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"Mi manca il mio mondo, Milanello e la maglia rossonera". Dichiarazioni forti, come sempre, quelle di Rino Gattuso, intervenuto a Radio Sportiva nel giorno del suo 35esimo compleanno. L'attuale centrocampista del Sion non nasconde la nostalgia per il Milan: "Ero un capo ultrà che ha vestito quella maglia, e che si è tolto grandissime soddisfazioni. La mia scelta è stata chiara: nel momento in cui non avevo più nulla da dare, ho deciso di farmi da parte. In panchina non tornerei, perchè per allenare il Milan ci vuole grande esperienza. Quando finirò di giocare proverò a fare l'allenatore ma non è una strada facile. Il Milan è comunque casa mia e lo sarà sempre. Anche l'impegno politico non lo prendo in considerazione perchè non è il mio mondo, non mi sento all'altezza di questo".
Sul campionato in corso, Rino sottolinea: "La Juventus è una squadra molto competitiva. Ha un suo stadio cosa che è molto importante, è la squadra da battere". Gattuso commenta poi due fatti degli ultimi giorni, l'episodio di razzismo verso Boateng e l'addio di Pato: "Non mi sembra che l'Italia sia un paese razzista, non abbiamo questo problema. A Busto Arsizio erano 15-20 ragazzini, zittiti dal resto dello stadio. Io vivo in quelle zone, e poche volte ho sentito parlare di atti di razzismo. Pato? Il primo passo lo ha fatto il calciatore, che voleva cambiare aria a quanto ne so. L'anomalia è che lui non riusciva a stare bene con continuità. Se sta bene ce ne sono pochi in giro come lui".
E su Balotelli, cosa pensa Gattuso? "Mi piace moltissimo a livello calcistico. Se ci sono i presupposti un suo passaggio al Milan si può fare, sarebbe un'operazione ideale. Non può che fargli bene". Chiusura dedicata alla grande gioia per il Mondiale di Germania 2006: "L'emozione di alzare la Coppa del Mondo al cielo è stata l'emozione più forte della mia vita. Un brivido vero".