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Manicomio Football Club – Andrea Romano – I Saggi Zero 91 - Pag. 224 - Euro 15.00
Genio e sregolatezza, componenti in antitesi che nello sport riescono a convivere pur pagando pegno. Simpatica l’idea di comporre una formazione calcistica, con i migliori elementi elencandone con dovizia di particolari vita e personalità. La durezza di Schumacher, il tedesco, che non conosceva pietà contro gli attaccanti o il percorso di Grobbelaar, mercenario per la Rhodesia a 17 anni, sognando tra un’imboscata e l’altra un futuro da portiere.
Una galleria variopinta: la malinconia dell’irlandese Best, idolo degli inglesi, incapace di negarsi le gioie del viveur, la prepotenza innata del francese Cantona che non risparmiava calci neppure agli spettatori. I difensori di ferro Bruno e Montero, che non badavano per il sottile tra pallone e caviglie, degli odiati attaccanti. Il basco Goikoetxea, detto “il macellaio di Bilbao”: frantumò la caviglia di Maradona, beccandosi 18 turni di squalifica e tiene in una teca, la scarpa killer.
C’è spazio per Chinaglia e Zigoni. Il primo, si era fatto le ossa in Galles dove il padre lavorava spezzandosi la schiena in un’acciaieria, amava il calcio come il fucile, sempre pronto alle sfide dentro e fuori campo nella lunga stagione alla Lazio. Zigoni era bravo e bello, le donne lo inseguivano e lui non fuggiva. Juve e nazionale come un credito dovuto. Calcio tabacco e champagne: trio indissolubile, poi il tramonto, giustamente trasgressivo. In panchina con la pelliccia, regalo dell’ultima amante. Su Gascoigne invitiamo il lettore a documentarsi direttamente. Imperdibile.