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Addio a Evaristo Beccalossi, il poeta ribelle che faceva innamorare San Siro

Pubblicato il 6 maggio 2026 alle 08:05
Categoria: Notizie Calcio
Autore: Wilma Gagliardi

 

Addio a Evaristo Beccalossi, il poeta ribelle che faceva innamorare San Siro

Il calcio italiano perde uno dei suoi fantasisti più amati. È morto nella notte a Brescia Evaristo Beccalossi, storica bandiera dell’Inter, il numero 10 anarchico e geniale che trasformava ogni pallone in un’idea imprevedibile. Avrebbe compiuto 70 anni il prossimo 12 maggio.

Da oltre un anno le sue condizioni di salute erano gravissime dopo il malore e l’emorragia cerebrale che lo avevano colpito nel gennaio 2025. Una battaglia lunga e silenziosa, combattuta lontano dai riflettori, come spesso accade ai campioni veri.

Ma per chi lo ha visto giocare, Evaristo Beccalossi non morirà mai davvero.

Perché Beccalossi non era semplicemente un calciatore. Era il calcio di strada entrato a San Siro senza chiedere permesso.

Dribbling lenti e improvvisi, testa alta, assist impossibili, pause quasi teatrali prima dell’ultima giocata. Ogni sua partita dava la sensazione che qualcosa di meraviglioso potesse accadere da un momento all’altro.

Gianni Brera lo aveva ribattezzato “Dribblossi”, un soprannome diventato leggenda. Per i tifosi nerazzurri, però, era molto di più: era il simbolo di un’Inter romantica, imperfetta, umana. Uno di quei giocatori che non si limitavano a vincere, ma facevano emozionare.

Nato calcisticamente nel Brescia, Beccalossi legò la parte più importante della sua carriera all’Inter, dove giocò dal 1978 al 1984 conquistando lo scudetto della stagione 1979-80 e una Coppa Italia. Con la maglia nerazzurra disputò oltre 200 partite, diventando uno dei fantasisti più iconici del calcio italiano.

Vestì anche le maglie di Sampdoria, Monza, Barletta e ancora Brescia, lasciando ovunque il ricordo di un talento puro, spesso controcorrente, ma amatissimo dal pubblico.

E forse è proprio questo che oggi colpisce di più.

In un calcio moderno dominato da numeri, tattica e algoritmi, Beccalossi resta il simbolo di un’epoca diversa: quella in cui il fantasista poteva ancora essere libero, istintivo, persino imperfetto.

Uno che faceva rallentare il tempo.

La notizia della sua scomparsa ha immediatamente scosso il mondo del calcio e migliaia di tifosi interisti cresciuti con le sue magie. Perché alcuni giocatori segnano gol. Altri lasciano ricordi.

Evaristo Beccalossi apparteneva a questi ultimi.

WG