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"Quando vengo in Nazionale sono considerato un giocatore importante, a Roma devo stare attento a come mi muovo e a quel che dico. Su di me ci sono state calunnie vergognose: chi calunnia per me è peggio di chi fa la spia. A Roma si vive di calunnie, ma sai da dove vengono e impari a conviverci". Questo il durissimo sfogo di Daniele De Rossi dal ritiro della Nazionale azzurra a Rio de Janeiro, il giorno dopo l'esordio vincente in Confederations Cup contro il Messico, una partita nella quale il centrocampista è apparso trasformato rispetto alle ultime deludenti prove con i giallorossi nella parte finale della stagione appena conclusa.
Le voci di mercato su De Rossi si rincorrono e in molti ritengono ormai al capolinea la sua avventura alla Roma: "Più che la mancanza di giocare in Europa, altre cose mi danno fastidio della situazione romana - prosegue il 29enne centrocampista -. Bisogna sempre negare accuse folli o le dicerie più becere, e questa è una cosa grave. Non dico che ciò influisca sul rendimento, se gioco male è per colpa mia, così come se gioco bene è merito mio, ma bisogna essere lucidi nel giudicare come gioco. E' capitato che io abbia fatto bene e che non se ne siano accorti. Il Maracanà? Lo ammetto, ero emozionato, così come lo erano i miei compagni, ma nonostante questo abbiamo fatto bene. L'Italia ha risposto presente".
De Rossi approva la decisione della società di affidare la panchina della Roma a Rudi Garcia: "Ho seguito con attenzione la telenovela dell'allenatore e credo che ne abbiamo preso uno bravo. Come impatto mi sembra simile a Luis Enrique e quindi con lui la Roma parte bene, perché per me Luis Enrique era il numero uno".