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Conte: "Gare vendute? Una vergogna"

Pubblicato il 11 gennaio 2013 alle 09:45:37
Categoria: Serie A
Autore: Redazione Datasport.it

"Partite vendute? E' una vergogna. Se io avessi saputo una cosa del genere, ad uno ad uno gli staccavo la testa". Così l'ex allenatore del Bari, Antonio Conte, ha risposto lo scorso settembre alle domande degli inquirenti del capoluogo pugliese responsabili di uno dei filoni del calcioscommesse. "Non mi sono mai accorto di qualcosa di anomalo accaduto intorno alla squadra del Bari, nel periodo in cui l'ho allenata", ha aggiunto l'attuale tecnico della Juve, ascoltato in quanto persona informati sui fatti.

Le parole di Conte sono contenute nei verbali degli interrogatori della Procura di Bari, che mercoledì 9 gennaio ha notificato gli avvisi di chiusura delle indagini a carico di 36 persone: di queste, 27 sono giocatori in attività ed ex calciatori indagati per le presunte combine di Bari-Treviso del 10 maggio 2008 (0-1 il risultato), Salernitana-Bari del 23 maggio 2009 (3-2), a cui si aggiungono Bari-Sampdoria (0-1) e Palermo-Bari (2-1) della stagione 2010-2011.

Secondo l'accusa, la partita Salernitana-Bari del 23 maggio 2009 fu venduta per 150mila euro. "Se dietro una partita del genere c'è un accordo in denaro così importante a me viene da piangere - ha detto Conte ai pm -, mi viene da piangere a sapere che ci stanno dei soldi dietro". In difesa dell'attuale allenatore bianconero è intervenuto anche Cristian Stellini, ex calciatore e assistente di Conte: "Ritengo che non sapesse nulla - ha ammesso Stellini nel suo interrogatorio -. Ci riunimmo in palestra proprio per rimanere da soli. Credo che ci fosse paura che lui lo venisse a sapere".

Stellini ha aggiunto di non voler partecipare alla combine: "Però capii che erano tutti d'accordo per perderla - ha spiegato -. Il giorno successivo alla partita trovai nel mio posto negli spogliatoi, una busta con dentro del denaro. Era il corrispettivo della partita con la Salernitana. Diedi una parte dei soldi, penso 3-4.000 euro, ad Angelo Iacovelli, una parte la diedi in beneficenza".