletica eccezionale, supera la svedese Alexiusson, talento nelle giovanili nei 57 kg. meno quotata nei 60, ma pur sempre pericolosa. L’italiana prende l’iniziativa, l’anticipa evitando pause per non farla ragionale. La tattica è quella vincente, la prima tappa verso il sogno. Che prosegue ai danni della messicana Solis che aveva testato ad Assisi, prendendole le misure. Per accedere in semifinale ritrova la romena Marin, già titolare d’Europa, battuta a Cracovia. Alessia si ripete con chiarezza e vola in semifinale dove trova la kosovara Sadiku, una lungagnona dalla boxe sgorbutica, spigolosa che tocca e lega. Alessia la pressa e a giudizio generale meriterebbe la vittoria. Che non arriva, perché i giudici ucraino, marocchino e iracheno scelgono la Sadiku, inutile che il koreano e il polacco diano la vittoria alla nostra. Ma non tutto è perduto. Oltre alle due finaliste, c’è il terzo pass per la vincente tra le due battute. Dimostrando una concentrazione assoluta, l’azzurra si presenta contro la slovacca Jedinakova, una trampoliera dalle braccia infinite, decisa a centrare il bersaglio. Inizia con la giusta grinta e prosegue sempre avanti, costringendo la rivale a continui abbracci. Al secondo tempo l’arbitro richiama la Jedinakova e a quel punto il match per l’azzurra è tutto in discesa. Parigi è raggiunta! Nei 66 kg. la campana Angela Carini, ripete l’impresa di Tokyo, promossa anche a Parigi. Per l’azzurra, sulle cui doti nessuno discute è anche la fine di un periodo tormentato, una liberazione premiata con il pass olimpico. Inizia dai 32°, battendo la colombiana Bravo, si ripete contro la giapponese Kito, segue la canadese Kali e infine la capoverdiana Moreira, 35 anni, dall’allungo infinito, che ci prova in tutti i modi. Trovando sempre disco rosso, contro una rivale mobile e precisa, che colpisce e sparisce, che finisce alla grande. Quattro incontri e altrettanti 5-0. Per l’ex argento mondiale, potrebbe essere giunto il momento di salire sul podio a 5 cerchi.  Detto delle azzurre, detto di Lenzi, gli altri quattro hanno rinviato il sogno olimpico. Su Serra confesso che ci contavo. Aveva mostrato una condizione ottimale a La Nucia in Spagna, combattendo a 54 kg. Sceso di categoria a Busto, contro il filippino Ladon, non confermava le speranze, disputando un match nel quale è mancata la voglia feroce di vincere. Per il vero, era anche finito in un girone di ferro, con tanti aspiranti di qualità. Nei 57 il pugliese Iozia imitava Serra, uscendo all’esordio, contro il turkomanno Ovezon, apparso più bravo in ogni tematica. All’altro pugliese Malanga nei 66.3, non si può rimproverare nulla, a mio parere aveva pure battuto il colombiano Viafara, che in fatto di boxe sporca non è secondo a nessuno. Contro questo pugile è impossibile pensare di usare la tecnica. Devi adeguarti e cercare di essere più furbo. Tra l’altro a dirigere era il marocchino, che dovrebbe andare in pensione da tempo, senza riflessi e quindi incapace di valutare la situazione reale. A farne le spese è stato Malandra, più pugile ma anche meno smaliziato. Nonostante un terzo round vinto chiaramente, tre giudici lo hanno punito e in particolare il mongolo ha dato un 30-27 da fuori di testa. Infatti la commissione tecnica lo ha rimandato a casa, sia pure troppo tardi. Cavallaro jr. debutta bene, superando l’iracheno Karrar, poi trova il bulgaro Kiwan, decisamente superiore, il migliore della squadra, contro il quale lotta con generosità e coraggio. Ma non basta e la dignitosa sconfitta va presa come esperienza per migliorare ulteriormente. Nei 71, Kiwan, prossimo ai 24 anni, ha vinto tornei importanti e rappresenta tra gli uomini la grande speranza per Parigi.                                    

  Per tutti i bocciati, l’ultima opportunità a giugno in Thailandia, nel secondo Torneo Mondiale Preolimpico con i restanti 51 pass disponibili.                                                                                                                                                              

L’Italia si  è presentata a Busto, guidata da Emanuele Renzini, con i tecnici D’Andrea, Tosti, Kalambay, Alota, Moffa, Cavallaro e Russo, i fisioterapisti Morbidini e Pantini                                                                                                                                                                     

Un torneo che ha impegnato atleti e tecnici per nove giorni, con 598 atleti (371 maschi e 227 atlete) al via in rappresentanza di 112 nazioni e due team invitati. Un grande impegno della Federazione, premiato sia dalla qualità generale che dal risultato dell’Italia. Il compito affidato dal presidente federale al LOC Busto Arsizio 2024, diretto dal Presidente della Lombardia Massimo Bugada, con vicedirettori il consigliere Federale Carlotta Rigatti Luchini e Matteo Schiavone, è stato assolto al meglio. Il presidente onorario Vittorio Lai ha seguito tutto l’evento da sportivo e tifoso dell’Italia. A Busto anche Franco Falcinelli, un passato dai molteplici ruoli, da responsabile delle nazionali, con ori olimpici come nessun altro tecnico, presidente italiano ed europeo, presidente ad interim AIBA. All’ultima giornata è giunto anche il presidente del CONI Giovanni Malagò. L’evento ha trovato un nutrito gruppo di sponsor: dal main Sponsor Allianz, gli Sport Equipment Suppliers Adidas e SportCom, gli Official Partners Herbalife, Pepe Mastro Dolciere, Cobalto, Tre Emme Sport, gli Event Partners Vivaticket, Official Ticket Provider e Trenord. Col patrocinio del Dipartimento per lo Sport, della Regione Lombardia e del Comune di Busto Arsizio, che ha trovato nel sindaco Emanuele Antonelli e nell’assessore alla finanza e sport Maurizio Artusa, due sostenitori molto partecipi, oltre a Federalberghi Varese, della Camera di Commercio e di SEA MilanAirports. Nell’affollata rappresentanza ufficiale, il vicepresidente del CONI Claudia Giordani e il sottosegretario alla Regione Lombardia Lara Magoni, entrambe con un passato di vertice nello sci alpino. Il presidente del CONI Regionale Marco Riva. In tribuna campioni del passato quali Maurizio Stecca, Patrizio Oliva, Giacobbe Fragomeni, Emanuele Blandamura e Alessandro Duran. L’Italia presente col medico Carmela Ignozza e gli arbitri-giudici Paola Falorni e Carlo Franchi. Responsabile del settore medici, il prof. Mario Ireneo Sturla.  Attivi nell’organizzazione dell’evento il maestro Eligio Calandrino e l’ex consigliere Raffaele Esposito.                                 

Giuliano Orlando