*/
Guarda dove cammini. Passi condivisi sui sentieri del possibile
Libro emblematico che fa conoscere la sindrome di Usher, di cui l’autore soffre. Racconto di grande impatto, attraverso esperienze “impossibili”, Dall’Australia al Brasile, dall’Everest all’Islanda e a Berlino. Creando i miracoli Noisy Vision e Yellow The World. - Dario Sorgato – Guarda dove cammini. Passi condivisi sui sentieri del possibile – Ediciclo editore - Pag. 224 – Euro 18.00.
di Giuliano Orlando
Un libro emblematico che lascia il segno nel lettore. Compreso il sottoscritto, che ben poco conosceva della sindrome di Usher, malattia degenerativa della vista e dell’udito. A farci entrare nel dettaglio è Dario Sorgato nato in provincia di Padova, il 13 giugno 1978, cresciuto a Sant’Angelo di Piove di Sacco, sulla riviera del Brenta, confinante col Veneto e le favolose ville palladiane. Infanzia normalissima assieme all’altro fratello Matteo, il primogenito e al gemello Andrea. Classica vita di paese, contornato dal verde, dalle vigne e in inverno dalle cime innevate che si stagliano sul cielo azzurro. Genitori ideali, entrambi insegnanti, capaci di far crescere la nidiata senza traumi di sorta. A soli due anni diagnosticano per i gemelli un’ipoacusia bilaterale. La tenera età impedisce lo shock della sentenza. L’udito carente lo accompagna fin dalla nascita, ragione per cui cerca di ovviare affinando tecniche di sopravvivenza. Occupare la prima fila a scuola, memorizzare e incentivare la memoria visiva. Gli apparecchi acustici a quel tempo ingombranti e di limitata utilità, non gli sono simpatici. Tutto questo non gli impediscono di percorrere infanzia e adolescenza in linea con i compagni. La Vespa 50 arancione, trasformata in blu metallizzato, capace di impennarsi con la sola sgasata e fare le curve come una Ducati. Sogni semplici da realizzare e realizzati. Capelli lunghi e al vento, neri e ricci “Ero bello. Più di quanto mi sentissi, visto che le ragazze di cui mi innamoravo andavano sempre dietro a qualcun altro. Me le ricordo tutte, ma non avevo ancora l’età per eccitarmi pensando a loro, Le volevo baciare”. Basta questo breve inciso per capire l’ironia di un ragazzo già alle prese con problematiche non semplici. A 17 anni, con tutta la compagnia sdraiata sulla spiaggia la notte di San Silvestro, solo lui e Matteo, non videro le stelle cadenti. Le successive visite oculistiche confermarono la ridotta visione periferica e la diagnosi impietosa: retinite pigmentosa. Diego non si arrende, usa ogni mezzo per controbattere all’handicap, sfidandolo in ogni modo. Si iscrive alla Statale di Milano e nel contempo lavora. A vent’anni viene operato di cataratta ad un occhio, due anni dopo all’altro. “I miei compagni di degenza era almeno settantenni”, l’amara constatazione. E’ il momento più difficile, con la mente che rifiuta la realtà. E si fa del male da solo. Ma in questo tormento tra realtà e orgoglio, trova spazio la voglia di combattere e capire. L’ipotesi di andare in Australia nel 2004, rappresenta la tappa di un lungo processo, prima introspettivo e successivamente la porta per entrare in una fase nuova, facendo tesoro dell’esperienza precedente. Ci arriva con un Working Holiday Visa, valido per un anno, lavorando per essere in grado di mantenersi e studiare. Con l’amico Giorgio, su un vetusto furgone, percorrono l’outbak da sud a nord e poi la costa est. Viaggio non privo di inconvenienti, ma utile a proseguire non solo per visitare la Nuova Zelanda ma per capire che nascondere il disagio rappresenta l’ostacolo maggiore. Ci vuole del tempo e altri viaggi ricchi di fascino e rischi. Torna a Milano (2006-2007), lavora in uno studio di architettura, senza tralasciare i viaggi. Percorre il Cammino di Santiago e capisce che il ritmo lento dei passi, rappresenta il suo tempo. L’anno dopo finisce addirittura in Sud Africa, dove si imbarca su un battello di ferro e cemento, Si chiama RV Heraclitus, una giunca cinese, tre alberi, lunga 25 metri e larga 6. In attività da 35 anni. Un relitto. Partono diretti in Brasile all’insegna della lentezza. Dario si trasforma in marinaio e quanto accade in navigazione lo lascio conoscere ai lettori. Lenta ma inesorabile, la vecchia giunca, dopo il Brasile arriva a San Juan in Portorico e poi in Giamaica e a Cuba. Successivamente progetta un viaggio a Londra, che non si realizzerà mai. Per sua fortuna. Finisce invece a Berlino nel 2011, in apparenza ostica a cominciare dalla lingua. A trent’anni sembra la città sbagliata. Fatica a leggere i cartelli stradali, ma invece di scoraggiarsi, si iscrive ad una scuola e inizia il percorso che lo porterà sulla giusta strada. Apre un blog col nome di Noisy Vision. Scopre che a Berlino la sindrome di Usher non è un mistero, che ci sono persone che ne parlano e si ritrovano a discutere le problematiche. Con tali esperienze A quel punto riparte alla conquista del mondo. A piedi percorre l’Islanda e il Marocco. Visita il Perù e realizza uno dei sogni più ambiti. Dopo aver raggiunto e il primo campo base Everest, nonostante difficoltà di ogni genere e il consiglio di desistere da quella pazzia, sale fino a quota 5364 metri, commentando; “La vista dell’Everest, del Lhtse e del Nuptse, nelle giornate limpide era impressionante”. Intanto Dall’alto di quella posizione decide che il futuro sarà fatto di cammini condivisi, nel segno dell’associazione Noisy Vision da lui fondata. Il suo primo libro data 2006, il secondo 2008 e il terzo 2010. Quindi una lunga pausa, all’insegna dello smartphone e la nascita dei social network. In chiara contrapposizione tra la velocità della nuova tecnologia e la lentezza delle parole scritte, in sintonia col ritmo dei passi. NoisyVision diventa un formidabile diffusore, allargando il campo per offrire l’opportunità ai non vedenti, agli ipovedenti e ai vedenti nuove opportunità in particolare di camminare insieme. Utilizzando questi ultimi a vedere per chi è meno fortunato. Non solo, capire cosa vuol sapere al tuo compagno. Capita che il non vedente sia interessato a conoscere i nomi dei colori di ciò che ha di fronte o l’altezza dell’albero che tocca. Ma c’è anche reciprocità. Io vedo per te e tu senti per me. C’è poi una situazione fondamentale. Non si cammina con gli occhi ma con i piedi. Specificando da parte dell’autore, che il cammino è soprattutto uno strumento di crescita interiore anche per loro. “Non mi spavento a portare non vedenti su terreni difficili, vivendo esperienze di forte crescita personale. Grazie all’organizzazione di NoisyVision che spero abbia lunga vita”. Pervaso dal sacro fuoco di contrassegnare ogni traguardo come una tappa alla quale è d’obbligo quella successiva. Gioca abilmente sul colore giallo, simbolo mondiale di Yellow The World, dando una connotazione a tutto campo. Un libro imperdibile, troppo importante per ignorarlo. Ripeto, leggendolo mi sono arricchito e non poco,
Giuliano Orlando