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Fratello minore del fiume, regola le acque della sua vallata come un allenatore e un maestro di danza - Paolo Repossi - L’anarchia del torrente. Piccoli movimenti sul lato selvatico della natura - edicicloeditore – Pag. 96 – Euro 9.50.
di Giuliano Orlando
Pur consapevole di essere il fratello minore del fiume, il torrente svolge il suo prezioso lavoro con sapienza ed eleganza. Di indole solitaria e silenziosa, disegna percorsi imprevedibili. Scavando, svela la stratigrafia del suolo, senza lasciare nulla di immutato. Sfiora gli alberi in un corteggiamento delicato per finire in un abbraccio forte ed improvviso. Il loro scorrere richiama una musicalità in perfetta sintonia con l’ambiente e l’uomo. Che spesso lo ha costretto e quindi violentato, a percorsi obbligati che a gioco lungo si sono dimostrati errati, perché il torrente ha memoria da elefante e alla fine torna sul vecchio itinerario. Gli abitanti del fondovalle hanno privilegiato l’abitato, la strada e le comodità apparenti. Costruendo le case dove scorreva, rubandogli la forza del percorso, sporcando la sua limpidezza, per restituirla sporca. Il torrente di montagna non urla, ma sussurra e sfiora le piante, irrorandole. Quello della collina è ancora più silenzioso, riservato, osservando ma nel contempo, erode la terra facendo scivolare il fango molle che si infila ovunque. Risalire il torrente è gesto istintivo, come l’arrampicarsi o superare un ostacolo.
La strada devi cercarla, il torrente arriva, attraversa paesi, colline e pianure. Diventando una presenza necessaria e autoritaria, guadagnandosi il rispetto come fosse un mezzo pubblico indispensabile. Mettersi su un ponte per osservarlo è una ricchezza assoluta, capace di innamorarsene a vita. Se lo percorri camminandoci dentro provi una sensazione capace di riordinarti le idee e i pensieri. Nel torrente scopri il colore dei sassi, i tronchi che si fanno accarezzare dall’acqua, ascoltare i silenzi assoluti che valgono ben più delle parole al vento. Camminare lungo il torrente senza preordinare il percorso, scegliendo l’istinto, eliminando la logica umana. Avete mai pensato alla sessualità del torrente? Scoprirlo è quasi un’estasi spirituale. Il torrente è maschile, come il fiume e il mare. L’acqua è femmina come la sorgente e la corrente. La differenza simmetrica tra quel che contiene e quel che genera e scorre è l’immagine illuminante del tempo e della vita. Solo le pietre restano ferme nel letto creando una specie di estraneità misteriosa. Quelle stesse pietre che formano i chicchi di un rosario immobile, eppure vivo e lucente mentre l’acqua le leviga. C‘è poi il rapporto dell’uomo col torrente. Vario e straordinario. Lei e lui in una magica simbiosi con l’acqua. Lei, mentre salta da una pietra all’altra con l’agilità di un animale selvatico, esprime un pensiero stupendo: “Percorrendolo è come entrare in un corridoio trasparente”. E aggiunge: “Quando succederà di morire, anche da vecchia, mi piacerebbe farmi seppellire ai bordi del torrente, dove dei ragazzi come siamo noi adesso, verranno a cogliere le more”.
C’è poi l’imprevisto, prevedibile, di una bomba d’acqua che scatena l’inferno. Montagne di fango che chiudono le arcate dei ponti, impedendo all’acqua di scivolare a valle. Il paese col sindaco in testa, lavorano come pazzi per evitare che l’acqua a stento trattenuta da rami e foglie, esploda oltre il ponte, distruggendo il campo di calcio e gli spogliatoi, appena costruiti. Dopo tanta fatica, gli uomini si stendono sull’erba bagnata, sorridendo al cielo tinto d’azzurro. Un giornalista americano che trascorre da anni, le sue vacanze nel paese, ne aveva scritto e fotografato. Sottolineando trattarsi di una situazione tipicamente italiana. La fragilità dei luoghi e la loro incomparabile bellezza. Attorno al torrente ci sono storie di straordinaria normalità. L’aspirante campione del pedale che sogna la Parigi-Roubaix, mentre suda e spinge la mountain bike tra i sassi e lo sterrato, accanto al torrente. Che spesso insegna. Quando scende calmo e sembra ondeggiare come un fiore mosso da un filo d’aria. Poi, bastano due giorni di pioggia e la corrente impazzisce, facendo inarcare le onde come la schiena di un animale selvatico ferito ai fianchi. C’è chi si immagina come il vento e chi come una montagna. Colui che sceglie il torrente cerca un’armonia non facile, fatta di incastri più che di appoggi. Spetta a lui perfezionare il tutto.
Giuliano Orlando