Sambo, intervista al Presidente della Federazione europea e russa Sergey Eliseev in vista dei Giochi Europei a Minsk

Pubblicato il 7 giugno 2019 alle 11:26:27
Categoria: Notizie altri sport
Autore: Redazione Datasport

Si avvicina la data dei secondi Giochi Europei, manifestazione voluta dai Comitati europei riconosciuti dal CIO. La prima edizione del 2015 si svolse a Baku in Azerbajan, in questa occasione sarà Minsk la capitale della Bielorussia, nazione molto attiva nella disciplina del Sambo, ad ospitare la rassegna che vede oltre trenta nazioni al via, impegnate in tutte le discipline olimpiche. Proprio a Minsk, lo scorso febbraio si è tenuto il Torneo Internazionale Presidente della Repubblica di Sambo, presenti atleti di tutti i continenti, anteprima all’appuntamento del 22-23 giugno che assegnerà gli importanti titoli.

L’Italia è presente con tre sambisti, che si sono guadagnati l’accesso ai Giochi grazie ai piazzamenti nei tornei del 2018. Si tratta di Alice Perin, Alessio Miceli e Mattia Galbiati, i primi due agli europei di Gijon in Spagna, lo scorso maggio, hanno conquistato un ottimo bronzo, tenendo conto dell’alto livello tecnico dei campionati. I Giochi di Minsk, rappresentano il primo esame importante in proiezione olimpica, oltre che, per quanto riguarda il Sambo, una valutazione della crescita dopo la rassegna spagnola.

Presidente, in attesa di seguire i Giochi Europei a Minsk, come valuta il livello del Campionato Europeo a Gijon in Spagna: eccellente, buono o sufficiente? E l’organizzazione?

 

“Parlare di un livello eccellente è probabilmente ancora prematuro anche se siamo sulla buona strada. Nella visione d’assieme però posso dire con certezza che il campionato è riuscito molto bene, in particolare sul piano agonistico, emotivo e spettacolare. Gijon è dotata di un bel palazzetto dello sport, una struttura adatta per gli atleti e gli spettatori che hanno ottima visuale; tutte le delegazioni hanno ricevuto collocazione adeguata. Nel complesso non ci sono stati intoppi o ritardi. La cerimonia della premiazione si è svolta tempestivamente e con precisione. Personalmente valuto il livello della gara come molto buono”.

 

Dopo gli europei, tra i partecipanti chi potrebbe essere individuato come protagonista a Minsk?

 

“Nel mio ruolo di presidente, preferisco dare un giudizio generale, concentrandomi sulle nazioni piuttosto che sui singoli atleti. Ma prima ancora, ritengo importante osservare il modo in cui a Gijon sono state distribuite le medaglie. Su 31 nazioni alla partenza, ben 21 sono tornate a casa con almeno un podio. Lo definirei un ottimo risultato d’assieme. Fra le squadre emergenti o che mantengono la posizione, citerei Serbia, Croazia, Macedonia, Italia, Francia e Romania. I romeni non avevano mai avuto campioni d’Europa maschili e adesso nella categoria dei pesi massimi, c’è un romeno: Daniel Natea che ha condotto una splendida finale contro un atleta georgiano di valore come Beka Berdzenishvili, dopo aver battuto il russo Volkov in semifinale. Fermo restando la conferma delle nazioni più forti da sempre: Russia, Ucraina, Georgia e Bielorussia. Ho anche notato che il livello del Sambo è aumentato notevolmente nei Paesi Bassi, i loro atleti crescono di anno in anno. Mi piace il modo in cui si evolvono, sia partecipando con gli arbitri che frequentando i seminari per i maestri e invitando i tecnici ai vari corsi di specializzazione. Complimenti anche alla Spagna che ha portato ben cinque atleti a medaglia. Dovendo fare qualche nome citerei la russa Maria Molcianova e la francese Laure Fournier. Forti anche le ragazze ucraine. In molti paesi si assiste a un cambio generazionale, i veterani se ne vanno e i giovani diventano sempre più interessanti dal punto di vista tecnico e fisico, rivelandosi psicologicamente maturi per assumersi la leadership delle proprie squadre”.

 

Cresce il movimento giovanile?

 

“E’ uno degli aspetti più confortanti del Sambo. Il livello europeo diventa ogni anno sempre più alto e competitivo. La concorrenza cresce proprio per il fatto che in ogni rassegna, appaiono atleti provenienti dalle squadre giovanili che cominciato a pestare i piedi ai grandi. Se si guardano i partecipanti ai tornei, la percentuale dei giovani sfiora quasi il 25%”.

 

Il Sambo è ormai vicino ai Giochi Olimpici. Quante categorie vorrebbe presenti alla rassegna olimpica?

 

“E’ l’aspetto primario di tutti i nostri programmi, convinti che il Sambo sia degno di partecipare ai Giochi Olimpici. La crescita del Sambo non è inferiore a nessuna altra disciplina olimpica e addirittura ne supera alcune. Non stiamo dormendo sugli allori, semmai lavoriamo continuamente per migliorare e sarebbe fantastico vedere alle Olimpiadi almeno cinque categorie di peso sia uomini che donne. Sarebbe per noi una grande vittoria”.

 

Come definirebbe l’evoluzione del Sambo in Europa: in crescita o stabile?

 

“Sicuramente abbiamo raggiunto la stabilità, ma non basta. Dobbiamo arrivare all’exploit. Il passo è giusto, come il consolidamento, ora è tempo di accelerare. I segnali ci sono tutti. Molte squadre che fino a ieri arrivavano alle gare con 2-3 atleti, ora sono presenti con delegazioni molto consistenti. La Francia si è presentata agli europei con 19 atleti, gli ucraini col massimo della quota, georgiani e bielorussi hanno portato squadre numerose, anche gli italiani, passo dopo passo crescono di numero. Ciò avviene perché i Comitati Olimpici Nazionali hanno cominciato a prestare attenzione al nostro sport, a stanziare mezzi più consistenti, aumentando le risorse, molte più squadre partecipano alle varie competizioni. Particolarmente in Europa si muovono di più per le competizioni, la concorrenza ha preso a crescere, allargando la base. Penso sia in corso un processo evolutivo e che fra un paio i stagioni dovremmo far centro e anche bene, affiancandoci agli sport di vertice”.

 

Quanti atleti sono venuti dalla Russia per gli europei e quanti saranno presenti a Minsk, e qual è la proporzione di uomini e donne?

 

“Eravamo presenti in tutte le categorie: 9 donne, 9 uomini e 9 lottatori di Sambo Combat. La percentuale è rispettivamente del 33,3% per le donne e del 66,7% per gli uomini, come prescrive il regolamento. Ai Giochi la stessa cosa, avendo qualificato i nostri lottatori e lottatrici nella categorie indicate dai Giochi Europei, che esclude il Combat”.

 

Che cosa si potrebbe migliorare nel sambo per riuscire ad attirare maggiore attenzione dai mass media?

 

“In un mondo globale, la promozione non è mai troppa. Per noi in particolare, che ci affacciamo sul grande palcoscenico dello sport da poco. A cominciare dalla rassegna europea, e debbo dare atto all’Italia che sta muovendosi meglio di altre nazioni. Credo che dobbiamo pubblicizzarlo di più, non solo in Russia dove è molto popolare, ma in tutta Europa e nel mondo. Mi auguro che a breve non saremo noi ad invitare i giornalisti, ma che siano richiamati dall’importanza dell’evento. Il fatto di avere la diretta in rete è importantissimo, un grosso vantaggio, inoltre i nostri combattimenti vengono trasmessi volentieri dalle TV dei vari paesi. Ma non basta: bisogna iniziare a informare la gente dei nostri campionati in anticipo, molto prima e non nell’ultimo mese”.

 

Che cosa pensa del Sambo in Italia?

 

“Il Sambo in Italia ha tutti i presupposti per crescere come quello russo, ed è giusto così. Operano con una giusta programmazione. Gli italiani hanno cominciato a sviluppare il sambo partendo dai bambini, poi i piccoli sono divenuti degli adolescenti, gli adolescenti dei giovani e ora questi conquistano medaglie nei campionati europei e mondiali. Prima il lavoro dei tecnici italiani era simile a quello della maggior parte delle federazioni del mondo che invitavano gli atleti da discipline contigue come judo o lotta libera. Ora allevano i propri lottatori di Sambo dall’inizio. Anche se ci vuole tempo e pazienza, trovo che questo approccio sia corretto. Vorrei esaltare il lavoro svolto dal segretario generale della FIAS, della ESF e capo della Commissione Sambo della Federazione Italiana Roberto Ferraris, il quale tratta la questione con molta cura e scrupolosità creando programmi educativi per maestri e arbitri e organizzando continuamente dei seminari. È giunto il momento in cui i suoi sforzi comincino a dare frutti tangibili, portando dei risultati. L’Italia secondo noi è una delle nazioni con maggiori prospettive di crescita”

 

Giuliano Orlando