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La scelta è complicata. Oppure obbligata? Il discorso chiama in causa Antonio Cassano, non l’ultimo della compagnia. Le parole di Cesare Prandelli sono state chiare, una sentenza. Ovvero: se il fantasista barese dovesse continuare a non essere titolare, a non avere la visibilità necessaria, le porte della Nazionale potrebbero essere sbarrate. Anzi, sarebbero sicuramente sbarrate. Il discorso è logico: se eri titolare fisso nella Sampdoria, e collezionavi almeno 30 gettoni di presenza, il tuo rendimento mi aiutava a chiamarti sempre in azzurro. Ma se nel Milan giocassi soltanto quando mancano i titolari, sarebbe complicato spiegare alla gente le motivazioni delle mie scelte. Prandelli ha sintetizzato, adesso la palla passa a Cassano.
Nel vertice di pochi giorni fa tra il manager Bozzo e l’amministratore delegato Galliani si è arrivati alla conseguenza che non ci saranno dubbi. Antonio resta in rossonero, attirato dalla possibilità di esibirsi in Champions e confortato dal fatto che la preparazione estiva – e il particolare di non dover preparare la valigia a gennaio – lo aiuteranno a raggiungere la condizione migliore. In fondo, il Milan ha comunque fatto un affare: prendendo Cassano a prezzi stracciati, approfittando della rottura tra il diretto interessato e Garrone, si è comunque assicurato un talento. E anche se dovesse entrare nell’ordine di idee di cederlo, realizzerebbe una plusvalenza interessante. Quindi, almeno dal punto di vista patrimoniale non ci sono dubbi: il Milan ha nel migliore dei modi, con tempismo. Indugiare sarebbe stato un errore.
Ma adesso la palla passa a Cassano e deve giocarsela bene. Un dribbling secco, un assist al bacio, una rasoiata sotto l’incrocio, l’importante è che ci sia concretezza. Antonio viaggia verso i 29 anni, non è più un bambino, gli Europei sono in arrivo e bisogna scegliere. Il Milan, partendo da una posizione defilata. Oppure qualche club, per esempio la Fiorentina, che gli darebbe le chiavi e gli permetterebbe di avere la visibilità necessaria. Senza correre il rischio di far passare, almeno sulla carta, l’ultimo vero autobus della carriera. Non c’è fretta, qualche giorno per riflettere e per andare alla sentenza. Dal Milan nessuno lo manderebbe via. Il problema è soltanto di Cassano: la sua felicità, oppure una maglia azzurra che potrebbe non essere più sua.