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Dopo un decennio di alto livello in maglietta la Sorrentino passa professionista.Il Madison a New York nei sogni.

Pubblicato il 3 febbraio 2026 alle 09:20
Categoria: Boxe
Autore: Wilma Gagliardi

 

Dopo un decennio di alto livello in maglietta la Sorrentino passa professionista.Il Madison a New York nei sogni.

Perché Simone Verdicchio l’ha voluta nel suo team. Il giudizio di Emanuele Renzini. Il 27 febbraio combatte a Milano.

di Giuliano Orlando

La sera del 29 ottobre 2023, Giordana Sorrentino saliva sul ring a Fiumicino, ovvero a casa sua, debuttando al professionismo, scelta quasi storica per la carabiniera romana. Un assaggio positivo contro la serba Nevena Markovic, fermata dall’arbitro prima che finisse il secondo round. Nella stessa riunione debuttava anche Roberta Bonatti la piacentina compagna di tanti appuntamenti in maglia azzurra nei vari campionati internazionale. Dopo quel battesimo, torna a combattere in maglietta. Vince in Portogallo a Faro il torneo Algarve, bissando il successo dell’anno prima. Quando disputa il secondo match è il 21 dicembre 2024, reduce dai Giochi di Parigi e dal terzo tricolore conquistato a Seregno. La sede è Roma, l’avversaria è ancora una serba: Snezana Siljkovic che regge le sei riprese previste.  La terza apparizione da pro data il13 marzo scorso e ha sede a Caserta in Campania. Tanto per non cambiare, trova l’ennesima serba, Sara Marjanovic, veterana di 36 anni, reduce da campionati importanti, che usa l’esperienza per ridurre i pericoli di una rivale che la martella per sei round. Dopo quel match prende parte al torneo della World Boxing a giugno, organizzato a Eindoven in Olanda. Arriva in finale ma il solito verdetto a maggioranza, la priva della vittoria a favore della mongola Mungusar an Balsan. E’ l’ultimo match da dilettante. Prende contatto col procuratore Simone Verdicchio, romano di stanza a Milano, dove sta facendo crescere una nidiata di giovani molto promettenti. Debutta il 3 ottobre al Centro Pavesi nella zona Nord della metropoli lombarda. Stavolta l’avversaria è ungherese, Sara Orszagi, ha 22 anni e molto coraggio, ma non le basta per evitare la sconfitta netta sui sei tempi.

Sei passata con Simone Verdicchio, procuratore di Milano. Vivi a Roma, dove ci sono vari promoter. Perché questa scelta?

Vivo a Roma ma mi alleno a Napoli, sede del mio centro sportivo. Milano rappresenta ad oggi la migliore vetrina mediatica del fighting italiano. Simone Verdicchio, fondatore della Danger Promotion è del tutto in linea con la mia visione di pugilato crede molto nelle mie potenzialità e mi ha corteggiato più di tanti altri per iniziare un percorso insieme. Al momento sono l’unica donna nella sua promotion e abbiamo tutta l’intenzione di fare grandi cose insieme.                                                                                                                       

Nella galleria dei grandi campioni, quali erano quelli che ti hanno più emozionato?

L’irlandese Katie Taylor mi affascina per la sua umiltà, l’essere genuina e semplice pur essendo regina indiscussa del pugilato mondiale, un emblema dello sport femminile nel mondo. Pugilisticamente perfetta, ogni suo incontro mi fa venire la pelle d’oca. Non ne perdo uno, davanti alla tv. La sua boxe aggressiva ma molto coordinata è quella che vorrei espletare anch’io. Ogni volta che la vedo, imparo qualcosa. Ho letto la sua incredibile storia, col padre che l’ha portata in palestra giovanissima, iniziando un percorso pazzesco, oro ai Giochi di Londra nel 2012, cinque titoli mondiali, sei europei, cinque dell’Unione Europea, in totale 18 trofei internazionali, più i tornei vinti. Ha vestito pure la maglia della nazionale di calcio irlandese, segnando anche un gol all’Italia. Dopo il passaggio al professionismo è stata la dominatrice e ha fatto salire le sue borse a livello maschile e anche oltre. Definirla un fenomeno è riduttivo”.                                                                                           

Dopo una carriera infinita, la Taylor si è presa una pausa sentimentale, visto che ha fatto sapere di essersi sposata negli USA con Sean McCavanagh nel Connecticut, diventando di fatto matrigna di cinque figli, due maschi e tre femmine, comprese tra gli 11 e 23 anni, che Sean ha avuto dalla prima moglie Alicia, deceduta nell’ ottobre 2023. “Sono felicissima – ha fatto sapere, dopo il matrimonio – è stato un colpo di fulmine imprevisto e bellissimo”. Non solo, ha confermato di essere un personaggio straordinario, andando a visitare il Tiglin Men's Centre di Ashford, nella contea di Wicklow, dove ha tenuto un discorso agli uomini in cura per la tossicodipendenza e l'alcolismo. Il senatore Aubrey McCarthy, a capo dell'organizzazione, ha pubblicato sui social media un sentito messaggio alla coppia. "Onorato di dare il benvenuto alla campionessa del mondo indiscussa KatieTaylor, a suo marito e alla sua famiglia. La sua forza silenziosa e il suo messaggio potente hanno rallegrato tutti i presenti. Katie ci ha ricordato che la guarigione, come la boxe, richiede coraggio, disciplina e cuore. Grazie per aver infuso speranza dove è più necessaria". A dare la notizia con anticipo era stato papà Peter Taylor, riconciliatosi con la figlia dopo nove anni. Katie aveva rotto i rapporti per la separazione di Peter dalla moglie Bridget, mamma di Katie. Togliendolo anche dallo staff tecnico del suo entourage”.

Che ne pensi?

“Tutto il bene possibile, gli auguro di essere una campionessa pure nel nuovo ruolo di moglie e matrigna. Anche se non è da escludere possa ancora tornare sul ring. Con una come la Taylor nulla è impossibile”.

A Katie Taylor potremmo affiancare l’americana Claressa Shields a sua volta ultramedagliata da dilettante e dominatrice da professionista, vincendo in tutte le categorie dai medi in avanti. Due star assolute della boxe femminile, le hai conosciute? A quale ti senti pugilisticamente più vicino. Condividi la proposta di portare a tre minuti le riprese?

Non ho avuto il piacere di conoscerle, essendo passate pro quando ancora ero all’inizio della mia carriera dilettantistica. Sicuramente nel mondo professionistico rappresentano delle icone assolute. Due personaggi molto diversi fra loro e non solo per le categorie. Per questo non si possono confrontare ma sicuramente Katie rappresenta molto più il mio modo di essere anche fuori dal ring. Portare i round a tre minuti?  Da diesel naturale, sono più che favorevole. L’assurdo è che da dilettante combatti sui tre minuti, mentre da pro scendi a due”.

Tante trasferte in tutto il mondo, ti manca l’America, quale sogno vorresti raggiungere da pro.

In America ci sono stata solo da turista, molto interessata, due anni fa. Un piccolo sogno realizzato. Grazie alla boxe ho visitato molte nazioni, in particolare quelle europee: Francia, Spagna, Portogallo, Svezia, Ungheria, Serbia, Inghilterra, Bulgaria, Romania, Olanda, Turchia, Croazia, Russia e Slovacchia. Poi in India e in Giappone in Cina e a Phucket in Thailandia, che ho trovato affascinante. Ma se dovessi esprimere un desiderio sarebbe quello di battermi per un titolo mondiale al Madison Square Garden di New York.

Nella carriera di Giordana due i momenti più importanti e decisivi. Il primo con Emanuele Renzini, un passato da tecnico di lungo scorso. Nel 2001 ai primi mondiali femminili tenutisi negli USA a Scranton in Pennsylvania, inventò una squadra che raccolse due medaglie. In particolare fece notizia l’impresa di Simona Galassi che vinse l’oro, battendo tra la sorpresa generale la russa Petrakova, la finnica Teuronen, la quotata svedese Enoksson e in finale la canadese Delaforest, che vantavano decine e decine di incontri. Mentre la mancina forlivese, 19 anni, dopo aver giocato nella squadra giovanile locale di pallavolo, a 17 anni entra in palestra e inizia la carriera nella kickboxing. A scoprirla fu Sara Paci, la prima moglie di Renzini, che praticava la boxe, combattendo in Germania in attesa del riconoscimento in Italia per le donne sul ring. Lo consigliò di dare un’occhiata a quella mancina che sembrava molto adatta al pugilato. Per portarla ai mondiali le fecero disputare tre incontri in tutta fretta, trovando così la titolare nei 51 kg. da affiancare alle più esperte Bellandi e Cerpi che arrivò al bronzo. Nel 2016, il tecnico responsabile delle squadre italiana, ritenne che quella ragazzina romana di 16 anni, avesse qualità oltre la mediala e la inserì in pianta stabile in nazionale.                                                                                                                                                                               

Ho chiamato il diretto interessato Renzini, dal 2001 al 2007 allenatore della nazionale femminile, conquistando mondiali ed europei con la Galassi e altre azzurre. Nel 2008 e 2009 ha operato nell’AIBA. Dal 2010 al 2012 ha fatto il tecnico di club. Nel 2013 col neo presidente Alberto Brasca è tornato ad allenare le azzurre dove militavano Irma Testa, Angela Carini, Roberta Bonatti, Giordana Sorrentino e altre ottime atlete. Dopo i Giochi di Rio nel 2016, con l’uscita forzata di Raffaele Bergamasco, andato ad allenare con successo l’India, ha avuto l’incarico anche del settore maschile fino all’arrivo fallimentare dei tecnici cubani, sostituiti da Giulio Coletta. Nel 2021, chiusi i Giochi di negativi Tokyo, il neo eletto dottor Flavio D’Ambrosi lo nomina allenatore di tutte le nazionali, per il quadriennio che arriva al 2024 dopo le olimpiadi di Parigi. Con l’Italia che aspirava a diversi ori, chiude con “zero tituli” e il capro espiatorio è Renzini. Attualmente allena la nazionale ungherese. Questo il suo giudizio su Giordana Sorrentino.                                                                                                                                                               

  “Partendo dal concetto che a differenza degli uomini, le ragazze sono più determinate, attente e quando credono in qualcosa ci si buttano e riescono a reggere tutti i sacrifici necessari. Quasi sempre le atlete prendono la boxe più seriamente, mentre i ragazzi a volte vivono la boxe più come un gioco, quindi sono meno propensi ai sacrifici che questa disciplina richiede. Si concedono quelle licenze normali per chi non pratica una disciplina sportiva. Escono la sera e rientrano tardi, sono un po' più indisciplinati.  Poi ovviamente, quando arrivi a certi livelli lo sport richiede costanza e fatica, ad un certo punto devi fare delle scelte. Le ragazze sono particolarmente tenaci, e quando hanno qualità non perdono l’occasione di emergere. C’è poi il problema di capire se il potenziale campione ha il carattere giusto o se è introverso, spigoloso. A quel punto è l’allenatore che deve diventare anche psicologo. Allenando pure l’empatia tra atleta e tecnico. Nel caso di Giordana, capii subito che era una ragazzina di poche parole ma molti fatti. Ho recepito che stava spuntando una possibile campionessa. Infatti è cresciuta anno dopo anno, diventando una pugilessa di ottimo livello, dotata di rapidità e soprattutto di potenza, grande senso tattico e abilità difensiva, Forse la non eccessiva altezza le ha creato qualche problema contro longilinee molto mobili, che evitavano lo scontro ravvicinato. Comunque da dilettante ha ottenuto egregi risultati, salendo su podi importanti e vincendo tornei internazionali. Semmai nelle occasioni importanti, è stata spesso sfortunata nei sorteggi. Purtroppo la gara nei dilettanti si consuma molto rapidamente e se trovi un’avversaria più alta di te, che non ti fa lavorare a media distanza, perché commette scorrettezze, talvolta tollerate dall’arbitro, sei costretta a soccombere. Credo che per le sue caratteristiche. Giordana possa dare il meglio di sé nel professionismo, mettendo a frutto sia la resistenza sulla distanza più lunga che la potenza dei colpi che nelle donne è un’arma importante. Fermo restando che anche da dilettante è stata atleta di livello mondiale”.                

 Sulla sponda milanese, il suo procuratore Simone Verdicchio non ha difficoltà a spiegare perché ha scelto Giordana, unica donna nella sua scuderia che comprende Alessio Lorusso, Alexandru Bindar, Joseph Negroni, Fares Alassi, Momo Amin Abdallah, Fabrizio Tibiletti, Youssef Al Mourchid, Jacopo Muscara, Gianni Ted Doria Yao, Soufiane Mesrar e Darwin El Badaoui oltre a Giordana Sorrentino. Nella quasi totalità cresciuti nel gym della Danger Promotion a Milano, mediamente molto giovani.                                                                       

  “Ho scelto Giordana e non penso di ingaggiare altre atlete, ritenendo la romana adatta al professionismo. La più dotata in prospettiva, visto che ha solo 25 anni, con ampi margini di miglioramento. In Italia nei mosca è già la più forte, il tricolore è il primo traguardo sempre che trovi l’avversaria disposta ad affrontarla. Determinata e disciplinata, consapevole che solo lavorando sodo ottieni risultati. L’anno prossimo deve puntare all’europeo e poi vedremo. Ha un pugilato adatto alla lunga distanza, consapevole di dover migliorare a partire dalla mobilità sul tronco. Convinto che col suo allenatore D’Errico otterrà quanto serve. Intanto salirà sul ring il 27 febbraio al Teatro Principe di Milano, dove sono in programma dieci match, con la presenza dei superleggeri Bindar e del torinese Priolo, che non fa parte della mia scuderia, ma potrebbe essere l’avversario di Bindar a tempi brevi, essendo entrami interessati al titolo italiano”.

Il record di Giordana Sorrentino nata il 6 marzo 2000 a Fiumicino, nel dettaglio da dilettante. Dall’esordio fino al giugno scorso, con questi numeri: 70 vittorie e 29 sconfitte. Debutta il 17 ottobre 2014 a Roma, sconfitta da Chiara Casella. L’anno dopo sempre in ottobre, combatte due volte a Saint Maur in Francia, perdendo entrambi gli incontri. Nel marzo 2016 è argento ai tricolori jr. a Calambrone (Pisa), battuta da Sharon Prisco. La seconda e ultima italiana a superarla. Titolare agli europei jr. a Ordu in Turchia. Perde nei quarti dalla locale En. Nel 2017 inizia a farsi conoscere vincendo la Slovacchia Cup a Klin e il tricolore youth a Chieti. Azzurra sia agli europei di categoria disputati a Sofia in Bulgaria che ai mondiali in India a Nuova Dehli. Inizia il 2018 con gli europei youth ospitati a Roseto degli Abruzzi. Arriva in finale contro la slovacca Tuebelova, perdendo per MD. A Subotica in Serbia al Golden Glove, incrocia la locale Rodionova, già professionista, che la supera in esperienza. Ai mondiali di categoria a Budapest in Ungheria, altra sconfitta per MD, contro la Aquino (USA). A 18 anni vince il primo tricolore assoluto a Pescara. L’anno dopo (2019) a febbraio va a vincere a Oxford nei confronti della locale Nina Hughes. Disputa gli europei U19 a Vladikaykaz in Russia, fermata dalla russa Anastasia Artamonova nei quarti. Di cui ho già riportato nel precedente articolo.

A settembre disputa un torneo in Spagna a Barcellona per tenersi in attività e presentarsi in forma in vista dei mondiali, fissati in Siberia a Ulan Ude, dove trova la Huang di Taipei, la sua bestia nera, troppo alta e furba per accettare la battaglia a media distanza. Dalla Russia passa in Cina a Wuhan per i mondiali militari, fermata dalla russa Kazygaeva. Conclude l’anno a Roma, dove si concede il bis tricolore nei 54 kg. superando le quotate Voglino e Lamagna. Nel 2020 centra due bersagli all’estero. Vince il torneo a Sombor (Serbia) battendo in finale la tedesca Schwerin e il più conosciuto Copper Box in Inghilterra, dove supera la tedesca Gottlob, l’inglese Anush e l’armena Goryan. Slittati per il Covid al 2021 i Giochi di Tokyo, Giordana inizia la stagione disputando il Memorial Bocskai a Debrecen in Ungheria fermata dalla quotata romena Perijoc, presente agli europei 2016, oro nel 2019 a Madrid, dove vinsero anche la Testa che fece il bis nel 2022 a Budva e la Amato. Al Boxam in Spagna si batte alla pari con la mitica indiana Mery Kom, icona nazionale, una che in carriera ha vinto sette mondiali, bronzo ai Giochi di Londra 2012, attiva fino al 2022 a 40 anni, con un record di 113 vittorie e 16 sconfitte in vent’anni di ring. Una che nel 2001 a 19 anni prese parte ai primi mondiali a Scranton battuta solo in finale dalla tedesca Julia Sahin. La romana per molti non aveva perduto e lo split decision fu un regalo alla Kom. Ai mondiali militari a Mosca centra l’argento nei 51 kg. Prende parte alle qualificazioni per Tokyo in Francia, dove ottien la rivincita sulla serba Nina Radovanovic che le vale la qualificazione olimpica.

Ai Giochi dopo aver battuto Irismar Cardozo del Venezuela, il sorteggio le assegna Hsiao Huang (Taipei), l’avversaria meno adatta al suo tipo di boxe. Per smaltire la delusione a cinque cerchi, vince l’oro europeo U22 a  Porec in Croazia, poi il furto con scasso ai mondiali di Istanbul, nei quarti, alle soglie del podio, i giudici gli preferiscono l’uzbeka Yokubova tra i fischi del pubblico. A febbraio era andata allo Strandja a Sofia, fermata dalla titolata turca Cakiglou, argento a Tokyo e oro iridato. Prima di chiudere la stagione si aggiudica i Giochi del Mediterraneo ad Orano in Algeria. Agli europei a Budva in Montenegro, batte la spagnola Fuerte e l’armena Grigorian arrivando in semifinale dalla solita turca Cakiroglu, argento 2018 e oro 2019. A dicembre va in Portogallo a Faro, vincendo il Trofeo Algarve. Incredibile ma vero, nel corso della stagione ha disputato 17 incontri con solo 5 sconfitte. Il 2023 è meno frenetico, ma non di troppo. New Deli (India) è la sede del mondiale e Giordana parte benissimo battendo la russa Ekaterina Paltseva, una delle favorite, stesso trattamento a Rosado Krystal  del Potorico, poi inciampa nei quarti sulla colombiana  Ingrit Valencia che ringrazia i giudici per una vittoria MD, che non meritava.  A giugno ci sono i Giochi europei a Nowi Targ in Polonia per puntare a Parigi. Inizia superando l’inglese Demie Jade Resztan e la serba Nina Radovanovic nei quarti che vale Parigi. In semifinale entra in rotta di collisione e perde con la titolata turca Buse Cakiroglu, Chiude col bis in Portogallo all’Algarve regolando l’inglese Rhea Kanu e la stagionata svizzera Celine Brugge. Siamo al 2024 e al disastro olimpico.

Subito fermata dalla kazaka Nazyn Kyzalbay col solito MD. Per digerire la delusione olimpica a novembre vince il torneo di Boras in Svezia, infilando tre vittorie: Dujon (G.B.), Bruun (Nor) e Kanu (G.B.). Chiude in bellezza agli assoluti di Seregno, dove incamera il terzo tricolore, dominando la titolare uscente, l’emiliana Vescovini in finale. La scorsa stagione a giugno assaggia un torneo della World Boxing, l’Eindoven Cup nei Paesi Bassi in Olanda. Arriva in finale dopo aver superato la norvegese Bruun e la polacca Nikola, dove trova la mongola Munguns an Balsan, forte e scorretta. Premiata dai giudici col solito MD. E’ l’addio al dilettantismo. Da “domani” la carabiniera Giordana Sorrentino è una professionista a tempo pieno.

Giuliano Orlando