Editoriale: sì, sembra l’Inter di Mourinho

2011-01-16 08:20:51
Pubblicato il 16 gennaio 2011 alle 08:20:51
Categoria: Calciomercato
Autore: Redazione Datasport.it

La testa è importante. Se non ci sei con la testa, ti arriva una notizia fondamentale e pensi che sia una sciocchezza. Se non ci sei con la testa, scambi la notte con il giorno e diventa tutto più difficile. Il discorso vale per una squadra di calcio. Giochino: confrontiamo lInter di Benitez e quella di Leonardo. Lasciamo perdere le quattro vittorie conquistate, Coppa Italia compresa. Spiccano il furore agonistico, l’intensità che la squadra ci ha messo con Leo, l’applicazione totale. Potrei continuare: gli occhi della tigre, una concentrazione al cento per cento.

E’ inutile girare troppo: se il capo della panchina non ti sembra competitivo, è come se il datore di lavoro ti stesse sulle scatole. Tu hai qualità e un potenziale enorme, però appena entri in ufficio non sopporti l’aria che tira, remi al contrario e non vedi l’ora che finisca. E’ un discorso che vale, che pesa, nel calcio e in qualsiasi settore della vita.

La prima Inter di Leonardo, quella che ha battuto il Napoli, poteva essere figlia della novità fresca fresca. E’ entrata in azione, ha trovato subito il gol, ha incassato il pareggio e ha ripreso a macinare. La seconda Inter, quella di Catania, è stata bruttina per 65-70 minuti, ma quando ha beccato un ceffone ne ha restituiti due. Quella di Benitez, nella stessa gara, sarebbe stata la fotocopia di Verona, sponda Chievo: un mezzo pianto. La terza Inter di Coppa Italia è andata con il pilota automatico, vittima il Genoa. La quarta Inter, storia recentissima, ha preso per i capelli il Bologna fin dai primi minuti e ha dettato la sentenza, della serie: “Lasciateci strada perché mangiamo tutto. Anche le briciole”.

Appurato che si sono sbloccati e che si divertono, il resto è una logica conseguenza. Torniamo sul bilancino del farmacista: mettete a confronto il Maicon di qualche mese fa, prima dell’infortunio, e il Maicon attuale. Il discorso vale per Milito che ha recuperato il gusto di esultare dopo un gol. A proposito: quando trovava l’approdo, la porta e la felicità l’Inter di Benitez era misurata, come se non fosse una lieta novella. Adesso si sprecano baci e abbracci, un passaparola. Avrei dimenticato Eto’o, ma in questo caso ci sono poche differenze: questo Samuel segna come quello di prima. Ma vuoi mettere il ritrovato feeling con il Principe, un colpo di tacco e quasi viene giù San Siro?

Sì, sembra l’Inter di Mourinho. In fondo è di Leo, ma cambia poco. Anzi, è cambiato tutto: la testa.