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Mai così vicino. Antonio Conte e la Juve, storia di un vecchio inseguimento. Storia di un vecchio progetto, di un sogno mai riposto nel cassetto, di una scintilla che tu speri scocchi da un momento all’altro. Quando sei stato calciatore della Juve, una bandiera e un simbolo, ti chiedono: “Adesso che fai l’allenatore, mi confermi che il tuo unico desiderio sarebbe quello di…”. Si, la panchina della Juve. Un progetto che sta diventando realtà. Agli amici Antonio ha detto: “Lasciatemi sereno, sono momenti importanti. Momenti, minuti, ore. Speriamo che non siano troppi giorni”. Ha parlato con la Juve, ha capito di piacere. La sente vicina, quasi la tocca. Ma deve aspettare.
Non si dica che è un’alternativa. E’ la Juve che ha avuto le idee confuse in generale. Che si è messa in testa di pensare a un allenatore a settimana: prima Mancini, poi Villas Boas, in mezzo Mazzarri, e poi chissà quante altre idee. Strategie poche chiare, diciamolo. Di solito la Juve si concentrava su un allenatore: lo marcava in gran segreto e lo prendeva soltanto quando era sicura di andare a dama. Adesso si naviga a vista, si pensa a voce alta, non si ha la forza di capire che sarebbe meglio agire in segreto e poi annunciare. Altrimenti la gente va in confusione, crea che sia tutto improvvisato.
Antonio Conte non si sentirebbe un riempitivo. Perché non lo è. Perché la Juve ce l’ha nel cuore, perché è stato una bandiera. E lo stuzzica il fatto che i tifosi abbiano fatto più volte il suo nome, senza scrupoli e con convinzione. Non si dica che sarà (se sarà) una promozione alla Leonardo: il nome ad effetto, senza un minimo di gavetta. Perché la gavetta Conte l’ha fatta, portando a casa l’arrosto. Avrebbe potuto salvare l’Arezzo in serie B, sarebbe stata un’altra impresa. Ha vinto a Bari e poi a Siena. E quando vinci non ci sono “se” e “ma”. Ha pagato a caro prezzo la parentesi di Bergamo, dove tutte le colpe non erano sue. Ma ha saputo digerire senza cercare alibi, evitando di arrampicarsi sugli specchi come fa qualche suo collega al secondo o terzo esonero di fila.
Certo, si potrebbe obiettare che la Juve è la Juve e non può essere paragonabile alle precedente esperienze. Giusto. Ma Conte si sente in rampa di lancio e non avverte rossori. Deve aspettare qualche giorno ancora, gli daranno una risposta. Oggi ha 70 possibilità su 100, il restante 30 può arrivare con un soffio di vento. Se tutto va bene, e Antonio incrocia le dita, il Gran Giorno è vicino.