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Editoriale: Pozzo, la macchia c'è

Pubblicato il 25 agosto 2011 alle 12:10:50
Categoria: Serie A
Autore: Redazione Datasport.it

La sfortuna, certo. I legni presi tra la gara di andata e quella di ritorno hanno condizionato le notti dell’Udinese nel preliminare di Champions. E hanno portato all’eliminazione. La sfortuna, certo. E anche la maggiore esperienza dell’Arsenal, abituato a partite di questo livello. Ma la fortuna devi aiutarla: se andiamo a leggere bene, scopriamo le scelte obbligate (e non sempre competitive) di Guidolin. All’andata se l’è giocata con una punta, Di Natale. Al ritorno avrebbe voluto fare di più, ma non sapeva come e dove pescare: Floro Flores infortunato, Denis ormai promesso all’Atalanta. Ecco, dopo aver elogiato spesso le strategie della famiglia Pozzo in 25 anni di calcio, bisognerebbe spendere qualche critica.

Al Friuli è stato un incrocio tra i re del mercato in uscita, storia delle ultime settimane. L’Udinese aveva rinunciato a gioielli come Zapata, Inler e Sanchez; strada facendo Wenger si era rassegnato all’idea di dover perdere sia Fabregas che Nasri. Complessivamente entrambi i club hanno incassato tra 125 e 130 milioni, una fortuna. E mentre Wenger si è sintonizzato subito sull’eccellente Gervinho (protagonista ieri sera), l’Udinese non ha sostituito Sanchez. Errore. E’ andata vicinissima a Piatti, ma ha aspettato troppo; ha marcato Dos Santos senza chiudere. E sinceramente quella formula con Pinzi trequartista alle spalle di Di Natale non ha convinto. Con tutto il rispetto per Pinzi, la necessità sarebbe stata quella di avere maggiore estro e fantasia anche per sfruttare l’effetto sorpresa. E per sorprendere una difesa, quella dell’Arsenal, che non è sembrata imperforabile. Anzi.

La morale è semplice: il problema non è capire quanti soldi abbia perso l’Udinese non entrando nella fase a gironi della Champions. Il problema è capire per quale motivo la famiglia Pozzo non abbia utilizzato una parte dei soldi incassati per le cessioni illustri, in modo da rafforzare un organico che lo avrebbe meritato. Lo stesso errore commesso da Zamparini che si è privato di Pastore e ha mandato il Palermo allo sbaraglio in Europa League. A maggior ragione la Champions avrebbe meritato un minimo di attenzione e di cura in più. Il manifesto finale che parla di sfortuna, di pali colpiti e di rimpianti vari non è certo un gettone di consolazione.

Quando sei fuori, nel calcio come nella vita, devi pensare a cosa avresti dovuto fare per essere dentro. Un po’ di autocritica, in casa Udinese, non guasterebbe.