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E' l'inizio del secondo tempo supplementare, c'è un uomo in panchina che agita le braccia in un vestito ormai sgualcito e come un direttore d'orchestra guida i cori dello Juventus Stadium. I bianconeri sono sul 2-2 da pochi minuti, grazie alla prodezza di Mirko Vucinic che significa finale della Tim Cup 2012. Rinchiuso nell'area tecnica c'è lui, Antonio Conte, al primo anno sulla panchina da sempre sognata e ormai a un solo passo dal primo trofeo della stagione e della carriera. Un risultato che in casa Juve manca dai tempi di Calciopoli.
Sull'altra sponda c'è Massimiliano Allegri, cappotto e sguardo tirato. Non ostenta rabbia ma l'amarezza traspare. Il Milan ha sfiorato l'impresa e c'è riuscito con due "rinforzini" di gennaio come Mesbah e Maxi Lopez. Merito anche, se non soprattutto, del coraggio di questo tecnico, capace di fare accomodare in panchina sua maestà Zlatan Ibrahimovic dopo soli - tutt'altro che incisivi - 45 minuti. D'altronde che il livornese non guardi in faccia nessuno non lo si impara certo stasera: Ronaldinho fu il primo, Pato forse non l'ultimo. E si può star certi che, dopo questa eliminazione, domani c'è chi metterà in discussione il suo lavoro, ma se i rossoneri sono arrivati a giocarsela fino ai supplementari, dopo le fatiche di campionato e Champions, forse qualche merito gli andrebbe riconosciuto.
Conte e Allegri, se lo sono suonate a parole e non si sono risparmiati nemmeno in campo. Bello così. Con la sfida a distanza delle vecchie (ingombranti) glorie, Del Piero e Inzaghi, che in fondo ha deciso il destino di questa combattutissima semifinale. L'ingresso di Super Pippo ha dato entusiasmo alla rimonta del Milan, ma re Alex ha fatto la linguaccia e lo Juventus Stadium stanotte canta. Con il suo tecnico a saltare in mezzo al campo e a dirigere il tutto.