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E’ vero, ha sbagliato. E’ vero, appartiene alla categoria degli indifendibili. Non bisogna andare piano con le critiche, ma pensare che all’improvviso Zlatan Ibrahimovic sia diventato un brocco, che vada messo sul mercato, che è quasi la rovina del Milan, beh… Viviamo spesso di esagerazioni, questa tra tantissime altre.
I raptus hanno fatto parte del suo modus vivendi. All’improvviso una gomitata, una testata, un intervento stile karate, qualcosa da censurare. E’ capitato con chiunque: con la Juve, con l’Inter, con il Barcellona. Una volta scaraventò un paio di forbici verso un compagno all’interno dello spogliatoio, erano i tempi dell’Ajax. Insomma, un po’ matto lo è sempre stato. Chi lo conosce bene garantisce: Zlatan è un buono che in campo si trasforma, una ventata di istinto può portarselo via e lo mette in situazioni imbarazzanti. Poi si pente, ma è tardi. Oppure diventa goffo, come ha fatto dopo la follia di Firenze: ha detto, in sintesi, che stava mandando a quel paese se stesso. Che quel “vaffa” era autobiografico, molto personale: da Zlatan a Zlatan per aver perso un pallone che non avrebbe dovuto. Possiamo credere a tutto, anche agli asini che volano, ma è difficile in una situazione del genere sintonizzarsi sulla sua lunghezza d’onda.
E’ giusto stangarlo con una multa segreta, criticarlo per aver collezionato due sciocchezze grosse in poche settimane. Ma non è corretto dimenticare quanto Ibra ha fatto per gran parte della stagione: mi riferisco al campionato perché in Champions sono emersi i soliti problemi, Zlatan incide poco. In campionato Ibra ha preso per mano il Milan, lo ha sostenuto e in qualche caso lo ha rianimato. Lo ha tenuto in piedi con gol e assist, lo ha salvato quando il precipizio sembrava vicino, lo ha scortato sempre. Come compete al più grande solista al mondo in tema di scudetti. Dimenticare questo, limitare il giudizio alle sciocchezze comportamentali più recenti non mi sembra il massimo. Anzi, è il solito metodo molto italiano di resettare tutto e di farsi condizionare da un paio di situazioni. Gravi, ma comunque non in grado di cancellare il resto.
Addirittura c’è chi va oltre: il ciclo di Ibra è finito, dopo una stagione. Insistono: alla fine andrà via, eppure Zlatan – non più tardi di pochi giorni fa – aveva dichiarato che il Milan del futuro “sarà ancora più vincente ed io ci sarò”. Un po’ di equilibrio non sarebbe male: Ibra da fenomeno a quasi brocco, da pilastro a palla al piede. L’errore c’è. E si vede.