Formula E, Vergne: lo "scarto" della F1 che vince nella serie elettrica

Pubblicato il 16 luglio 2018 alle 12:10:07
Categoria: Notizie Motori
Autore: Matteo Novembrini

 

Francese di Pontoise, 28 anni, un passato in F1 alle spalle, Jean-Eric Vergne ha avuto la sua rivincita, laureandosi campione in Formula E dopo una stagione in cui ha saputo mettere in atto quanto di buono visto anche ai tempi della Toro Rosso. Un titolo condito da una dedica commovente:"Questo è per Jules". Jules Bianchi, ovviamente, suo grande amico scomparso dopo mesi in coma in seguito all'incidente di Suzuka 2014.

Già, il 2014. Anno tutt'altro che facile per "Jev", diviso tra un dolore indicibile per il grave incidente del connazionale e amico ed una carriera in F1 che era agli sgoccioli, sebbene avesse provato di tutto pur di restare. E l'impressione è che una possibilità Jev se la meritasse tutta, dopo tre anni egregi con la Toro Rosso, dove il dottor Marko, eminenza grigia in casa Red Bull e padre-padrone del vivaio austriaco dei giovani piloti, si divertiva, per così dire, a gettare nella mischia presunti talenti salvo poi mettere a rischio la loro carriera.

I numeri dicono che Vergne aveva fatto un lavoro interessante: al debutto nel 2012, al secondo Gp della carriera, sotto il nubifragio di Sepang, va subito a punti, 8°, risultato che ripeterà per altre tre volte, facendo meglio di Daniel Ricciardo, suo compagno in Toro Rosso, più o meno anche lui al debutto, nonostante l'australiano abbia disputato qualche gara la stagione precedente con la Hrt: il confronto in termini di punti dice 16-10 a favore del francese.

Il 2013 è più complicato, Daniel gli prende le misure, è spesso in Q3 e va più volte a punti, chiudendo il campionato davanti a Jev: stavolta è 20-13 per l'australiano, in un anno fondamentale per i due. Infatti, Mark Webber è in procinto di ritirarsi ed i due si giocano il posto in Red Bull, che viene assegnato a fine estate a Ricciardo. Vergne ci resta un po' male, la scelta ci sta, ma nel francese c'è la consapevolezza di avere i numeri per meritare una grande chanche: in due stagioni di condivisione del box, raccoglierà appena un punto in meno di Ricciardo.

 

Ed arriva il 2014, anno come abbiamo detto difficile. Per prima cosa, Daniel in Red Bull fa faville, battendo addirittura il quattro volte campione del mondo Vettel ed aggiudicandosi tre gare, aumentando il rimpianto nel cuore di Jev, che forse si sentiva all'altezza del compito e vede sfumare la grande occasione. Lui però non si perde d'animo e dopo un inizio non proprio facile inizia a regolare puntualmente Daniil Kvyat, suo nuovo compagno in Toro Rosso, che però è ben voluto da Marko, il quale per il 2015 ha pronti due talentini su cui punta molto, Max Verstappen e Carlos Sainz jr, in odore di debutto. A rendere ancor più elettrizzante la cosa, in un mercato piloti ad incastro, l'ipotesi, che diverrà certezza, dell'addio di Vettel a Red Bull, destinazione Ferrari: Kvyat e Vergne si giocano dunque il posto nella casa madre. A complicare le cose, per Jev, il disastro di Suzuka, con l'amico Bianchi che entrerà in coma lottando tra la vita e la morte per mesi. Emotivamente una pilota potrebbe crollare, eppure il francese sfodera una grinta da paura e chiuderà l'anno in crescendo: raccoglierà 22 punti contro gli 8 di Kvyat.

Pare logico chiamarlo in Red Bull, ed invece il dottor Marko se ne esce con una scelta allucinante: al fianco di Ricciardo in Red Bull ci va Kvyat, quattro anni più giovane di Vergne, al quale invece viene addirittura negata la permanenza in Toro Rosso, per far posto ai figli d'arte Verstappen e Sainz. Una bocciatura pesantissima da digerire, anche perchè, numeri alla mano, immeritata. E la breve carriera di Kvyat in Red Bull, nonostante una buona prima stagione, dimostrerà che una possibilità Vergne se la sarebbe meritata tutta, per la velocità e la concretezza messa sempre in mostra. Nella F1 dei piloti paganti, Jev si ritrova addirittura senza un volante, e si ritrova così a salutare la categoria dopo tre anni molto buoni che però lo lasciano con una grande delusione: dopo aver perso un amico, perde pure il sogno che aveva da bambino.

Mazzate che possono troncare una carriera, ma per fortuna non quella di Jean-Eric, che trova la forza di reagire: strappa subito un accordo per correre in Formula E con il team Andretti, prendendosi subito la pole al debutto appena tre settimane dopo l'ultimo Gp in F1; sei giorni più tardi ufficializza il suo impegno con Ferrari come pilota di sviluppo, impiego da portare avanti parallelamente alla serie elettrica, che diventa la sua nuova casa. Nell'ultima prova del campionato 2016-17 arriva il primo successo, preludio al titolo di questa stagione, che arriva in gara-1 a New York. Un successo che rilancia, e forse consacra, una carriera difficile in cui la cosa più bella da parte di Jev è stata quella di non arrendersi mai. Una vittoria per chi non ha creduto in lui, una vittoria per se stesso. Una vittoria per Jules.