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I tifosi giallorossi aspettano Erik Lamela come un nuovo "profeta". Il diciannovenne argentino ha tutte le qualità per raccogliere l'eredità di Francesco Totti e guidare, da protagonista, la Roma del futuro. L'ultimo giocatore d'attacco acquistato in Argentina dalla società capitolina, però, rappresenta un vero e proprio incubo, con un nome e un cognome ben precisi: Gustavo Javier Bartelt.
Era l'estate del 1998 e un attaccante biondo e veloce aveva destato ammirazione nella dirigenza giallorossa. Bartelt aveva appena chiuso al secondo posto il campionato di Clausura con il suo Lanus, trascinando la squadra con 13 reti in 18 presenze. La Roma, vedendo in lui il nuovo Caniggia, lo acquistò pagandolo 13 miliardi di lire e offrendogli un quadriennale da 1,5 miliardi l'anno.
I risultati furono disastrosi. Offuscato dal trio Totti-Delvecchio-Paulo Sergio nella Roma di Zeman, raccolse 15 presenze in 2 anni senza mai segnare. Rimase pure implicato in un processo per il passaporto falso (nel quale fu assolto).
Bartelt, a quell'epoca, rappresentò una vera e propria scommessa (poi fallita), come lo è ora Lamela. Il biondo argentino era più attaccante, mentre il diciannovenne Erik è più trequartista e, vista la giovane età, ha un grande potenziale da esprimere. Nell'ultimo Clausura è retrocesso con il suo River Plate, ma vanta già 36 presenze e 4 reti con il club di Buenos Aires.
Argentina e Roma, un binomio - Bartelt a parte - che funziona. Si pensi ad Abel Balbo o a Gabriel Omar Batistuta, che però furono acquistati da un altro club italiano. Lamela, dunque, ha già un piccolo grande obiettivo nella prima stagione italiana: far dimenticare l'incubo Bartelt alla curva giallorossa.