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La nazionale italiana. Storia degli azzurri ai mondiali di calcio
Un libro sincero e patriottico, anche se l’Italia attuale è modestissima. In passato, da Pozzo a Lippi, ha saputo risorgere e vincere. Al momento è fuori dal mondiale per la terza volta consecutiva - Nicolò Mello - La nazionale italiana. Storia degli azzurri ai mondiali di calcio – Diarkos Editore - Pag. 390 – Euro 19.00.
di Giuliano Orlando
L’Italia fuori dal mondiale per la terza volta consecutiva! La piccola Bosnia Erzegovina (3 milioni di abitanti) ha messo KO ai rigori la nostra nazionale, estromettendoci dal campionato che si terrà in America (Messico, Canada e USA) tra giugno e luglio prossimi. Fatto questo doveroso e doloroso preambolo, il libro per certi versi è patriottico, in un momento in cui l’azzurro è piuttosto sbiadito, anche se la passione e l’esperienza di “Ringhio” Gattuso, guerriero da giocatore e non meno da allenatore, sia pure con alterna fortuna, abbia cercato di farla risorgere, ricreando lo spirito guerriero per superare delusioni infinite. Tutto inutile. Le responsabilità vengono da lontano, dalla Federcalcio, incapace di creare programmi concreti, anche se pervicacemente attaccata alle poltrone, da quando le società hanno anteposto i loro tornaconti a quelli della Nazionale. Che non è cresciuta, mancando quel ricambio che in passato aveva portato gli azzurri a primeggiare. Basta leggere le formazioni delle squadre di serie A e della B, per rispondere alla domanda, perché siamo a corto di ricambi e perché anche gli attuali titolari in azzurro non sono certo dei Varenne o Ribot del calcio. Cancellati i vivai una volta orgoglio di alcune delle nostre società che rifornivano i campioni del futuro, per le spese insostenibili e qui la Federcalcio non ha capito che inaridendo quel comparto avrebbero pagato a caro prezzo il futuro della nazionale. D’altronde le società rispondono che i campioni in erba che arrivano dall’Africa costano molto, molto meno di quelli che potrebbero sbocciare da noi. A differenza di Germania, Inghilterra, Francia che pur operando sul mercato straniero, mantengono un ricambio importante. La Spagna, produce ancora campioni locali e dispone di quel capitale che manca alle nostre società. La risposta la trovi nel libro di ridotte dimensioni, che chiarisce la situazione e i nostri limiti. Si intitola “Il centravanti e La Mecca, calcio, Islam e petroldollari”, a cura di Rocco Bellantone, illuminante sulla situazione mondiale del calcio. I paesi che esportano più giocatori sono Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio, Senegal, Camerun, Mali, Gambia e Guinea. Ad usufruirne di più sono Francia, Germania. Italia, Spagna ed Inghilterra.
Non solo, mentre gli emiri dei vari stati inondati dai ricavi del petrolio, acquistano le società a partire dall’Inghilterra alla Francia, mentre l’Italia è inappetibile per le troppe pastoie burocratiche, che rendono tutto più difficile. Ragion per cui, i nostri bilanci consentono acquisti di stranieri di seconda e terza scelta. Consiglio questo libro agli appassionati del calcio, per conoscere i risvolti sportivi, politici e religiosi anche nelle nazioni come Iraq, Iran, Afganistan e addirittura i Talebani che lo vietarono come esibizione impura. Fatto questo lungo preambolo, torno al libro di Niccolò Mello, che racconta con molta precisione la storia dei mondiali in chiave italiana. Dalla prima edizione del 1930, giocata in Uruguay con l’Europa assente, al doppio trionfo italiano (1934 e 1938), il primo giocato in casa e quello successivo in Francia. Il ruolo di Vittorio Pozzo al cui spirito patriottico unisce competenza e intelligenza tattica. Non solo, sa infondere ai giocatori lo spirito dell’amor patrio. L’arrivo dei talenti oriundi, da Orsi, Monti e Schiavio ai nostri alfieri guidati da Meazza, ritenuto il più grande giocatore italiano in assoluto, ma anche campioni come Combi, Monzeglio, Ferraris, Guaita, Allemandi e altri, permisero all’Italia di conquistare due mondiali. Indimenticabili le sfide con Austria e Ungheria a loro volta regine del calcio con assi assoluti. I fallimenti nelle successive edizioni, dal Brasile 1950 a quella mortificante del 1954, eliminati dalla Svizzera con l’Italia lacerata da beghe interne e non solo. I moduli tattici, il cambio frenetico e dissennato dei tecnici alla guida della nazionale.
Tutto molto dettagliato e preciso, salvo un particolare riferito alla vittoria della Germania Occidentale sulla magica Ungheria di campioni superlativa nella finale. E’ vero che la Germania la spuntò, anche grazie al contributo dell’arbitro inglese Ling che annulla la rete regolare ai magiari nei minuti conclusivi, va ricordato che i tedeschi erano bombati al punto che i titolari dopo quella partita ebbero conseguenze clamorose, restando fermi per mesi, atti a smaltire la sbornia di dopanti assunti. La storia dell’Italia ai mondiali è anche lo specchio della nostra situazione politica, alti e bassi, delusioni cocenti e fiammate improvvise e magiche. Nel 1966 ai mondiali in Inghilterra ci elimina la Corea del Nord, forse la sconfitta più incredibile, che un giornalista definì la comica di Ridolini. L’arrivo di Bearzot, una rinascita lenta e difficile, fino al miracolo in Spagna 1982, con l’arrivo di Pablito Rossi e l’urlo liberatorio di Tardelli, la presenza del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, un tifoso eccezionale, la partite a carte e tanti altri episodi. L’amaro Messico 1986, finito con rabbia e delusione, i mondiali in Italia 1990, con un terzo posto poco consolatorio anche che battere l’Inghilterra è sempre un’impresa. Resta il rimpianto di essersi giocato la finale ai rigori contro l’Argentina, che perse di fronte alla Germania, nella più brutta gara iridata. Con un arbitro incapace. Nel 1994 negli USA, dopo sfioriamo l’oro, sconfitti in finale e ai maledetti rigori contro il Brasile, con Baggio disperato per aver fallito il tiro decisivo.
Nel 1998 in Francia sono ancora i rigori a fregarci contro i padroni di casa nei quarti, che vinceranno il titolo. Nel 2002 si gioca in Giappone e Corea del Sud e questa volta sono i padroni di casa e metterci KO. Vince il Brasile ma è uno dei mondiali meno brillanti. Nel 2006 la Germania ospita l’evento, con l’Italia devastata dall’inchiesta, partita dalla procura di Napoli che segnala un sistema che condiziona la designazione degli arbitri. Si apre una voragine nella quale finiscono Juve, Milan, Fiorentina e Lazio. Si pensa che vedremo un’Italia cenerentola, invece accade il miracolo e la squadra guidata da Marcello Lippi esplode come una cometa che viaggia alla grande fino alla finale dove batte la Francia di Zidane ai rigori, col terzino Grosso che beffa Barthez dal dischetto, nell’ultimo tiro decisivo. In Brasile 2014 giochiamo l’ultimo mondiale. Poi il buio. Fuori nel 2018 e nel 2022, in Russia e in Qatar. Con fatica enorme l’Italia evita la terza eliminazione. Tremando e non poco contro l’Irlanda del Nord, poi la mazzata del terzo KO. Autrice la Bosnia Erzegovina, descritta dalla stampa come uno spauracchio. Com’è stato. Ugualmente il libro è importante per conoscere la storia della nazionale azzurra. Quella del passato.
Giuliano Orlando