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Tra nuovi arrivi e vecchie glorie resuscitate da Allegri, scopri quali sono i rossoneri che hanno cucito con le loro giocate il 18esimo scudetto sulle maglie del Milan, strappandolo dai cugini nerazzurri.
PATO (voto 8,5): Basta leggere le statistiche: 50 gol in 99 partite in Serie A coi rossoneri. Un gol ogni due match, a soli 21 anni. Medie mostruose, che comunque non gli risparmiano le critiche: "Deve esplodere definitivamente", "Non si intende con Ibra", "Non fa gol decisivi". Bé, quest'anno il Papero non può e non deve essere contestato: dopo un inizio a rilento, dovuto ai continui problemi fisici, il brasiliano si sveglia e inanella una serie di prestazioni da leader, come quella contro il Napoli e contro l'Inter, coronata peraltro dalla doppietta vincente. Presente e futuro del Milan. Maturo.
IBRAHIMOVIC (voto 8): genio e sregolatezza. Lo si sapeva, lo si è sempre saputo. Lo svedese è stato capace di trascinare il Milan per tutta la prima parte di campionato, con gol pesanti e spettacolari (vedi Lecce), come di perdere la bussola nell'ultima parte, quella decisiva: nervoso, scontroso, svogliato. Però è stato l'arma in più del Milan di Allegri, con il quale, squalifiche permettendo, non avrebbe saltato neanche un minuto. Ibracadabra si prende il suo ottavo scudetto consecutivo tra Ajax, Juve, Inter, Barcellona e Milan: ci sarà un perchè. Protagonista.
THIAGO SILVA (voto 8): Giocatore totale: un difensore con la tecnica di un regista e la fisicità di un mediano. Subito in gol all'esordio contro il Lecce, a dimostrare che questa è la stagione della sua consacrazione definitiva. Insieme a Nesta blinda la difesa rossonera, e sono le statistiche a sancirlo (minor numero di gol subiti in campionato). Disponibile anche al sacrificio quando Allegri gli chiede di giocare qualche metro avanti sulla linea dei centrocampisti. Leader.
ROBINHO (voto 7,5): Pelè quando l'ha visto con la maglia del Santos ha detto: "Eccolo, è lui il mio erede". Un paragone forse troppo azzardato, dato che il peperino brasiliano si è un po' perso tra il Real Madrid e il Manchester City (con una parentesi al Santos quando militava in Premier). Col Milan aveva l'ultima occasione per dimostrare di essere uno da grande palcoscenico, e ce l'ha fatta. In un certo senso può essere considerato l'uomo di Allegri, che per fargli posto ha silurato l'uomo del presidente Ronaldinho. Il numero 70 ha risposto con prestazioni di corsa, sacrificio e rigore tattico, a volte anche sacrificando la lucidità sotto porta. Però 12 gol, alcuni pesantissimi (vedi Brescia), sono un bottino da top player. Decisivo.
SEEDORF (voto 7,5): Le parole ormai non bastano più per descrivere le prestazioni del professore olandese: fischiato e contestato dal pubblico, l'uomo dalle quattro Champions League risponde con un finale di stagione monumentale: Allegri lo utilizza part time in ruoli differenti del centrocampo, ma Clarence dimostra una saggezza e una personalità che pochi giocatori al mondo mettono in campo. Infinito.
VAN BOMMEL(voto 7): L'esperienza dell'olandese è stata la marcia in più dei rossoneri da gennaio in avanti. In un momento in cui Ambrosini e Pirlo sono venuti a mancare causa infortuni, il centrocampista olandese ex Bayern Monaco ha preso in mano le redini della regia e ha offerto prestazioni ordinate, pulite e autoritarie. L'emblema della sua importanza si è vista a Palermo: brutta prestazione di Van Bommel e conseguente brutta prestazione di tutta la squadra, che non gira se non c'è il suo perno in mezzo al campo. Autoritario.
LA SORPRESA
BOATENG (voto 8): E chi se lo aspettava? Faccia da duro, tatuaggi da cestista, passato un po' turbolento. I dubbi sul suo inserimento in uno spogliatoio come quello rossonero vengono però spazzati via a furia di prestazioni convincenti. Kevin Prince si è guadagnato un ruolo da protagonista assoluto in questo scudetto: partito come mezz'ala a fianco del regista, Allegri si è presto accorto della sua vivacità nell'inserimento, e si è subito corretto schierandolo trequartista. La sua fisicità, unita alla tecnica di base sorprendente e ad un ottimo senso del gol sono state armi chiave per scardinare le difese avversarie. E alla fine questo acquisto, passato in secondo piano rispetto ai più mediatici Ibra e Robinho, si è rivelato il più sorprendente. Unico.
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