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Momento delicato in casa Roma, alla vigilia del decisivo scontro con l'Udinese all'Olimpico nella corsa per un posto in Europa. "Non mi interessano i discorsi sulle mie possibili dimissioni o le altre cazzate che si dicono. Non mi dimetto, non fate più questa domanda. Andrò via solo quando la squadra non mi seguirù più o se la società dovesse pensare che non sono la persona giusta. Altrimenti vediamo cosa succede", ha sbottato Luis Enrique in conferenza stampa, all'ennesima domanda sulle sue possibili dimissioni da allenatore della Roma.
"Faccio sempre il bene della squadra e i discorsi sulle mie dimissioni non mi interessano. La cosa più importante è la partita con l'Udinese, poi ho detto che nel calcio non si sa mai. La squadra deve avere un clima favorevole, quando non è così diventa più difficile. Nei momenti difficili i ragazzi si sono sempre comportati bene, da uomini. Quando abbiamo avuto la possibilità di arrivare vicino alle grandi non siamo stati all'altezza, ma non perchè non siamo cattivi, perchè non siamo uomini o per altre cazzate che si dicono", ha aggiunto il tecnico spagnolo.
Luis Enrique ha poi attirato su di sè tutte le colpe di questo momento, spazzando via i rumors su litigi all'interno dello spogliatoio e su un clima teso tra i giocatori. "Il colpevole di tutto questo sono io che sono l'allenatore. Le responsabilità me le prendo io, ma lasciate stare i giovani. Nessuno mi può dire che questa squadra in futuro non potrà diventare qualcosa o fare qualcosa. Tutti questi ragazzi, e parlo anche dei giovani, stanno facendo un lavoro importantissimo e una crescita incredibile, non mandiamoli al massacro. Dobbiamo lavorare fino alla fine del campionato e io mi assumerò la responsabilità ogni giorno. Il mio compito è migliorare la squadra e fare in modo che sia pronta per questa partita importante con l'Udinese, il resto sono cose che non mi interessano", ha concluso un Luis Enrique visibilmente arrabbiato.