Giro di Dubai: la vittoria negata ai ciclisti italiani

2016-02-25 17:52:02
Pubblicato il 25 febbraio 2016 alle 17:52:02
Categoria: Notizie Ciclismo
Autore: Redazione Datasport.it

Smaltita la delusione, per lo scherzo di pessimo gusto giocato dagli organizzatori del Giro di Dubai, negli Emirati Arabi, gli otto ciclisti amatori del team “Il dito e la luna” della “Free bike” di Chieti Scalo, sono rientrati a casa con le medaglie di consolazione, invece di quelle riservate ai vincitori. Di Ruscio, Marinucci, Franceschini, De Dominicis, Sbaraglia, Cacciatore, i Falconio zio e nipote, non l’hanno presa bene, anche se alla fine ci hanno fatto una risata liberatoria.

Il gruppo vanta un curriculum di tutto rispetto, avendo preso parte a corse importanti riservate ai master, con ottimi risultati. A illustrare l’avventura è Davinisio Cacciatore che risiede a Ripa Teatina, la cittadina che ha dato i natali al papà di Rocky Marciano, dove conduce un albergo ristorante che dà il nome alla squadra. “Da diverse stagioni giriamo il mondo, autofinanziandoci, per il piacere di correre in bici. Abbiamo preso parte ai giri di New York, Londra, Barcellona e Vancouver per citare le gare più importanti, ottenendo risultati di rilievo. Il  giro di Dubai non era uno scherzo, visto che abbiamo scelto la corsa lunga di 96 km. E, visto il clima, rappresentava una prova impegnativa. All’arrivo davanti a tutti, un gruppetto con quattro italiani e un inglese. La volata premiava Danilo Sbaraglia, la nostra punta, che batteva Mario Mastrovincenzo, Jonny Madin e il fratello di Mario. Quinto Corrado Ninnarella e sesto il locale Khaled Alkalefah. La classifica, con 1800 partenti, oltre al vincitore Sbaraglia, vedeva Franceschini 31° e il sottoscritto 61°, che doveva essere il podio finale dei vincitori, come  era scritto nel primo ordine d’arrivo. Qualche ora dopo, ci rechiamo alla premiazione, felici per il successo e scopriamo l’amara sorpresa. Gli organizzatori ci fanno sapere che a vincere era stata una squadra di Dubai. Increduli, chiediamo di vedere i tempi e scopriamo che i tre hanno viaggiato a 53 km all’ora, per 96 km. Neppure avessero un motore nella bici. Una follia, un furto bello e buono”.

La vostra reazione?
"Volevamo andarcene, ma gli organizzatori pur di non fare brutta figura, inventano un premio speciale di consolazione. Abbiamo fatto un po’ di casino, perché la delusione ci bruciava parecchio. Siamo amatori e corriamo per passione, un gruppo coeso, molto forte. Il tutto a nostre spese, sempre divertendoci, ma essere fregati non ci piace".

Quanti siete nel gruppo? 
"Una ventina, anche se quelli che fanno corse impegnative sono un decina. A Dubai eravamo in otto e tutti sono arrivati al traguardo".

Il prossimo impegno?
"A Vancouver in Canada, dove le classifiche sono corrette, avendo già preso parte negli scorsi anni alla gara. Di certo, il Giro di Dubai l’abbiamo depennato dai nostri programmi".