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Tracollo Inter: cinque perché di una crisi. Dì la tua

Pubblicato il 18 febbraio 2012 alle 18:05:40
Categoria: Serie A
Autore: Matteo Sfolcini

Le parole di Ranieri nel dopo gara con il Bologna ("Non riesco a trovare un equilibrio a questa squadra") e la fuga di Moratti da San Siro sul 2-0 per i rossoblù sono episodi emblematici. La crisi in casa nerazzurra sembra ormai toccare il suo apice. I tifosi interisti lamentano la mancanza di un progetto vero, di un filo conduttore. Idee chiare e protagonisti adatti per realizzarle. Questa settimana la squadra è impegnata nell'andata degli ottavi di finale di Champions League a Marsiglia e un mancato risultato positivo potrebbe aprire scenari da incubo in casa nerazzurra.

Ma come si è arrivati, dopo un filotto di sette vittorie consecutive con l'arrivo di Ranieri, a una situazione tanto critica? Proviamo ad individuare i cinque perché della debacle interista.

1 - CAMPAGNA ACQUISTI DA "PROFONDO ROSSO"
Tra agosto e gennaio sono arrivati ben nove giocatori (Jonathan, Juan, Poli, Palombo, Guarin, Alvarez, Castaignos, Forlan, Zarate) e nessuno di questi è stato decisivo. Si puntava tanto sul costoso talento di Ricky Alvarez (14 milioni di euro), ma l'argentino, lento e con poca personalità, ha dimostrato solo a sprazzi le sua qualità. Nel reparto difensivo la cessione di Santon è stata rimpiazzata dal brasiliano Jonathan (5 milioni di euro), che dopo qualche comparsata è andato in prestito al Parma. In mediana, partito con troppi rimpianti Thiago Motta, sono arrivati Palombo e Guarin, che si aggiungono all'acquisto estivo Poli, non certo giocatori decisivi nella zona nevralgica del campo (il colombiano è ancora tutto da vedere, ma è infortunato). In attacco è stato ceduto un certo Samuel Eto'o (ma anche Pandev), e sono arrivati Forlan, Zarate e Castaignos. L'uruguaiano, spesso infortunato, aveva comunque fatto intendere di essere in fase calante (nelle ultime tre stagioni lo score all'Atletico Madrid recitava 32, 18 e 8 gol). L'ex laziale ha mostrato tutti i limiti caratteriali che aleggiavano sul suo conto, mentre la giovane promessa olandese è ancora troppo acerbo per certi palcoscenici.

2 - EMERGENZA DIFESA
Nelle ultime sei gare ufficiali l'Inter ha subito 14 gol, una media di 2,3 a partita. Un dato preoccupante, soprattutto per come maturano certe reti incassate e per come vengono sfruttate le risorse della retroguardia nerazzurra: Ranocchia, nel giro della Nazionale e da molti considerato l'erede di Nesta, ha giocato solamente nove partite nella gestione Ranieri (di cui due in Coppa Italia e una in Champions League a qualificazione raggiunta), con il tecnico che ha dato "carta bianca" alla coppia di senatori Lucio e Samuel, sempre sotto gli standard in questa stagione. Il giovane centrale ex Genoa ha bisogno di giocare e sentire la fiducia dell'ambiente, altrimenti errori come quello con il Bologna potrebbero bruciare il suo talento cristallino.

3 - SE NON C'E' IL "PRINCIPE"...
L'attacco è un altro dei punti focali della crisi nerazzurra. Diego Milito, dopo aver giocato la scorsa stagione a mezzo servizio, è ritornato a segnare con continuità, dimostrando di poter fare ancora la differenza: il poker di Palermo e il gol decisivo nel derby sono gioielli rari. Al suo fianco, però, non c'è l'apporto offensivo che tutti si aspettavano: Pazzini, protetto da Moratti che ne richiedeva l'impiego in estate, sembra la copia sbiadita di quello che nel girone di ritorno della scorsa stagione segnava 12 gol. Il "Pazzo" necessita di cross, è un finalizzatore, un bomber da ultimo tocco, e la convivenza con Milito spesso oscura il centravanti azzurro. Forlan, arrivato in estate per sostituire il partente Eto'o, è rimasto più ai box che in campo, e all'alba di metà febbraio sembra ancora un oggetto misterioso ed esterno alla squadra.

4 - CENTROCAMPO SENZA QUALITA'
Mai si sarebbe pensato di rimpiangere così tanto la partenza di Thiago Motta. L'italo-brasiliano non era un fuoriclasse insostituibile, ma sapeva dettare i tempi dell'azione al centro del campo, abbinando qualità e quantità. Cambiasso e Zanetti sono ottimi gregari, ma hanno rispettivamente 32 e 39 anni, e il loro utilizzo prolungato li ha sfiancati e logorati, e i ricambi dietro scarseggiano. Sono arrivati Palombo e Guarin, ma l'ex capitano della Sampdoria è in una fase di involuzione, mentre il centrocampista del Porto è infortunato e inutilizzabile fino a marzo. Stankovic non è più affidabile in termini di presenze, e non si può chiedere a Poli e Obi di tirare i remi in barca di una squadra fiacca e senza qualità.

5 - L'INCOGNITA SNEIJDER
L'olandese era sul piede di partenza in estate. Si parlava di Manchester, sponda City o United, con l'olandese che già sentiva il profumo della Premier League. Alla fine Wes è rimasto, ed è stato sacrificato Eto'o. Scelta a posteriori sbagliata, con l'olandese ai box per tutto l'inverno, e rispolverato proprio nel momento peggiore: Ranieri, infatti, per trovargli posto, ha smembrato il 4-4-2 tanto caro (e che aveva portato 7 vittorie consecutive) passando al 4-3-1-2. Ricky Alvarez, che sembrava entrato nei meccanismi, è finito in panchina, e la mediana logora dell'Inter non riesce a supportare l'ex trequartista di Ajax e Real, che è letale sulla trequarti, ma che dà poco apporto in fase difensiva.

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