*/
 

Editoriale: Luis Enrique, nuova Roma

Pubblicato il 11 giugno 2011 alle 08:20:42
Categoria: Serie A
Autore: Redazione Datasport.it

Viva i giovani allenatori, ormai è una tendenza. E pazienza se hanno fatto poca gavetta, come Vincenzo Montella che in pochi mesi si è ritrovato dai Giovanissimi alla prima squadra della Roma. Come premio il Catania. Se continuasse a bruciare le tappe, al prossimo giro avrebbe il Real. Leonardo agiva da dirigente e si è trovato in panchina. Allegri no, conosce la parola gavetta. Spal, Sassuolo, quindi Cagliari: tragitto senza sconti. Ci sono predestinati e miracolati, professori e rampanti all’improvviso. Prendiamo atto.

La Roma ha depistato, ha lasciato che elencassero i nomi di altri mille allenatori (ma quante invenzioni…) perché aveva nel mirino Luis Enrique. E adesso che lo spagnolo s’è presentato, in un assolato 10 giugno, siamo all’alba di una svolta annunciata. Ha ragione Walter Sabatini quando sottolinea come la parola “progetto” sia una bufala. Contano programmazione, genialità delle idee, istinto e competenza del diesse. Il progetto lo fai in un cantiere, quando ti servono ingegneri e geometri. Il calcio è un’altra cosa, ma spesso si vive di luoghi comuni.

Luis Enrique è un consiglio di Guardiola. Storceranno il naso quelli che sognavano un big: avevano scomodato Ancelotti e addirittura Mourinho (ma perché?) quando Sabatini era su una pista particolare. Luis Enrique che nel Barcellona B ha dato un’impronta. E’ una nuova Roma che non prescinde da Totti (efficace Sabatini a definirlo “la luce sui tetti”), che tratterrà De Rossi, che scaricherà Borriello e che valuterà le posizioni di Menez e Vucinic. Ma il passaggio più importante è legato al fatto che il controllo delle squadre giovanili sarà effettuato dallo staff della prima squadra. Come Guardiola a Barcellona, in modo che i ragazzini della cantera si abituino al marchio di fabbrica.

Non so quali saranno i regali di Sabatini. Conoscendolo, immagino che si sia sbattuto abbastanza pur avendo dovuto agire ufficiosamente. Marca Erik Lamela da sempre, ha ottimi rapporti con Simonian fin dai tempi di Pastore. Ha preso il numero di targa di Alvarez. Ha memorizzato che Bojan lascerebbe il Barcellona non per Udine, ma per raggiungere Luis Enrique. Almeno questo glielo deve: se sbarcasse in Italia, sarebbe meglio raggiungere un allenatore che conosce. E apprezza.

Luis Enrique e la Roma: può essere un successo. A patto che non lo stritolino dopo due pareggi e una sconfitta.