"I conquistatori del cielo" di Scott Ellsworth: la recensione

2020-12-08 18:00:05
Pubblicato il 8 dicembre 2020 alle 18:00:05
Categoria: Libri di Sport
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Gli indimenticabili pionieri dell’alta quota, alla vigilia della grande guerra – Scott Ellsworth – I conquistatori del cielo. Gli anni ruggenti dell’alpinismo himalayano – Corbaccio Editore - Pag. 406 – Euro 26.00.

di Giuliano Orlando

Come furono per l’alpinismo gli anni trenta? Interrogativo che ha appassionato quel mondo e continua a farlo. Scott Ellsworth. Docente all’Università del Michigan, giornalista e scrittore americano di alta qualità, si è già cimentato nel recente passato su tempi scottanti, quali il massacro razziale di Tulsa con ”Death in a Promised Land” e “The Secret Game” inchiesta nel pianeta basket. Stavolta si è cimentato per capire gli anni precedenti la Grande Guerra, dove era in atto la guerra per la conquista delle più alte vette del mondo. Partendo da Darjeeling un villaggio sulle propaggini orientali dell’Himalaya, cercando la casa di Angtsering, leggendario sherpa negli anni ’30. In quella casa abitano le figlie che sono ben liete di dare in visione a Scott vecchie foto, medaglie e ritagli di giornale che il tempo aveva ingiallito. Ricreando quella magica atmosfera che l’autore ha saputo offrire al lettore. Nei primi anni del 1900 i luoghi remoti cominciano a diminuire, sotto l’assalto di esploratori più o meno ispirati. Ormai erano stati raggiunti i due poli terrestri, ferita la foresta amazzonica, scoperto casualmente da un sedicenne nel New Messico, le Carlsbad Caverns, il sistema di grotte più grandioso del mondo, che aveva confuso un volo di pipistrelli per un pennacchio di fumo. Restava un solo posto avvolto nel mistero: la catena dell’Himalaya, che lungo tremila km. partendo dall’Afghanistan orientale si snoda fino alle propaggini occidentali della Cina. Un mondo che incuteva timore da sempre. Evitato dai conquistatori leggendari come Gengis Khan, e gli sforzi compiuti per raggiungere le cime più alte erano falliti. L’Everest, il K2, il Kangchenjunga, l’Annapurna e il Nanga Parbat, restavano inviolate. Nella vecchia Europa negli anni ’30 stava spuntando una nuova generazione di alpinisti e nazioni come Inghilterra, la Germania nazista, l’ambiziosa Francia e anche gli Stati Uniti si trovarono d’accordo che fosse giunto il tempo per conquistare le vette himalayane. Nacque così una delle sfide più avvincenti e spettacolari, pagando in molti casi il prezzo di vite umane. Lasciamo all’autore, che ne narra con grande pathos le storie di conquiste e fallimenti, comunque tutte emozionanti, per mettere a fuoco come tutte le sfide, i media come cani da fiuto, capirono che questa sfida avrebbe interessato i lettori e ci si buttarono a capofitto. Da sempre i record fanno notizia e questi subiscono lo stesso fascino ed ebbe inizio una storia nuova per una categoria che aveva fatto del silenzio la loro religione. La diversità di questo libro affascinante è che ogni storia ha un taglio giornalistico come fosse un racconto dove le situazioni vibrano come corde di violino accarezzate da un archetto magico, il cui suono sale fino al culmine delle note, sulle cime inviolate. Un libro imperdibile per gli appassionati della montagna.

Giuliano Orlando

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