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Paolo Maldini: "Al Milan si è persa la magia"

Pubblicato il 29 dicembre 2012 alle 12:17:35
Categoria: Serie A
Autore: Redazione Datasport.it

"Il Milan è sempre stato una grande squadra, anche ai tempi di mio padre. Ma la grande magia c'è stata per 25 anni. Poi s'è persa". E' uno dei passi più significativi dell'intervista rilasciata da Paolo Maldini a Repubblica. L'ex difensore e capitano del Milan, che ha dato l'addio al calcio nel 2009, non rinuncia a tirare qualche frecciata alla dirigenza rossonera: "Io ho avuto la fortuna di partecipare a 25 anni splendidi - dice l'ex numero 3 che ha indossato la maglia rossonera ininterrottamente dal 1985 fino al giorno del ritiro -. Quando sono arrivato, ho trovato già una grande base per costruire una grande squadra: grandi calciatori e grandi persone. Berlusconi  è arrivato e ci ha insegnato a pensare in grande. Certo, con gli investimenti, perché comprava i migliori. Ma lui ci ha messo la mentalità nuova, soprattutto: Sacchi e l'idea che il club dovesse diventare un modello per il tipo di gioco, per le vittorie. Insomma, si è creato veramente qualcosa di magico, grazie alla personalità di chi già c'era e di chi è arrivato".

L'analisi di Maldini prosegue impietosa: "A poco a poco questo si è perso e il Milan si è trasformato da squadra magica in una squadra assolutamente normale perché, a differenza di tanti grandi club europei con un passato simile tipo Real, Barcellona e Bayern, dove chi ha scritto la storia della squadra è andato a lavorare lì per trasmettere ai giovani quello che aveva imparato, nel Milan la società stessa ha smesso di trasmettere quel messaggio, al di là degli investimenti. All'interno del Milan attuale non c'è nessuno, tra quelli che ne hanno fatto la storia, ad avere un ruolo non marginale. Vedo sinceramente poca programmazione. Magari mi sbaglierò, ma certe scelte di giocatori, anche se a parametro zero, sono lontane dall'idea di un programma studiato".

Paolo Maldini rivela di essere stato sul punto di entrare nello staff dirigenziale del Milan. Accadde lo scorso anno, poi non se ne fece più nulla: "Allegri mi chiamò quando ero in vacanza negli States - rivela l'ex capitano - dicendomi appunto che mi voleva parlare perché aveva bisogno di me per gestire il gruppo. Mi disse che aveva parlato con la società e che sembrava tutto ok. Era l'ottobre del 2011, non l'ho più sentito. Se è Galliani a non volermi? Può darsi. E' il dirigente che ha vinto di più ed è anche legittimo che faccia le sue scelte e si scelga i collaboratori in cui crede. Ma vorrei sfatare la diceria che io sarei uno della famiglia. Non è vero: non mi vogliono così spasmodicamente".