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La Shields dopo aver dominato Dezurn punta alla Green.

Pubblicato il 3 marzo 2026 alle 14:03
Categoria: Boxe
Autore: Wilma Gagliardi

di Giuliano Orlando

Chi pensava mi fossi dimenticato della sfida tra la Shields che metteva in palio le quattro cinture massimi (WBC, WBA, WBO e IBF) e la Dezum, sposata Crews, un ex pugile e anche il suo mentore, si sbagliava. Semplicemente ho rinviato il commento. Dando la precedenza ad eventi di stretta attualità, come la riunione al Principe di Milano, che la FPI ha ignorato! Ed eccomi alla Shields, oltre ad altre informazioni. Ho sbagliato il risultato tecnico, pensando che Claressa potesse vincere prima del limite. Invece la Dezurn ha retto fino al decimo round, incassando decine e decine di pugni, con assoluta disinvoltura. Alla fine i tre giudici hanno emesso un verdetto impietoso: 100-90. Come dire una marcia trionfale per “T Rex”, apparsa in ottima condizione, superiore in tutto. La Dezurn all’inizio ha cercato lo scambio corto, al limite delle regole, spingendo e legando, ma ha sempre finito per soccombere. Claressa era superiore in tutto, col sinistro che partiva e colpiva sempre prima, oltre al destro esterno, rapido e pesante.

Va dato atto alla sfidante di una resistenza eroica. Sul piano tecnico, la distanza è rimasta la stessa dal tempo dilettantistico. Nondimeno è stato un match intenso e spettacolare, molto gradito dal pubblico, accorso in numero superiore alle previsioni, avvicinandosi ai 20.000 spettatori.  Al peso si è disputato un quasi match, questo finito in parità, Ha iniziato la Dezurm, con parrucca color fuoco e un cappellino dalla lunga visiera che ha colpito intenzionalmente Clarissa. Immediata la replica, spingendola in modo deciso. A quel punto è intervenuto mister Crews, subito bloccato dai boy gard, disperdendo tutti a forza. Chi ha vinto? Meglio dire nulla di nuovo in America. Claressa, che ha un contratto con la Salita Promotions e Wynn Records di 8 milioni di dollari, tre già ricevuti in anticipo, deve trovare avversarie sulla carta presentabili. Dovendo forzatamente escludere Danielle Perkins (6-1), battuta dalla Shields il 2 febbraio 2025 a Flint sui 10 round, in palio le quattro cinture massimi (WBC, WBF, WBO E IBF) che confluirono nel forziere di “T Rex”.                                                                                                                                                                                                                                                          

 Nella stessa serata di Detroit, la Perkins, è diventata titolare mediomassimi WBA vacante battendo Che Kenneally (5-1), 31 anni, pro dal 2023, campionessa australiana, alla prima trasferta e alla prima sconfitta, fermata al sesto round, dopo che il gancio al viso della sfidante con copiosa perdita di sangue dalla bocca, decideva l’arbitro a fermare il match. La mancina di Brooklyn, 43 anni, pro dal 2020, dopo una carriera di vertice da dilettante, campionessa USA nel 2017, battendo in finale Shadasia Green (16-1), attuale regina dei supermedi IBF e WBO, 36 anni del New Jersey. Da pro la Green, ha una sola sconfitta, subita il 15 dicembre 2023 a Orlando in Florida, dalla Dezurn nel primo tentativo mondiale nei supermedi WBC.  Undici mesi dopo ad Arlington supera Melinda Waterpool (7-1) per SD e conquista la vacante cintura WBO. La canadese non accetta il verdetto, dichiarando che il fattore campo è stato decisivo, annunciando che non salirà più sul ring. La promessa dura 14 mesi, il 27 febbraio è tornata nella sua Brampton, affrontando la collaudatrice ungherese Szilvia Szabapos (18-21), dal pugno pesante e la mascella fragile, finita KO al primo round. Lo scorso anno, l’11 luglio al Madison di New York, la vittoria più importante della Green, contro l’inglese Savannah Marshall arricchendo il capitale (IBF e WBO). Claressa ha puntato gli occhi sulla Green, l’unica che ancora non è entrata in rotta di collisione con la super campionessa, disposta a scendere di due categorie. Che poi è quella naturale, essendo salita fino a massimi per mancanza di avversarie.                                                                            

 Il torinese Francesco Grandelli (21-4-2), accasatosi con la OPI Since dei Cherchi, avrà la terza opportunità europea della carriera, ancora da piuma e l’impresa non sarà certo facile. Il 28 marzo nella Live Arena di Manchester si troverà di fronte I’inglese Liam Davies (17-1), 29 anni, pro dal 2018, che l’europeo lo ha già detenuto nei supergallo. Ottimamente quotato nelle quattro sigle, in particolare IBF (9) e WBO (8), non nasconde l’intenzione di conquistare la cintura continentale come rampa di lancio per bussare al mondiale. Fallito nella categoria inferiore il 2 novembre 2024 a Birmingham contro Shabaz Masoud (15) per SD dopo   dodici round infuocati. Il fattore campo lo indica come favorito, ma Grandelli apparso in ottima condizione a Torino lo scorso dicembre non gli renderà la vita facile. In precedenza l’italiano ci ha provato due volte. La prima il 5 maggio 2023 a Tivoli, contro il mancino romano Mauro Forte, che lo incrociò con un sinistro al primo round devastante. La seconda opportunità in quel di Carbonia in Sardegna il 13 dicembre 2024. Avversario lo spagnolo Cristoball Lorente (20-0-3) confermandosi la bestia nera degli italiani. Infatti l’11 agosto a Tirana in Albania, toglieva la cintura EBU a Forte con un verdetto discutibile. E si ripeteva come detto sopra contro Grandelli. La serata inglese punta alla sfida tra i massimi Moses Itauma (13), 21 anni, slovacco di nascita, trasferitosi in Inghilterra con la famiglia, dopo aver vinto tutti i campionati internazionali di categoria, nel 2023 passa pro e viene indicato dagli esperti il prossimo campione assoluto. L’avversario è lo statunitense Jermaine Franklin (24-2) 32 anni, pro dal 2015, test più impegnativo dei precedenti. Le uniche due sconfitte le ha subite in Inghilterra. Da Dillian Whyte nel 2022 e l’anno dopo da Anthony Joshua. Per la legge del non c’è due senza tre, il pronostico vede l’emergente Itauma nettamente favorito.                                                                                                                                                   

Due figli d’arte crescono. Il primo è Emiliano Vargas (16), figlio di Fernando, attivo da pro dal 1997 al 2007, iridato IBF e WBA tra il 1996 e il 2000 nei superwelter. Record (26-5), battuto solo da Trinidad, De La Hoya, Moses (due volte) e Mayorga. Lunga carriera da dilettante con oltre 100 vittorie e solo 5 sconfitte. Titolare ai Giochi 1996 ad Atlanta nei 67 kg. battuto negli ottavi dal romeno Marian Simon. Emiliano è anche fratello d’arte: Amado e Fernando jr. in tono minore, svolgono attività pugilistica. A Glendale in Arizona, nella serata che ha visto la grande vittoria del messicano Emanuel Navarrete (40-2-1) sul connazionale Eduardo Nunez (29-2), in palio le cinture WBO e IBF superpiuma, Emiliano Vargas, pro dal 2022 a 18 anni, si è imposto per KOT al nono round sull’argentino Agustin Quintana (22-3-1) mantenendo i titoli Nabf e Wbo Latino superleggeri. Guidato dalla Top Rank di Bob Arum, lo scorso anno venne indicato dalla rivista The Ring, "Prospect of the Year 2025". Tecnicamente è bene impostato, boxe frontale, veloce e discretamente mobile. Colpi precisi che gli hanno permesso di vincere per 14 volte prima del limite. Contro il coraggioso Quintana, fermato dall’arbitro per una ferita all’occhio destro, ha confermato la crescita costante.                                                                          

 Il secondo figlio d’arte si chiama Terence Crawford Jr. il cui padre, Terence Crawford senior, è stato campione in quattro categorie (leggeri 2014, superleggeri 2015, welter 2018 e supermedi 2025) unico americano capace di tale impresa. Il 13 settembre 2025 a Las Vegas, batteva il mito messicano Saul Alvarez completando a 38 anni il poker iridato. Dopo quella fantastica impresa annunciava il ritiro dall’attività con un record di 42 vittorie senza aver mai conosciuto sconfitte in17 stagioni da pro. Tornando nella sua Omaha nel Nebraska, a godersi con la famiglia (moglie otto figli), mamma Debra con la quale si era riappacificato dopo una lontananza durata anni e la zia Jackie, i frutti di una carriera che gli permette di non avere alcun problema economico. L’ultima vittoria gli ha fruttato 30 milioni di dollari, più di quanto percepito in tutta la carriera. La stampa lo definì, il “campione ombra” per la sua riservatezza.

Bob Arum che lo aveva guidato dall’esordio (2008) fino al 2017, al momento della scissione per gestirsi da solo, disse: “Se avesse accettato solo una parte delle opportunità che gli ho offerto si sarebbe potuto comprare una bella villa a Beverly Hill. Comunque buona fortuna”. In effetti, pur vincendo sempre, la celebrità assoluta è arrivata con la storica vittoria su Alvarez, salendo di due categorie. Dopo il ritiro ha mantenuto il profilo basso, interrotto quando i media hanno scoperto che l’ultimo pargolo, sta seguendo le orme di papà, entusiasmatosi alla vittoria di Crawford jr. 13 anni, (48 kg.) come matricola della Omaha North High School. Dopo tre vittorie, in finale dello Stato ha battuto Riley Pedersen, un anno più anziano. Dimostrando padronanza del ring. L’entusiasmo del padre, deriva anche dal fatto che anche lui a 14 anni aveva vinto il suo primo torneo. A parlare è stato appunto il figlio: “In famiglia mi hanno insegnato che solo allenandomi con passione si ottengono risultati. Questo fantastico successo mi conferma di essere sulla strada giusta”.

Giuliano Orlando