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"Poche decine di secondi". E' questo il tempo che sarebbe bastato a risolvere il giallo del gol fantasma di Muntari con l'aiuto della tecnologia. Ne è convinto Giulio De Santis, direttore tecnico degli arbitri italiani e arbitro della moviola (TMO) lo scorso novembre ad Auckland nella finale dei Mondiali di rugby fra la Nuova Zelanda e la Francia. La lezione arriva direttamente dallo sport della palla ovale, in cui da anni viene utilizzata la tecnologia in campo: "Era talmente evidente che non c'era bisogno di perderci tanto tempo - spiega De Santis a Radio Manà Manà Sport -. La moviola? Una misura esageratamente minore rispetto al tempo che si è poi speso per protestare e per parlarne".
"L'importante è come si applica - prosegue -. Nel rugby solo l'arbitro può chiedere al TMO di interloquire su una meta e nel calcio andrebbe fatto lo stesso. Io non inserirei il challenge come accade nel tennis o football americano. Perché la moviola non è la panacea di tutti i mali e anche nel rugby in molte situazioni non si è sempre d'accordo. Certo è che risolve i casi eclatanti - conclude De Santis -, tipo quello di Muntari e Buffon".