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Al MetLife Stadium di New Jersey va in scena a mezzanotte (ora italiana) uno degli incontri più attesi della fase a gironi del Mondiale FIFA 2026: Brasile contro Marocco, sfida del Gruppo C che mette di fronte la nazionale più titolata nella storia della Coppa del Mondo e una delle rivelazioni del calcio internazionale degli ultimi anni.
Il Brasile apre la sua corsa verso il possibile sesto titolo con tre vittorie consecutive in amichevole e 11 gol segnati, confermando un potenziale offensivo tra i più temuti del torneo. La Selecaoo, unica nazionale sempre presente ai Mondiali dal 1930 e leader storica per partite giocate e vinte, conserva un legame speciale con il Nord America, dove nel 1994 ha conquistato il trofeo. Il nuovo ciclo è affidato a Carlo Ancelotti, chiamato a dare equilibrio e continuità a una squadra ricca di talento ma ancora alla ricerca di piena stabilità internazionale. Attorno a Vinícius Júnior, Raphinha e Casemiro si sviluppa l’ossatura principale, con Neymar in recupero e possibile opzione offensiva.
Il Marocco si presenta invece con la consapevolezza maturata dopo la storica semifinale del 2022 e una crescita costante, certificata da un percorso di qualificazione perfetto (8 vittorie su 8) e da risultati recenti positivi nelle amichevoli. I Leoni dell’Atlante, alla settima partecipazione, hanno consolidato una forte identità basata su organizzazione difensiva e transizioni rapide, pur con qualche dubbio legato alle condizioni fisiche di elementi chiave come Mazraoui ed Ezzalzouli.
I precedenti sono leggermente favorevoli al Brasile (2 vittorie su 3 confronti), ma il Marocco ha vinto l’ultimo incrocio amichevole nel 2023, segnale della propria crescita. Le statistiche raccontano un Brasile tradizionalmente solido negli esordi mondiali (imbattuto da 20 gare) e un Marocco ancora alla ricerca della prima vittoria in una gara d’apertura iridata.
Tra i protagonisti attesi, Vinícius Junior arriva in grande forma, mentre Brahim Diaz rappresenta una delle principali armi creative marocchine. Una sfida che oppone qualità e profondità tecnica a organizzazione e compattezza, con il Brasile favorito ma atteso da un debutto tutt’altro che scontato.