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L'Inter del 2006 era una squadra divisa in clan. Così la descrive Zlatan Ibrahimovic nell'ennesima anticipazione della sua autobiografia in uscita nel fine settimana. “La vera sfida era rompere quei gruppetti - scrive lo svedese -. Li odiai fin dal primo giorno e non dipendeva soltanto dal fatto che io venivo da Rosengard, dove ci si mischiava senza problemi tra turchi, somali, jugoslavi, arabi. Era anche perché l'avevo visto già molto chiaramente, sia alla Juventus sia all'Ajax: tutte le squadre rendono molto meglio quando fra i giocatori c'è coesione. All'Inter era l'opposto”.
Ibrahimovic entra nei dettagli: “In un angolo stavano seduti i brasiliani; gli argentini stavano in un altro e tutti gli altri in un terzo. Era una cazzata. Così considerai come mio primo grande test da leader porre fine a quella situazione. Andavo in giro e dicevo: 'Cos'è questa storia? Perché state lì seduti tra di voi come dei bambini?'. Quelle barriere invisibili erano troppo nette. Perciò andai nuovamente da Moratti e fui più chiaro possibile. L'Inter non vinceva il campionato da secoli. Volevamo andare avanti così? Dovevamo essere dei perdenti solo perché la gente non aveva voglia di parlarsi? 'Ovviamente no' disse Moratti. 'Ma allora bisogna rompere questi dannati clan. Non possiamo vincere se lo spogliatoio non è unito”.