Bottino pieno delle azzurre agli europei di Madrid. Due ori (Testa e Amato), un argento (Carini) e due bronzi (Bonatti e Severin). Italia seconda dietro la Russia

2019-09-02 22:00:27
Bottino pieno delle azzurre agli europei di Madrid. Due ori (Testa e Amato), un argento (Carini) e due bronzi (Bonatti e Severin). Italia seconda dietro la Russia
Pubblicato il 2 settembre 2019 alle 22:00:27
Categoria: Boxe
Autore: Redazione Datasport

MADRID – Bottino pieno dell’Italia alla 12° edizione europea femminile elite di boxe, ospitata in Spagna a Madrid, appena andata in archivio. Mai nelle dieci edizioni precedenti (assenti solo nel 2001) il bilancio azzurro aveva segnato: due ori (Testa e Amato), un argento (Carini) e due bronzi (Bonatti e Severin): cinque podi su otto titolari al via. Il record precedente datava dal 2004, unica edizione allestita in Italia a Riccione, dove l’Italia conquistò 2 ori (Galassi e Davide) e tre bronzi (Chiacchio, Tosti e Piazza), presenti 17 nazioni e meno di 100 atlete. A Madrid erano ben 31 i Paesi in partenza e 136 atlete al via, con un salto di qualità incredibile. A significare la difficoltà maggiore per giungere a medaglia. Il team azzurro, guidato dal c.t. Emanuele Renzini, che si è avvalso della preziosa collaborazione dei tecnici Maurizio Stecca e Michele Caldarella e il fisioterapista Marcello Giulietti, responsabile della squadra Raffaele Esposito, consigliere federale, oltre al segretario generale Alberto Tappa. Soltanto la Russia presente in tutte le dieci categorie, ha fatto meglio, vincendo tre ori, due argenti e 3 bronzi, con una squadra esperta e di qualità, partendo da una base impensabile per l’Italia. Aver superato Turchia, Irlanda, Ucraina, Romania, Polonia, Bulgaria, Inghilterra e Francia significa che il lavoro svolto sta dando i frutti attesi, sperando che l’ottimo risultato trovi conferma ai prossimi mondiali previsti a Ula Ute in territorio siberiano dal 3 al 12 ottobre, un tempo forse troppo breve per il pieno recupero allo sforzo europeo. Il c.t. Emanuele Renzini, al termine del torneo, nell’ormai classico ritrovo al ristorante, ha avuto parole di riconoscimento per tutto lo staff e in particolare per le azzurre: “Dopo i mondiali 2018 in India, ci voleva una riscossa vera e concreta. Già si erano visti i segnali ai tornei internazionali e anche agli europei giovanili, dalle “scolare” alle jr., che hanno dimostrato di essere davvero delle guerriere, sotto le cure di Valeria Calabrese e Irma Tosti, due tecniche con i controfiocchi. Non da meno hanno risposto Michele Caldarella e Maurizio Stecca a Madrid, grazie anche alle mani magiche di Marcello Giulietti. Siamo arrivati a Madrid con uno spirito nuovo, le otto azzurre erano decise a dare il meglio e lo hanno fatto. Mi piace anche il clima alla moschettiera, tutte per una. Anche dagli spalti chi non combatteva faceva il tifo. Era ora, ci voleva questa scossa. Cinque medaglie sono davvero un bel bottino. Irma, Francesca, Angela, Roberta e Flavia hanno fatto salire il tricolore in alto, tutte hanno lottato come volevo, nessuna ha mai mollato, questo volevo vedere. Già, perché anche Camilla Fadda non ha scherzato facendo tremare le gambe alla strafavorita Kob che è passata con un 3-2 che poteva anche essere capovolto, Giulia Lamagna ha pagato l’emozione, ma già vuole riscattarsi. Francesca Martusciello è arrivata forse impreparata ad un tale esame, sarà per la prossima volta. Per noi tecnici le imprese delle azzurre sono il più bel premio che attendiamo. E sono certo che è solo l’inizio. Il traguardo è Tokyo!”.

Al giro di boa delle eliminatorie (ottavi e quarti), delle 39 promosse al podio, la Russia ne aveva 8 sul podio su dieci presenti, una in meno di Sofia 2018, Italia e Ucraina seguivano con cinque, nel 2018 tre azzurre e quattro ucraine. La Turchia si manteneva a quota quattro, la Francia da una nel 2018 a tre, come la Polonia. Due semifinaliste per Inghilterra, Irlanda e Bielorussia, una per Galles, Romania, Repubblica Ceca, Finlandia, Svezia e Bulgaria che in casa a Sofia nel 2018, ne contava ben sei. In totale 15 nazioni promosse e 16 fuori. Nella selezione per le finali, la Russia ne portava 5, l’Italia 3, Turchia, Polonia e Inghilterra 2, una a testa Irlanda, Romania, Finlandia, Ucraina, Bielorussia, Francia. Solo bronzo per Bulgaria, Galles, Svezia e CZE. Le semifinali, come da sempre, hanno offerto i confronti più avvincenti. Con esclusioni eccellenti, a cominciare dall’ucraina Okhota (48), argento iridato 2018, battuta dall’inglese Resztan, più precisa e veloce. L’azzurra piacentina Roberta Bonatti, dopo l’impresa contro la romena Duta, 37 anni, attiva dal 2003, 420 match in carriera, due titoli europei e due argenti mondiali, avversaria delle nostre Calabrese (2+,1-) e Tosti (1-), oggi apprezzate tecniche, contro la quale l’azzurra ha ottenuto il successo più prestigioso della carriera, pur perdendo contro la coetanea russa Chumgalakova, ha disputato una prova orgogliosa e valida, presupposto per ulteriori passi avanti. Intanto alla prima esperienza continentale torna a casa con un bronzo prezioso. Irma Testa nei 57 kg. trovava la polacca Kruk, già battuta nel 2017, reduce dal successo sulla russa Abramova, 29 anni, oro europeo 2016 e argento 2018, bronzo mondiale 2012. Polacca in forma strepitosa, consapevole che a 30 anni, ti giochi l’opportunità più importante di una carriera iniziata nel 2007, quando l’azzurra aveva 10 anni. Irma ha vinto la battaglia più difficile del torneo, soffrendo gli assalti pesanti e spesso scorretti della polacca, oltre alla conduzione non equa della bulgara Maria Kavalieva, che ha comminato all’azzurra un richiamo ufficiale per tenute, ignorando la testa in avanti della polacca. Un handicap pesante, che ha portato la sfida ad un equilibrio rischioso. Infatti il 3-2 (russo e ucraino hanno segnato 29-27 per la polacca), mentre francese, inglese e turco preferivano l’azzurra. Vittoria sofferta ma giusta, oltre al segnale che la napoletana di Torre Annunziata aveva dimostrato di essere maturata e non poco. In altri momenti si sarebbe scoraggiata, stavolta ha lottato da tigrotta e l’ha spuntata. Non meno esaltante il successo dell’altra napoletana solare Francesca Amato, 29 anni e una carriera che sembrava conclusa nel 2016, riapertasi nel 2018 ed esplosa quest’anno, con successi all’estero che l’hanno portata a sconvolgere tutti i pronostici della vigilia, dove Francesca sulla carta era destinata ad uscire al debutto, contro la bulgara Eliseeva, coetanea con un palmares ben più coronato: oro europeo 2016 e bronzo 2018, terza ai mondiali 2016. Doveva fare un boccone di Francesca, invece ci ha perso 5-0. Stessa sorte per la scozzese Reid. In semifinale trova la russa Kheteeva, una delle favorite all’oro. Francesca l’affronta senza alcun timore, addirittura l’arbitro richiama la russa per tenute e nel terzo tempo la conta su un destro bomba dell’azzurra. Il verdetto giusto doveva essere un 5-0 con almeno due punti, invece è 3-1, il francese segna 29-27 per la russa, l’irlandese vede 28-28 e solo la bulgara segna 30-27, mentre turco e svedese optano per 29-27. Questo per capire come sia difficile superare lo scoglio mentale di vedere una russa perdere. Non è stata una passeggiata neppure per la terza napoletana, Angela Carini, 20 anni, alla prima esperienza europea. La gallese Eccles l’ha messa sulla rissa e l’azzurra ha stentato a venire fuori, anche se ha finito molto meglio, dopo aver subito nella seconda. Un 3-2 liberatorio, che comunque porta l’azzurra in finale. Nei +81, la campionessa uscente Flavia Severin paga l’astinenza da ring di oltre otto mesi. La russa Magomedalieva, 30 anni e una carriera lunghissima, con pochi acuti, presente ai campionati russi dal 2009 con tre ori (2013, 2015, 2016), un argento (2019) quattro bronzi (2009-10-11-12), ha fatto valere la condizione superiore e alla veneta è rimasta la consolazione di aver fatto alla russa uno occhio nero. Tre italiane in finale non era mai accaduto. Tre napoletane di qualità, nel segno di una scuola che non finisce mai di produrre. Il primo oro lo conquista Irma Testa battendo l’inglese Artingstall, che aveva impressionato in semifinale, dominando la bulgara Petrova, campionessa in carica, con una facilità disarmante. L’azzurra, 21 anni, una carriera giovanile da supergirl, dopo Rio (2016) sembrava faticare a emergere nelle elite. Ma quando hai talento, alla fine la spunti. Dopo il doppio successo nelle U22, battendo atlete di tre e quattro anni più anziane, ha raccolto il primo oro che conta in assoluto. L’inglese non ha potuto fare nulla, anche se ci ha provato eccome. Irma è stata superlativa: precisa e veloce come una saetta, cattiva e attenta a gestire bene le energie, non è mai stata in pericolo. Quattro 30-27 dicono tutto, la svpolacca (29-28) ha visto (male) il terzo round o forse era distratta. Nel corso della cena, ho chiesto a Irma se il blù sotto l’occhio destro era frutto di una testata: “Per niente, è stato un sinistro preciso. L’inglese era forte e brava, ma io ho fatto meglio, ripagandola con gli interessi, compreso l’oro europeo, che ben vale un occhio nero”. Campionessa anche nelle dichiarazioni. Nei 64 sale sul ring Francesca Amato contro la polacca Rygielska 24 anni, a sua volta finalista a sorpresa, battendo l’ucraina Bova, 31 anni, argento iridato 2018, oro europeo 2012, argento e bronzo 2018 e 2011. Lo scontro non è elegante ma violento, battaglia maschia che la polacca inizia meglio e sembra destinata a farcela. Ma non conosce questa napoletana che ha un cuore grande come una cattedrale, dove sono nascosti tesori di volontà e tenacia. Che Francesca tira fuori fino all’ultimo secondo, capovolgendo l’andamento del match fino a portarlo dalla sua parte. Un 3-2 difficile ma onesto, che porta all’Italia il secondo oro europeo, sulla carta il meno facile da raggiungere. Per questo più bello ed esaltante. Brava Francesca. Brava e qualcosa di più anche ad Angela Carini (69), 20 anni, al primo approccio continentale, dopo aver vinto tutto e di più tra jr. e youth. Una categoria quella dei welter, dove i pretendenti si sprecavano ed avevano record da brividi. La siberiana Sandakova, classe ’96, apparsa all’orizzonte europeo ad Assisi nel 2014, bronzo youth, battuta dalla polacca Wojcik, passata nei 75, dove ha raggiunto l’argento, battuta in finale dalla scatenata irlandese O’Rourke, ha faticato a primeggiare in patria, dove nei 69 kg. ci sono guerriere a iosa. Non solo in Russia, la turca Surmeneli, classe ’98, oro europeo 2014 sempre ad Assisi da jr., è entrata spesso in rotta di collisione con la Darima, ed è sempre stata battaglia equilibrata. Il bilancio attuale premia l’asiatica (2-1) ma non è certo finita. A Madrid, come al mondiale 2018 in India, ha vinto la Sandakova, che ha conquistato l’oro, contro la nostra Angela Carini, facendo prevalere arte e mestiere. L’azzurra ha perduto ma non ha demeritato, pagando la minore esperienza a questo livello. Una sconfitta che ha fatto cancellare il bel sorriso alla campana, che giustamente punta solo e sempre a vincere.

Ma certe sconfitte fanno crescere. E tra un anno potrebbe capovolgere il risultato. Nel bilancio italiano, possiamo aggiungere anche l’arbitro Luca Vadilonga, classificato il migliore del torneo e la dottoressa Carmela Ignozzia, prima donna responsabile nel delicato settore medico. Come dire che l’Italia a Madrid non si è fatta mancare proprio nulla. Grazie alle cinque medaglie, l’Italia sale anche nel medagliere globale passando dal quinto al quarto posto, scavalcando anche l’Ucraina, inseguendo la Romania, terza grazie agli argenti e i bronzi, ma alla pari degli ori. Questo il ranking delle prime dodici, dopo Madrid. 1. Russia (47-22-34), 2. Turchia (14-17-36); 3. Romania (9-4-25), 4. Italia (9-3-14); 5. Ucraina (8-13-39); 6. Bulgaria (7-4-8), 7. Irlanda (7-0-4); 8. Francia (6-11-18), 9. Ungheria (5-11-17); 10. Norvegia (5-5-4); 11. Polonia (4-13-17), 12. Svezia (4-10-8). 27 le nazioni con almeno un bronzo.

Giuliano Orlando

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