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La storia dello Strandja (Bulgaria), il primo torneo assoluto, nato nel 1950, giunto alla 77° edizione.

Pubblicato il 8 marzo 2026 alle 21:50
Categoria: Boxe
Autore: Wilma Gagliardi

di Giuliano Orlando 

Lo “Strandja”, ha festeggiato la 77° edizione del più antico torneo europeo e probabilmente in assoluto. La Bulgaria lo inaugurò nel marzo 1950 a livello nazionale. Nel 1956 assunse al ruolo di campionato bulgaro in 5 categorie. Nel 1964 arrivano Ungheria e Romania, l’anno dopo entra anche la Jugoslavia. Il torneo apre a 11 categorie e nel 1967 si presenta un club dell’URSS. Il primo salto di qualità nel 1971 con i sovietici che si portano a casa 5 ori. Negli anni successivi debuttano la DDR e Cuba, che nel 1978, porta Stevenson, doppio oro olimpico (1972 e ’76) facile vincitore del torneo. L’unica apparizione allo Strandja a differenza della “Centura de oro” in Romania a Bucarest, dove vinse per cinque volte. Il debutto dell’Italia, data dal 1994, i primi due podi nel ’95 con l’argento di Michele Galvano e Paolo Vidoz. Per trovare altri azzurri in zona medaglie occorre attendere il 2001 con Cammarelle bronzo nel 2001, argento nel 2003 e ancora bronzo nel 2007. Migliore il bilancio di Clemente Russo nei 91 kg. oro nel 2006, argento (2004 e 2007), bronzo nel 2005 e 2020 a 37 anni. L’argento successivo lo conquista Gianluca Rosciglione nel 2011, superato in finale dal russo Menkhontsev, iridato 2009 a Milano, battendo anche Russo.

Un talento con tante vittorie e sconfitte clamorose, per l’incostanza negli allenamenti. Il primo podio femminile (2012) spetta a Valeria Calabrese, battuta in finale dall’inglese Adams, che pochi mesi dopo centra l’oro nei 51 kg., nella prima edizione olimpica femminile a Londra. Presenti tre categorie. Le altre due vincitrici furono l’irlandese Katie Taylor (60) e la giovanissima (17 anni) Claressa Shields (75). La Shields e la Adams bissarono l’alloro a cinque cerchi a Rio 2016. Mentre la Taylor, ormai demotivata, perse nei quarti dalla finnica Potkonen, veterana con i controfiocchi. La nostra Irma Testa (57) si fermò ai quarti, battuta dalla francese Mossely che vinse l’oro. Tra il 2012 e il 2020 diversi azzurri e azzurre salirono sul podio. Ricordiamo Capuano (2013), Cavallaro e Manfredonia nel 2014. Nelle categorie femminili, la Gordini (2014), Testa (2016 e 2018), Nicoli nel 2018. L’anno dopo l’impresa della carabiniera bolognese Alberti che dopo il bronzo 2016 a tre anni di distanza arriva all’oro, mentre la Testa si ferma ancora al bronzo. Al momento è l’unica azzurra sul gradino più alto allo Strandja. A sorpresa nel 2020, il trionfo di Francesco Maietta, tanto talento poi non confermato.

A Sofia batte avversari molto più quotati e vince l’oro. Italia assente nel 2021. Torna nel 2022 e la Prisciandaro arriva all’argento nei 48 kg. Bronzo per Gianluca Russo, Malanga e Commey. Parliamo di quattro anni fa e l’ossatura della nazionale era già formata. Ai vertici parlano di forze emergenti nel 2026, denotando memoria corta, anzi cortissima. Nel 2023 altri podi azzurri, argento per Vincenzo Lizzi e bronzo a Federico Serra. Nel 2024 l’anno olimpico, niente Strandja. L’anno scorso la Carini e la Gemini conquistano argento e bronzo che si merita anche il fiorentino Gabriele Rontani Guidi, 22 anni, attivo dal 2018, ovvero da otto anni nel giro azzurro. Un bronzo di ottimo valore, considerato che in semifinale tiene testa al kazako Zhussupov (100-16), professionista dal 2020 (4), titolare ai Giochi di Rio 2016, iridato IBA 2025, che supera l’azzurro per split decision. Lo scorso febbraio l’Italia si presenta allo Strandja con 8 azzurri e 4 donne. Il meglio della nazionale maggiore.  Eliminati al debutto: Canonico (60), Giannotti (65), Malanga (70) e Caruso (85), stessa sorte per quattro le azzurre: Vescovini (51), Grabucea (57) e Gemini (75).

La Vassallo (51) non si prende il disturbo di combattere, visto che è fuori peso. I tecnici non lo sapevano? Vincono il primo match Sarsilli (80) e Chime (90) al secondo sono fuori. Resta il medio Rontani vittorioso sul georgiano Natroshsvili (4-1) e sull’armeno Mikaelyan (4-1) approdando in semifinale. Il sito FPI è talmente abituato alle sconfitte, che pubblica l’armeno vincitore e tale resta senza ovviare all’errore. In semifinale l’azzurro si arrende con un netto 0-5 all’azero Erkinboev, che vincerà il torneo. I numeri dicono che l’Italia ha rimediato 12 sconfitte e quattro vittorie. Lascio ai lettori la valutazione. Eppure i nostri tecnici erano felici e soddisfatti come mostra la foto sopra l’articolo, per l’unico bronzo. Un trionfo! D’accordo, un torneo era di alta qualità, 31 nazioni al via, presenti campioni ai recenti (settembre 2025) mondiali di Liverpool, dove l’Italia ha fatto da comparsa, anche se il presidente ha affermato che il nostro bilancio è positivo! Il medagliere indica l’Uzbekistan (7-4-6), il Kazikistan (4-2-3), l’Ucraina (3-3-4) che si allena sotto le bombe dell’invasore russo, quindi Bulgaria (2-1-4), Inghilterra (2-1-3), USA (1-1-5), Kosovo (1-0-0), Brasile (0-4-1), Irlanda (0-1-3), Australia,e Azerbajan (0-1-1), Turchia (0-1-0), Mongolia (0-0-3), l’Italia è in coda in compagnia di Armenia, Germania, Romania ed Egitto. Nel 2025 avevamo conquistato un argento e due bronzi. A casa mia dicono che facciamo come i gamberi. Ricordando che a Sofia abbiamo mandato i numeri uno delle rispettive categorie. Le nazionali invece di crescere, decrescono.                                                                                                                                                

Passo ad un altro argomento, la celebrazione dei 110 anni della FPI. Evento tenutosi a Roma all’insegna dell’acronimo “Forza, Passione, Identità” tre parole magiche. Debbo dire per onestà di essere stato invitato. A mie spese. Faccio il conto della serva e deduco che tra viaggio e soggiorno spenderei non meno di 400 euro. Una volta l’invito era comprensivo delle spese. Adesso non funziona più così. Infatti, a parte i residenti a Roma e dintorni, le assenze di campioni che hanno scritto la storia dell’Italia pugilistica era quasi  totale. Dai fratelli Loris e Maurizio Stecca a Francesco Damiani, nessun professionista e anche numerosi residenti a Roma hanno glissato. Vittorio Lai, presidente onorario, evidentemente in punizione non aveva ricevuto neppure l’invito! In compenso i politici e gli amici degli amici erano una marea. Il vertice del CONI ha affollato l’evento, premi a gogò, ad artiste e artisti, premi a qualche maestro, ignorando quelli ritenuti riottosi, anche se prestano servizio in palestra da mezzo secolo. Ho visto le foto dell’evento e mi è venuta tanta malinconia. Dove erano i tanti ex azzurri, che hanno dato all’Italia titoli e gloria. Gli ori di Roma, ancora viventi, ex campioni come Fragomeni, Mattioli, Zanon, Zoff, Udella, Nati, Rosi, Maludrottu, Russolillo e tantissimi altri. Sicuramente gli inviti sono stati tantissimi, ma a loro spese! Sarebbe stato più corretto indicare i 110 anni, come una serata tra “noantri” in contrapposizione a “voantri”, ovvero gli esclusi.

Giuliano Orlando