Pallavolo, Italia mondiale a due facce: fuoricampo, successo stratosferico, dentro, è all’anno zero…

Pubblicato il 2 ottobre 2018 alle 13:10:52
Categoria: Senators
Autore: Redazione Datasport

Sappiamo tutti come è finito il mondiale numero 14. Chi ha visto la Rai, chi ha letto la Gazzetta. Polonia al vertice. Brazil schiantato in tre set. Chi l’avrebbe mai detto? La Polonia era tra le favorite, se non altro perché campione uscente. Ma non la favorita. Battere poi in tre set i verdeoro alla loro quinta finale mondiale, campioni olimpici di Rio, non è stata un’impresa? La Polonia raddoppia. Meglio, triplica quel predominio mondiale iniziato nel lontano 1974 a Città del Messico. Poi doppiato due anni dopo all’olimpiade di Montreal. 

 

Anni lontani, che ci trasmettono nomi ormai dimenticati. Quello di Tadeusz Wagner, l’allenatore di ferro, di Eddy Skorek, grande capitano, poi al Panini Modena e per alcuni mesi anche cittì azzurro con Giovenzana vice nel 1978, l’anno del Gabbiano d’Argento. Ma pure di Alexander Skiba, colui che ha forgiato la generazione dei fenomeni e Tomasw Wojtowicz, centralone del Santal Parma, o Zbignew Zarzycky, schiacciatore  di Padova, poi chaperon dei fratelli De Giorgi a Ugento. O Lech Lasko, lunghissimo biondo centrale emigrato a Vimercate, che ci ha lasciato Michal, opposto mancino anche azzurro. Quattro anni fa, nel mondiale organizzato in casa, la Polonia si era affidata a una coppia francese, Antiga-Blain. Subito sul podio. E senza quel Bartosz  Kurek lasciato fuori dalla rosa per idiosincrasia con i due tecnici. Lo stesso  che invece a Torino si è meritato il premio di Mvp della manifestazione.  Continua a leggere l'articolo di Carlo Gobbi su sportsenators.it