Mondiali di biliardo sportivo: Gualemi iridato a sorpresa

2015-09-29 14:23:36
Mondiali di biliardo sportivo: Gualemi iridato a sorpresa
Pubblicato il 29 settembre 2015 alle 14:23:36
Categoria: Biliardo
Autore: Redazione Datasport.it

Si chiama Matteo Gualemi, il campione del mondo di biliardo sportivo “5 birilli” o “5 quilles”, fiorentino di 27 anni, uscito vincitore dalla battaglia infinita di un campionato, partito dalla base, con oltre mille iscritti alle selezioni, che ha visto la stretta finale sempre a Milano, passando dal PalaCus all’Idroscalo, all’Auditorium Testori, nel cuore della città, zona Garibaldi, dove un pubblico cognito e partecipe ha assistito a gare di alto livello tecnico. Final round a sorpresa: gli argentini Martinotti, Longo e Fillia, nei quarti trovano disco rosso contro Giachetti, Aniello e Quarta, mentre Gualemi elimina il battagliero Lopez. Il campione uscente Torregiani (2009) di Rosario, da anni residente in Italia, non va oltre gli ottavi. Onore a Belluta, della vecchia guardia che ha impegnato al meglio delle sette sfide l’emergente Lopez negli ottavi.

Quattro italiani a disputarsi le medaglie, un trionfo inatteso fino ad un certo punto. Aniello e Quarta sono realtà conclamate, visto che nel 2006 e nel 2008 hanno vinto il mondiale, semmai sorprende l’ingresso di Giachetti veterano di qualità ma troppo alterno nei risultati, mentre il più giovane Gualemi, dagli esperti definito l’eterna promessa, sembra possa compiere quel salto di qualità atteso da anni. Le semifinali confermano le premonizioni, in particolare la sfida tra Gualemi e Quarta, risulta il confronto che ha visto esecuzioni  di straordinario valore tecnico. Quarta gioca bene e avanza fino al 3-1, che sembra aprirgli la strada alla finale. Accade che Gualemi esce dall’ombra di spalla e diventa protagonista, infilando tre partite perfette, con giocate da applausi. Molto onestamente, lo sconfitto ammette il valore di Gualemi. “Mi ha sempre rotto il gioco ed io non sono riuscito ad imporre il mio”.

Niente da fare per Aniello, piuttosto nervoso e impreciso, mentre Giachetti che non ha nulla da perdere, fugge via nel punteggio e vince pulito 4-2. La finale è un derby e come tale si sviluppa sul filo dell’equilibrio assoluto. Parte meglio Giachetti, recupera Gualemi, ma il più esperto  avversario è bravo e si arriva alla settima e decisiva partita che si conclude al cardiopalmo. Mancano ad entrambi pochi punti per arrivare a quota 60. Giachetti ha l’occasione e sembra avercela fatta, ma un rimpallo gli vieta il trionfo, mentre il tiro successivo di Gualemi è quello con i colori dell’iride. L’abbraccio finale conclude una bella finale.                                                                                                                                                                 

Il biliardo sportivo, dopo anni di silenzio mediatico, sembra aver imboccato una nuova strada, il presidente Andrea Mancino in carica dal 2004, ha idee chiare e anche buoni rapporti a livello Coni, il che non guasta e gli anni delle infinite polemiche sembrano essere lontani. In ottica olimpica, resta il problema delle specialità, quelle che dominano in America (pool) e nel Nord Europa (nooker), Inghilterra in particolare, che al tempo della presidenza di Massimino Del Prete (1995), furono gli ostacoli decisivi per la bocciatura verso i Giochi, contrarie al nostro gioco. In Italia, coesistono da sempre molteplici specialità dalle boccette alla carambola, oltre ai “5 birilli” l’ultimo nato (1979), figlio della goriziana, con quel castello gigante e gare che arrivavano a 500 punti, dominatore del panorama italiano dagli anni ’20 al ’60, con maestri assoluti come Coppo e Acampora.

Il gioco sviluppatosi nell’America meridionale e in particolare in Argentina e Uruguay negli anni ’70, si è ulteriormente modernizzato, adeguandosi a ritmi più dinamici (gare brevi), in ottemperanza alle esigenze televisive. Il periodo d’oro di questa specialità risale alla metà degli anni ’80, con Rossetti presidente, il traghettatore dal biliardo dai bar ai grandi saloni, come il Casinò di St. Vincent che per decenni fu il centro dei maggiori appuntamenti internazionali. I mondiali dall’85 al ’99 videro duelli stellari con la Rai sempre presente per “raccontare” le imprese di Manone, Cifalà, Rosanna, Cavazzana, Martinello e Zito, in alternativa a Torregiani “ingegnere” del gioco, offrirono spettacolo indimenticabile. Purtroppo in mezzo a questi trionfi, si intromisero i giochi politici e il giocattolo si frantumò fino alla crisi irreversibile. La ripresa sembra in atto e ci auguriamo che prosegua nel segno del coinvolgimento di tutte le specialità, con le “5 quilles” a guidare il drappello per diventare una disciplina autonoma. Se pensiamo che ai Giochi di Tokyo 2020, sono in arrivo l’arrampicata sportiva, il baseball-softball, karate, skateboard  e surf, mentre il biliardo italiano è ancora disciplina associata,  viene il dubbio che qualcosa non quadra.

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