Boxe: Lepei fulmina Marongiu al secondo round a Prato – Successi dei locali Papasidero, Scalia, Lenti e Ferramosca

2018-11-10 17:40:27
Pubblicato il 10 novembre 2018 alle 17:40:27
Categoria: Boxe
Autore: Redazione Datasport

Ha vinto il favorito, ovvero il fiorentino adottivo e beniamino locale Dragan Lepei (15-1-2), nato a Timisoara in Romania, città di confine con la Serbia e l’Ungheria, nel dicembre 1989, ma attivo fin dal debutto nel dicembre 2013 a S. Casciano Val di Pesa, (terra del vino Chianti e dell’olio pregiato), naturalizzato nel 2017, quindi italiano a tutti gli effetti. Tanto da aver acquisito perfino le inflessioni locali. All’Estraforum di Prato, tutto esaurito come nelle previsioni. Troppo stimolante il cartellone allestito dalla Loreni Boxe, con Graziano Loreni matchmaker. Il risultato complessivo ha soddisfatto il pubblico, invogliato dall’intelligente scelta degli organizzatori a far salire sul ring tutti pugili toscani, in particolare di Prato e Firenze.

 

La sfida per diventare campione italiano supermedi, metteva di fronte Dragan Lepei a Alex Marongiu (7-10-1), ciociaro di Ceccano, origini sarde, 24 anni, debutto nel 2014, un record non certo brillante, anche se negli ultimi tempi aveva fatto esperienza sui ring stranieri, affrontando il francese Josè Gomez, il serbo Sjeklocai e l’ungherese Bacskai, campione d’Europa nel 2010 a Mosca, perdendo onorevolmente ai punti. Restava il loro precedente incontro, del 2016 ad Agliana nel pistoiese. Match concluso dopo meno di tre minuti, col solito destro al cianuro di Lepei, che spense le lampadine a Marongiu. “Non si ripeterà – aveva affermato lo sconfitto al peso – starò bene attento e mi muoverò per non presentare bersaglio”. Sul ring di Prato, la sentenza è stata rimandata di un round. Dopo il primo tempo, in cui Marongiu si mostrava attento e pure attivo, colpendo col destro, anche se doveva in cassare un paio di volte quello di Lepei. Tutto sommato ripresa in parità. La seconda sembrava ripetere il copione della prima, quando improvviso scattava con la forte spinta della spalla, il largo crochet di Lepei, un gesto istintivo, la specialità di casa Lepei, sull’orecchio di Marongiu che franava al tappeto in avanti, incapace di recuperare equilibrio e lucidità entro i 10”. L’arbitro giustamente lo fermava per evitare guai ulteriori. Tutto finito in meno di cinque minuti. Dragan diventa il nuovo tricolore supermedi, dopo che Giovanni De Carolis, lo aveva conquistato a fine luglio ai danni di Roberto Cocco - che detiene il record dei tentativi, ben nove -, ma lasciato vacante dopo pochi mesi. Lepei non è il primo tricolore dei supermedi nato all’estero. Nella categoria riconosciuta in Italia nel 1990, ad inaugurare il tricolore fu Enrico Schacchia (41-8-3) svizzero di passaporto e di nascita, anche se siciliano di famiglia, che sul ring di Priolo batte Salvatore Di Salvatore (18-4-1) a sua volta operativo in Svizzera, calabrese di San Nicola Arcella nel cosentino.

Lepei conquista il primo titolo ufficiale, dopo aver fallito quello del Mediterraneo WBC, il 20 ottobre 2016 al Principe di Milano, battuto dal connazionale Catalin Paraschiveanu (17-1) per KO al secondo round, dopo che nel primo era stato Lepei a far tremare l’avversario. Unica sconfitta nel record. Fatti complimenti al neo campione, il suo scopritore e allenatore Cristiano Mazzoni della Sempre Avanti Firenze, mostrando lucidità e concretezza, dichiarava che la vittoria non significava volare troppo in alto: “Successo importante, ma Dragan deve migliorare ancora molto. In particolare sul piano tecnico. Sul movimento e sui colpi interni. Sfruttando al meglio la potenza che è una dote naturale. Non solo col destro, fa male anche col sinistro, che deve perfezionare nell’esecuzione. Qualche difesa è l’evoluzione naturale della conquista, ma dobbiamo lavorare molto per farlo diventare un campione assoluto. Ci sono i presupposti, dobbiamo farli diventare realtà”. Marongiu non se l’aspettava un esito così. Papà Pietro, che lo ha preparato per oltre due mesi non fa drammi: “Questa è la boxe. Si vince e si perde. E’andata male ad Alex, quindi onore a Lepei. Non per questo ci arrendiamo. Con umiltà e volontà cercheremo di tornare in alto”. In sede di presentazione avevo messo in risalto la sostanza del resto della serata. Il superwelter pratese Marco Papasidero (5-1-3), 29 anni, al terzo anno di attività, prevale su Fabio Cascone (1-4) 29 anni di Latina, che ha disputato sei round di grande generosità, senza ottenere quanto sperava, mancandogli lucidità e precisione. Papasidero ha sfruttato questi limiti, boxando di rimessa e incamerando una vittoria di misura ma giusta. I piuma Marco Scalia (7-7) di Firenze e Luca Genovese (4-15-5) di Cassino nel frusinate, veterani di 35 anni, hanno dato vita ad un match intenso e spettacolare. Inizia meglio Genovese che prende l’iniziativa e anticipa il rivale. Poi si sveglia Scalia e capovolge la situazione finendo da dominatore e giusto vincitore. Aggiudicandosi l’accesso in semifinale del torneo FPI-WBC piuma.

Il superleggero Vairo Lenti (5-2-1) livornese di 26 anni, senza faticare troppo batte il collaudatore bosniaco Nikola Ivkovic (1-16) che incamera la 15° sconfitta consecutiva. Simpatico siparietto del telecronista di Sportitalia, presentando Alex Ferramosca, che definisce “giovane debuttante” ignorando che ha compiuto 35 anni, ed è stato campione italiano nei dilettanti quattro volte (e non una sola. Documentandosi, avrebbe potuto raccontare che Ferramosca ha sfiorato la promozione ai Giochi di Londra 2012, battuto nei quarti dallo spagnolo De La Nieve (18-17) ai mondiali di Baku (Aze) nel 2011. Per concludere ha avvisato i telespettatori della pericolosità del suo avversario, il ceco Rene Miko (0-2), finito Ko al primo round, stradominato da Ferramosca, senza che abbia potuto portare un solo pugno valido. In apertura tra i due massimi debuttanti stagionati, Massimo Notari (1) ha avuto la meglio sul ligure Alessio Marchese (0-1).

Giuliano Orlando