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Luciano Bonfiglio tributa omaggio ad Alex Zanardi
La voce è rotta, ma le parole restano lucidissime. Nel giorno in cui lo sport italiano prova a fare i conti con un vuoto difficile da raccontare, il presidente del CONI Luciano Buonfiglio affida il suo ricordo a immagini semplici, dirette, quasi intime.
“Perdiamo un campione e un uomo”, dice parlando di Alex Zanardi. E dentro quella frase c’è tutto: la grandezza sportiva e quella, forse ancora più rara, umana.
Buonfiglio torna con la memoria a Giochi Paralimpici di Londra 2012, al primo incontro con Zanardi: lo sguardo concentrato, l’attenzione maniacale ai dettagli, la tensione positiva prima della gara. “Lo guardavi negli occhi e capivi subito chi avevi davanti”, racconta. Non solo un atleta, ma un uomo capace di trasformare ogni istante in qualcosa di pieno, vissuto fino in fondo.
E infatti è proprio questo il tratto che emerge più forte: la lezione di vita.
Zanardi, per Buonfiglio, è stato “un combattente nato”, uno di quelli che nei momenti difficili diventano riferimento. Non un simbolo astratto, ma qualcosa di concreto a cui aggrapparsi quando tutto sembra complicarsi.
Non è un caso che il presidente del CONI parli di eredità che va oltre lo sport. Il ricordo, sottolinea, non potrà limitarsi a celebrazioni di circostanza: servirà qualcosa “degno del suo nome”, capace di attraversare discipline, generazioni e contesti. Perché Zanardi non apparteneva solo a una categoria, ma a un’idea più ampia di sport e di vita.
Il suo impatto sul movimento paralimpico resta infatti enorme. Le vittorie di Londra 2012 non sono state solo medaglie: hanno acceso un riflettore nuovo, hanno cambiato percezioni, hanno dato slancio a un intero sistema. Da lì in poi, nulla è stato più esattamente come prima.
E mentre il mondo sportivo si ferma per un minuto di silenzio, resta quella sensazione difficile da scrollarsi di dosso: alcune persone non se ne vanno davvero, perché continuano a stare dentro le storie, dentro gli esempi, dentro le scelte quotidiane di chi resta.
Zanardi era uno di quelli. E forse è proprio per questo che, oggi, il silenzio pesa ancora di più.