Boxe, parla il presidente Lai: "Stiamo studiando i primi aiuti per gli atleti"

2020-04-01 15:15:11
Boxe, parla il presidente Lai:
Pubblicato il 1 aprile 2020 alle 15:15:11
Categoria: Boxe
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Il 2020 passerà alla storia come l’anno più infausto in assoluto. Il virus Covid 19, è stato capace di fermare e terrorizzare il mondo come mai nessuna epidemia era riuscita a fare. Addirittura facendo slittare i Giochi olimpici di Tokyo dal 2020 all’anno successivo (23 luglio, 3 agosto 2021). Dalla sua prima apparizione in Cina il covid 19, si è divulgata come una maledizione inarrestabile che ancora ci condanna, colpendo in modo silenzioso e subdolo, con una crudeltà assoluta, togliendo il conforto della famiglia alle vittime. Il mondo dello sport sta pagando questa pandemia e il pugilato e la Task Force, emanazione del CIO, ha rischiato non poco, allestendo il torneo di Londra, per la qualificazione europea ai Giochi di Londra, col virus già in espansione. Manifestazione bloccata dopo tre giorni, con un ordine del giorno, che adduceva la motivazione a problemi inerenti il ritorno delle squadre di provenienza. Ignorando il vero problema della pandemia. Pagata tra l’altro dalla Turchia e dalla Croazia, che al ritorno hanno dovuto riscontrare alcuni suoi componenti, positivi al Covid 19. Vittorio Lai, il presidente della Federazione Pugilistica Italiana, ha risposto con dovizia di particolari a tutte le domande, inerenti il percorso della nazionale, maschile e femminile a Londra, un torneo che si è dimostrato ad alto rischio. E anche il dopo Londra.

Il suo giudizio in merito all’effettuazione del torneo? Ci sono state responsabilità e nel caso, adducibili a chi?

“Col senno di poi, tutti hanno pronta la soluzione perfetta. Prima è meno facile trovarla. Andiamo per ordine dei fatti. Le due squadre maschile e femminile, si trovavano ad Assisi per rifinire il lavoro dopo i rispettivi stage. I ragazzi sotto la guida di Giulio Coletta, erano stati prima in America, poi a Londra e si erano allenati con alcune delle migliori squadre europee e asiatiche, ben 13 in tutto. Lo stesso discorso per le azzurre dirette da Emanuele Renzini, sia pure con un altro percorso. Il 2 marzo, chiama il CONI per avvisarci che l’Italia doveva partire subito per Londra, altrimenti avremmo avuto problemi, temendo la chiusura degli aeroporti. Le squadre sono partite in tutta fretta, ma arrivate a Londra, scoprono che gli alberghi prenotati per i giorni successivi, al momento erano al completo. Da Roma ci siamo attivati trovando gli alberghi e le palestre perché i ragazzi dovevano allenarsi visto il tempo che mancava dal via del torneo. Tenendo presente che mentre in Italia si parlava di questo virus, a Londra la gente non lo teneva in alcuna considerazione, ritenendo fosse un problema solo cinese. Noi, senza ignorare la situazione di casa nostra, ci siamo chiesti se potevamo privare questi atleti di un sogno che avevano preparato da anni. Sarebbe stata una crudeltà. Nel frattempo siamo entrati in contatto con l’amico Giorgio Brugnoli, di origine italiana che fa parte della federazione inglese, per avere a disposizione un dottore che seguisse le squadre in caso di necessità. Abbiamo trovato anche quello, che ci è stato utilissimo quando è scoppiato il caso di Clemente Russo. Un blocco intestinale dovuto ad un colpo di freddo, che comunque ha fatto spaventare tutta la squadra”

Com’è stato possibile che la Task Force non abbia recepito il pericolo, tenendo conto che se a Londra la situazione era normale, sarebbero state presenti 43 nazioni da tutto il continente. A parte il gruppo delle isole britanniche, alcuni paesi erano già in preallarme, come si è dimostrato quando al rientro, dopo tre giorni di gare, parliamo del 19 marzo, due atleti, uno croato e l’altro turco (pare si sia trattato del massimo Ilyas, che avrebbe dovuto incontrare il nostro Mouhiidine) sono risultati positivi all’esame antivirus.

“Purtroppo noi non potevamo fare nulla. Da quando l’Aiba è stata estromessa, siamo nelle mani del giapponese Morinari Watamame, presidente della ginnastica, al quale il CIO ha delegato tutta l’organizzazione dell’attività pre e olimpica, della boxe. Una scelta molto azzardata e poco indovinata, visti i risultati e non solo per questo torneo che doveva essere sospeso, come è stato per Buenos Aires. Sia a Dakar (Africa) che ad Amman (Asia e Oceania) si sono visti verdetti da brivido e anche a Londra le scelte non sembravano migliori. Quando nell’AIBA, avevo il compito di coordinare gli arbitri, ero molto severo e quelli che sbagliavano andavano a casa. Adesso va tutto bene. Ma non è vero, purtroppo”.

Se è stato sospeso il torneo di Buenos Aires, non si poteva fare la stessa cosa a Londra?

“In Argentina è intervenuto il governo, mentre per l’Inghilterra non c’erano pericoli e infatti il capo del governo britannico Boris Jhonson, ha capito il pericolo solo pochi giorni addietro. Prima invitava la gente ad uscire. Adesso pagano duramente la follia di questo personaggio da operetta. Il torneo di Londra poteva fermarlo solo la Task Force, che ha confermato di essere incapace in tutto. Quando la Commissione Tecnica, ignora il valore di Irma Testa e non la mette fra le teste di serie, quale giudizio puoi dare? La scusa che ha preso atto solo dei mondiali e alcuni tornei, conferma l’incapacità dei soggetti. Chiaro che noi tutti speravamo in un ripensamento prima del via. Purtroppo non c’è stato. Ma l’aspetto più grave è che Watanabe ha sospeso i tornei della ginnastica! Significa che del pugilato non gli frega nulla”.

Il periodo in cui le nostre squadre erano a Londra, i contatti telefonici mettevano al corrente atleti e atlete della situazione italiana. Che non era certo tranquilla. Con due effetti diversi sul ring. Mentre le donne hanno confermato di essere delle guerriere in ogni situazione, addirittura Giordana Sorrentino (51) e Angela Carini (69) sono ad un match dal pass per Tokyo e le altre tre (Testa, Nicoli e Severin ancora in gioco, i maschi hanno decisamente deluso, tutti sottotono. Il suo parere?

“Dice un vecchio proverbio: fai il fuoco con la legna che hai. Questa la realtà. Anche se ci sono poi situazioni personali diverse. Cavallaro ha due figli piccoli e da casa riceveva ogni giorno notizie non certo entusiasmanti. Chiaro che anche sul ring ne risenti. La squadra non è andata bene, d’accordo. Ma, mi domando: avevano ricambi superiori? A Londra sono andati i migliori del momento. Stiamo lavorando con i giovani, ma parliamo di ragazzi per il 2024, che stanno crescendo sotto la guida dei tecnici, scelti da Coletta. Cappai è stato preferito a Serra, decisione che a qualcuno non è piaciuta, dimenticandosi che Federico i risultati migliori li ha conseguiti nei 49 kg. Da anni, Serra è considerato dai tecnici un punto di forza della nazionale. Per gli altri, ognuno ha reagito come la testa ha risposto. Chi ci ha criticato la scelta di non far disputare gli assoluti ai migliori, vorrei ricordare che quando i vari Cammarelle, Picardi, Parrinello, Valentino e Russo si iscrivevano agli assoluti, il solito coro criticava la scelta perché chiudevano ai giovani l’opportunità di vincere. Comunque scegli, ci sono sempre i bastian contrari”.

Insisto nel chiedere perché l’Italia maschile è andata decisamente male?

“Tutti sanno che spesso i tornei li vinci se il sorteggio ti sorride. Per l’Italia peggio di così non poteva andare e l’ho capito subito, leggendo le teste di serie. Di un assurdo incredibile. I nostri sono stati decisamente tartassati. Quasi tutti, dopo un match d’avvio trovavano uno dei favoriti assoluti. Hai voglia a dire che ogni match ha la sua storia, i pugili leggono i ragni a fanno i loro ragionamenti. Già questo è stato un condizionamento. Se poi leggi le valutazioni come il match di Maietta contro Godla, contato e sbatacchiato nella terza ripresa, con due giudici che a parità, decidono per lo slovacco, resti ammutolito. Stesso trattamento per Mangiacapre, che aveva vinto seconda e terza ripresa, ma quattro giudici hanno visto l’israeliano Kapulev. Voglio aggiungere una cosa, che potrebbe sorprendere: sono convinto che Russo a Parigi, con un pizzico di fortuna nel sorteggio, si guadagna il pass per Tokyo. Porrei anche una domanda: al posto di Clemente, chi potevamo scegliere?”

 

Un giudizio sulle donne?

“Solo positivo, anche se il loro percorso è meno popolato di quello maschile. Con questo è doveroso dare atto di una squadra che fa paura al mondo. Renzini è stato bravo a farle crescere e scegliere collaboratori di grande qualità, che stanno ottenendo vittorie in tutti i campionati, in particolare con Valeria Calabrese una motivatrice eccezionale. Ma anche gli altri non scherzano. A proposito delle donne, il grande riconoscimento a Irma Testa, eletta vice presidente della Commissione Atleti, accanto all’ucraino Oleksandr Khyzhniak, con diritto di voto. Per contro la Task Force non la mette neppure come testa di serie. Questo riconoscimento mi fa tanto piacere, perché dopo i Giochi di Londra, nel 2014, proposi all’Aiba di formare una Commissione Atleti e proposi come rappresentanti Roberto Cammarelle e l’irlandese Katie Taylor, plurititolata. Sono passati sei anni e finalmente la mia idea è andata in porto”.

Al ritorno come sono state sistemati atleti e accompagnatori per la quarantena?

“Le ragazze a pochi chilometri da Assisi, in un casolare trasformato in bed and best, dove ognuna ha la sua camera personale e la possibilità di muoversi in autonomia, nell’attiguo giardino. Ormai giunte al termine della quarantena, mentre gli uomini sono tornati dalle loro famiglie, rispettando rigorosamente i termini della quarantena. Nel frattempo in via telematica seguono un programma di mantenimento, tramite i nostri tecnici in attesa che finisca questa maledizione del virus. Alla ripresa, tracceremo nuovi programmi”.

Domanda pertinente, legata appunto ai programmi. Sarà possibile organizzare l’europeo U22 fissato dal 25 settembre al 3 ottobre a Olbia in Sardegna, la sua isola?

“Mi aspettavo la domanda e sorrido. Anche perché questo europeo ha una storia particolare. Era in programma a marzo, ma feci presente alla Commissione dell’EUBC, che in quella data non potevamo organizzarlo perché avevamo pugili under 22 che stavano cercando di qualificarsi per Londra. Feci presente che ci tenevo a questo campionato, che rappresentava l’ultimo impegno del mio mandato. L’esecutivo accettò all’unanimità lo spostamento e Falcinelli mi fece gli auguri. Il Covid 19, ha scombussolato tutto, ma nutro la speranza di farcela. Nel contempo spero di poter ottemperare anche all’organizzazione degli assoluti 2020, in modo da dare ai nostri pugili l’opportunità di tornare all’attività ufficiale”.

Cosa succederà alla ripresa?

“Intanto vedremo quando verrà definita la data delle elezioni per il rinnovo federale. Il Coni è in attesa di conoscere le decisioni del governo in merito. Noi siamo pronti per ogni situazione. Nel frattempo ne sapremo di più anche sul fronte dell’AIBA, dove al prossimo Congresso, verrà eletto il nuovo presidente, in sostituzione di quello ad interim, il marocchino dottor Mohamed Moustahsane. Sarà molto importante fare la scelta giusta, altrimenti sorgeranno nuovi problemi e la distanza dal CIO si amplierà in modo irreparabile. Il presidente dell’EUBC, Franco Falcinelli, l’unico che gode della stima generale, sta lavorando per trovare la soluzione giusta, atta a rientrare nell’alveo olimpico. Speriamo in bene”.

Il corona virus ha bloccato tutta l’attività anche dei professionisti, la FPI ha preso in esame questo settore?

“Era nostro dovere e ci siamo attivati contattando gli organizzatori per trovare una soluzione di sostegno in attesa del ritorno all’attività. Stiamo studiando i primi aiuti diretti, convinti che anche il governo prenderà in esame un problema, quello dell’organizzazione di eventi sportivi, che coinvolge tutte le discipline”.

Giuliano Orlando

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