*/
 

Addio ad Haller, tedesco con l'anima latina

Pubblicato il 12 ottobre 2012 alle 13:17:17
Categoria: Serie A
Autore: Redazione Datasport.it

Con la scomparsa di Helmut Haller se ne va, tre anni dopo Giacomo Bulgarelli, un'altra colonna del Bologna del settimo scudetto, quello storico del 1963-1964, quello a cui probabilmente i tifosi rossoblù sono più legati. Mezzala con il vizio del gol, Haller fece parte della prima generazione di tedeschi a giocare all'estero.

Sbarcò in Italia nel 1962, a portarlo a Bologna fu il presidente Dall'Ara, stregato dalle sue prestazioni con la Germania Ovest nel Mondiale in Cile, il primo dei tre disputati da Haller. Con Nielsen e Bulgarelli formò un trio formidabile, capace di fare esclamare al tecnico rossoblù Fulvio Bernardini il celebre "così si gioca solo in paradiso!" dopo il 7-1 rifilato al Modena in una gara del campionato 62-63.

Con lo svedese litigava spesso ma poi con i piedi l'intesa era perfetta: "Tu non chiama. Io vedo e ti da", diceva ai compagni che gli chiedevano la palla. Cosa che non mancò di fare anche il 7 giugno 1964, giorno dello spareggio scudetto con l'Inter all'Olimpico di Roma: il tedesco si procurò il calcio di punizione da cui scaturì l'1-0 di Fogli e pochi minuti dopo avviò l'azione del raddoppio firmato da Nielsen. Il vertice dei sui anni bolognesi è senza dubbio il Mondiale inglese del 1966, dove Haller realizzò sei reti - meglio di lui fece solo il portoghese Eusebio - e aprì le marcature nella sfortunata finale con l'Inghilterra, quella del gol fantasma di Hurst nei supplementari.

Prestazioni che gli valsero il titolo di "centrocampista tedesco del secolo". Anche se Haller, di tedesco, aveva giusto il cognome. Nel capoluogo emiliano infatti ebbe modo di farsi conoscere anche per l'allegra vita fuori dal campo. Tedesco con l'anima latina, ebbe tre figli da tre mogli: l'ultima, di origine cubana, l'aveva sposata nel 2003. Leggendarie le sue fughe dai ritiri, a volte anche prima di partite importanti. Uno stile di vita che non influì sul suo rendimento in campo.

In epoca in cui i calciatori sono sempre più uomini immagine, Haller fu anche uno dei primi calciatori ad apparire in uno spot pubblicitario. La sua esperienza a Bologna si chiuse nel 1968, dopo 180 presenze e 48 reti. Poi vennero la Juve e altri due scudetti, prima del ritorno nella natia Augsburg, dove chiuse la carriera nel 1979, quindici anni dopo quello storico scudetto sotto le due torri.