There’s no story without struggle: la recensione di Datasport

2020-11-26 19:00:03
There’s no story without struggle: la recensione di Datasport
Pubblicato il 26 novembre 2020 alle 19:00:03
Categoria: Libri di Sport
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Ho sempre sostenuto che una bella foto, supera di gran lunga un buon articolo. L’immagine in un attimo, riesce ad emozionarti, commuoverti o inorridirti, farti felice o malinconico. L’arte della scrittura ha i suoi tempi di lettura e spesso manca di pathos. I fotoreporter di guerra hanno fissato l’orrore e il sangue di tanti innocenti in uno scatto, immagini che restano nel tempo. Andrea Rigato nell’ideale passaggio dall’analogico al digitale, ha dato sfogo alla sua vocazione pubblicando per l’agenzia Alcatraz e la cura di Angelo Mora, una galleria dedicata agli ultras, che vale più di qualsiasi romanzo. Le immagini sono talmente vive e forti, che parlano senza proferire parola. I gesti, i volti, le bandiere, le scritte con gli orrori di ortografia, fanno parte di una tribù le cui radici affondano nella precisa volontà di non essere intruppati e codificati. Attori senza stipendio, disposti a tutto, varcando ogni regola, nel nome di una fede che non ha confini e adatta le regole a seconda dello stato d’animo e che trova nei club del calcio il suo diapason. Il termine libertà è un mantra senza confini, che deve essere valicato, altrimenti non è ultras. Romantici? Qualcuno li ha definiti così e forse qualcuno c’è, ma spesso la violenza prevale e quindi perde idealità. Le curve sono il loro santuario, li trovi in ogni stadio, da quelli di alto livello, Torino (Toro e Juve), Milano (Milan e Inter), Napoli e Genova (Sampdoria e Genoa), Firenze e Verona, ma anche e soprattutto nella periferia di non minore impatto dove  svettano Messina, Padova, Treviso, Udine, Parma, Cremona, Ascoli, Modena, Ravenna e cento altri stadi. Le immagini di Rigato sono fucilate e lampi. Dai compagni livornesi dell’ultra sinistra all’altra sponda laziale dai temi e ideali opposti. Allo stadio di Firenze, uno striscione infinito proclama: “Fuori gli ultras dalle galere, dentro Moggi e le merde bianconere” uno stornello che nella città del Giglio trova numerosi consensi. Altra coerenza, il piacere di stare a petto nudo, mostrando con orgoglio tatuaggi e adipe a go go. Come definire i cultori che scrivono “Odio eterno al calcio moderno” da parte di ultras mantovani? Poi ci sono gli avvisi al Vicenza: “Con queste prestazioni ci avete rotto i coglioni”, oppure “In casa leoni, fuori buffoni. Svegliatevi”. Che, tutto sommato non vanno oltre i confini del lecito. Forse gli ultimi mohicani di un gioco ormai prigioniero della deriva sempre più affaristica. A questo punto le immagini di Rigato, scattate fra il 2003 e il 2010 sono il segno di una vitalità che fa perfino tenerezza. Visto che giocano a viso scoperto e si scontrano per difendere la stessa filosofia. Un album che diventa un prezioso documento per capire il recente passato e riflettere se e come l’oggi si presenta. 

Giuliano Orlando

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