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Antiche glorie dello sport, campioni italiani senza tempo

Pubblicato il 5 gennaio 2026 alle 16:01
Categoria: Libri di Sport
Autore: Wilma Gagliardi


 Antiche glorie dello sport, campioni italiani senza tempo


In Italia, dopo le nefandezze dell’ultima guerra, gli eroi dello sport diventano simboli. Da Coppi a Bartali, da Meazza al grande Torino, da Carnera a Nuvolari fino a Dorando Pietri - Beppe Conti - Antiche glorie dello sport, campioni italiani senza tempo - Diarkos Editore – Pag. 252 – Euro 18.00.

di Giuliano Orlando

Confermandosi stakanovista infaticabile, Beppe Conti, non solo ha redatto “Antiche glorie dello sport”, ma si è pure scritto l’introduzione. Non conosco il numero dei libri pubblicati, ritengo vicino alla trentina, alcuni dei veri monumenti sul ciclismo lo sport che ha più frequentato, quindi lo sci e saltuariamente in passato il calcio. Ignoro sia esperto in altre discipline. In questo caso si nota la diversa conoscenza tra quelle indicate e le altre in cui si è cimentato. Quando racconta Primo Carnera è divertente, appigliandosi a quanto ha potuto riprendere da testi sull’argomento. Purtroppo non ha trovato quelli giusti. Bastava leggere la sua storia sul libro pubblicato nel 2016, in occasione del centenario della nascita della FPI e avrebbe risolto tutti i problemi. A rispondere ai molti interrogativi, fu la figlia Giovanna che nella casa di Tampa in Florida, ritrovò in soffitta un dettagliato diario scritto dal padre. Nel 2003 la Gazzetta dello Sport pubblicò “Io, Primo Carnera”, il manoscritto ritrovato”, con la prefazione della figlia. Avrebbe saputo che Primo era alto 1,98. Esagerati erano i piedi. portava il 56. Divertente il commento di Orio Vergani che lo intervistò nel 1933, rientrato in Italia da Campione del mondo: “Ebbi l’impressione – confessò – di colloquiare con i piedi di Carnera, tanto erano smisurati”.  Quando andò negli USA, era già stato tutto predisposto dalla mafia.  Rimandano a casa il suo scopritore Léon Sée che aveva venduto il contratto al gruppo guidato da Bill Duffy, affidando a Luigi Soresi il ruolo di manager, tutti compari e allievi di Arnold Rothstein, il banchiere della malavita. Delle borse indicate, a malapena Carnera riceveva il 30%. Non solo, conduceva una battaglia legale con tale Emilia Terzini, ex cameriera conosciuta nel 1929 in occasione del suo primo incontro a Londra. Un rapporto durato una notte, denunciato dalla furba brunetta come mancata promessa di matrimonio. Guidata magistralmente da uno studio legale, lo spolpa sistematicamente fino al 1937, quando un tribunale londinese chiude la vicenda. Il Corriera della Sera, scriverà che la brunetta, elegante e chiacchierina, furba di tre cotte, è riuscita a intascare 420.000 lire, in euro 650 milioni. La descrizione del match contro Joe Luis nel 1936 falsa una realtà storica. Carnera era l’ombra del campione e Louis - che considero il massimo più completo, capace di difendere la cintura mondiale ben 25 volte, record imbattuto - stava salendo ai vertici assoluti. La cronaca di quel match, delegato ad una giornalista rampante ma ancora agli esordi, ben poco conosceva dei protagonisti, copiando maldestramente dalle cronache di allora, rappresenta l’esempio di come si possa trasformare un confronto dal risultato scontato in una sfida incerta alla vigilia. I veri guadagni di Carnera sono arrivati con la lotta libera, permettendo al gigante di Sequals di aprire un negozio di vini italiani, poi un ristorante a Hollywood e far laureare i due figli Umberto e Maria Giovanna. Altra informazione sconosciuta, Carnera è cittadino USA dal1947. Le storie di campioni come Carnera non possono essere la litania degli incontri, ma la loro vita personale, ben più interessante. Detto questo, resta inteso che pur non toccando vette assolute, il libro è godibile e sicuramente interessante per un pubblico giovane, dei cui personaggi trattati poco o nulla conosce. Le glorie del calcio sono ben descritte, dal grande Giuseppe Meazza, ritenuto dagli esperti il più grande calciatore italiano. Come Silvio Piola, attaccante completo e di grande resistenza atletica. Baloncieri, alessandrino di Castelceriolo, il calcio lo scopre in Argentina, dove si sono trasferiti i genitori. Torna in Italia a sedici anni e inizia una carriera da regista di alta qualità. Dall’Alessandria al Torino, dove diviene un idolo, formando con Julio Libonatti e Gino Rossetti il trio delle meraviglie. Valentino Mazzola è abbastanza recente e molti lo ricordano, forse il numero 10 più completo, in quel grande Torino che arrivò a vestire la maglia azzurra in dieci su undici titolari. La tragedia di Superga del 4 maggio 1949, lasciò sbigottiti non solo il mondo del calcio, ma l’Italia intera. Le glorie del ciclismo sono il pezzo forte del libro, troppo facile per un autore che della specialità ha scritto tutto e di più nell’arco di oltre 40 anni. Parte da Costante Girardengo battezzato il campionissimo, prima che la definizione venisse trasferita a Fausto Coppi. Preceduto da assi come Alfredo Binda, pagato dagli organizzatori affinché non prendesse parte al Giro d’Italia, tanta era la sua superiorità nelle corse a tappe e non solo. Learco Guerra la “locomotiva umana” tanta era la potenza che sprigionava questo campione mantovano. Ginettaccio Bartali, ovvero l’anti Coppi, che avrebbe potuto vincere molto di più se la grande e tragica ultima guerra non gli avesse tarpato le ali. L’autore definisce Fausto Coppi il più grande campione del nostro sport, tesi oggettiva che non condivido, ma accetto senza replicare. Una vita superlativa e tragica. Ha vinto tutto e anche di più, purtroppo il destino gli è stato contrario non solo nell’ultimo capitolo della vita. Sicuramente un fuoriclasse assoluto. Restano gli assi del volante: Tazio Nuvolari, funambolico al limite dell’impossibile, Achille Varzi un modello di eleganza. Le glorie dello sci, con Zeno Colò e Celina Seghi, formatisi all’Abetone sull’Appenino toscano, simboli di uno sci pionieristico. Stilisticamente diversi, ottennero trionfi identici assoluti. Per l’atletica c’è Ondina Valla la prima donna a cogliere l’oro olimpico a Berlino nel 1936 e Dorando Pietri capace di tramutare la sconfitta drammatica alla maratona dei Giochi di Londra 1908, in una cornocupia d’oro. La mia digressione relativa a Carnera, farà conoscere meglio ai lettori il gigante friulano, salito sul tetto del mondo. Per il resto, buona lettura a tutti. 

Giuliano Orlando