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Editoriale: Leo disastro, avevi ragione

Pubblicato il 6 aprile 2011 alle 09:25:42
Categoria: Serie A
Autore: Redazione Datasport.it

Non appartengo alla categoria di chi giudica in base ai numeri. E quindi posso permettermi di criticare Leonardo per non averlo incensato quando collezionava risultati positivi. L’hanno osannato perché ne aveva vinte dieci, bla-bla-bla. Viva Leonardo, l’Inter della svolta. Mi sono sempre tirato fuori da questo sistema superficiale e banale.

Il tracollo con lo Schalke è figlio dell’improvvisazione tattica. Mi parlano di condizione atletica precaria, di stress mentale dell’Inter, non sono troppo d’accordo. Sono venuti fuori tutti i limiti. Leo ha spesso confessato che non si sente allenatore. Lo comunicò a Galliani che ci mise tre mesi prima di convincerlo a guidare il Milan. Lo disse ad Abbiati e a qualche amico congedandosi dopo la diatriba con Berlusconi. “Non mi vedrete più in panchina”. Sarebbe stato meglio. Leo non si sente allenatore. Non dà l’idea di esserlo. E’ un motivatore, sa entrare nel cuore dei giocatori, li guarda negli occhi, una pacca sulla spalla, un pollice alzato mentre si sistema il ciuffo dei capelli. No, Leo, non basta.

Senza offesa, e con la massima sincerità, nell’Inter che s’è fatta umiliare dallo Schalke ho visto l’interpretazione difensiva delle squadre di Zeman. Un problema di struttura, di zero cura dei particolari, di assenza di sincronismi e di meccanismi. Se ci fate caso, questi scricchiolii avevano fatto capolino nelle vittorie e nei pareggi: ricordate il primo tempo dell’Allianz Arena, le palle-gol concesse alla Roma e al Brescia? Un problema di sistema che non c’è. Il sistema Leo è il seguente: mi occupo degli ultimi trenta-quaranta metri di campo, lancio nella mischia attaccanti su attaccanti. E siccome sono fenomeni, se mi va bene faccio un gol in più. Com’è accaduto a Monaco recentemente. Ma quando va male, ahi che dolore…

L’Allenatore ispirato, e quindi con la a maiuscola, è un’altra cosa. L’Allenatore deve curare la squadra, la distanza tra i reparti, gli equilibri. L’Allenatore deve preoccuparsi dei primi trenta metri, delle caratteristiche dell’avversario, deve capire che l’organizzazione è la base. Se un pessimo gestore di uomini non può aggrapparsi alla tattica, un grande gestore di uomini (come Leo) non può ignorare completamente lo studio e l’approfondimento del modulo, dettaglio per dettaglio, con una cura maniacale.

Può darsi che l’Inter vinca qualcosa, non ci metto la mano sul fuoco. Ma è importante che Moratti pensi al futuro. Scusa, Leo, ma l’hai detto tu che non ti senti allenatore.